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PAN – VIAGGIO SULL’ISOLA CHE NON C’E’

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4/ 5


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Pro


Un sogno visivo

Contro


Una storia nuova con personaggi noti


In breve

La Seconda Guerra Mondiale è in pieno svolgimento e nella nebbiosa città di Londra la vita è decisamente dura soprattutto per un orfano, vessato dalle suore che lo crescono e sottoposto a lavori difficili e pericolosi, in più i pasti vengono fortemente razionati. Questa è la dura vita che deve affrontare ogni giorno il giovane Peter, interpretato da Levi Miller, che però nonostante tutto non si abbatte né sembra perdere la naturale curiosità tipica della sua giovane età. Certo che un giorno sua madre lo verrà a riprendere, così come è vergato sulla lettera che hanno ritrovato nella sua culla. Giovane e ribelle non si fa scrupoli a cercare di smascherare le terribili suore, tuttavia proprio questa sua impulsività spingerà la perfida direttrice a far rapire lui e gli altri orfani dal terribile pirata Barbanera, interpretato da Hugh Jackman. Un nuovo mondo, nel vero senso della parola, si estende di fronte agli occhi sorpresi dei fanciulli: L’Isola che non c’è. Ma la meraviglia dura poco e ben presto scoprono di essere solo schiavi di questo pirata, costretti a lavorare nelle miniere per trovare una pietra delle fate. Qui Peter conoscerà un giovane avventuriero di nome Uncino (Garret Heldund), che insieme a Spugna (Adeel Akhtar) fuggirà dalle miniere alla ricerca dei pellirossa nemici giurati di Barbanera. Una nuova vita forse più pacifica li aspetta? Purtroppo no, perché Peter, stando alle parole della Principessa dei pellerossa Giglio Tigrato (Roneey Mara) è il prescelto, colui che è destinato a sconfiggere Barbarossa. Riuscirà il ragazzo a superare le mille insidie dell’Isola e a ritrovare sua madre?

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Posted 24 novembre 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Il film è chiaramente un omaggio all’opera dello scrittore scozzese James Matthew Barrie che creò il personaggio letterario di “Peter Pan” nel 1902 nel romanzo “L’uccellino bianco”,  ma solo i romanzi “Peter Pan nei giardini di Kensington” del 1906 e “Peter e Wendy”  del 1911  consacreranno questo personaggio  alla storia. Da allora la storia del ragazzo che non voleva crescere a capo della banda dei “Bimbi Sperduti” ha ispirato opere teatrali, testi letterari raggiungendo perfino il cinema con il film muto del 1924 diretto da Herbert Brenon, ma chi lo ha portato ad essere conosciuto e amato in tutto il mondo è  stato nel 1953 Walt Disney.  Dopo il famoso cartone animato diretto da Clyde Geronimi, Wilfred Jackson e Hamilton Luske, ben pochi hanno tentato l’impresa di rivisitare e reinterpretare la favola e purtroppo sempre con scarso successo. Primo fra tutti fu Steven Spielberg nel 1991 con “Hook- Capitan Uncino”;  nel 2002 “Peter Pan- Ritorno all’isola che non c’è” regia di Robin Budd e Donovan Cook; “Peter Pan” nel 2003 regia di P. J. Hogan e infine “Nerverland – La vera storia di Peter Pan” regia di Nick Willing nel 2011. Ora è la volta del regista di “Espiazione” e “Orgoglio e Pregiudizio”: Joe Wright.

Trailer:

PRO

Il film, pur essendo un omaggio, si discosta moltissimo per scelte narrative dai romanzi che lo hanno ispirato, infatti è un prodotto molto più leggero , forse a volte superficiale, perché l’intento di Joe Writgh  è quello di stupire lo spettatore e accompagnarlo per mano alla scoperta di un mondo incantato, così simile a quello reale, ma al tempo stesso pervaso di magia. Un’idea che realizza giocando con la musica e i colori, che uniti agli effetti speciali e soprattutto ai costumi di Jacqueline Durran creano una scenografia caleidoscopica che richiama un po’ i motivi della pop art, ma al tempo stesso occhieggia ad altri film fantasy sui mondi incantati come “La Storia Infinita” cui sembra ispirarsi in particolare per la rappresentazione del mondo delle fate.

CONTRO

Nonostante le buone intenzioni e una trama ben strutturata, il film risulta superficiale forse a causa dei personaggi non troppo delineati e approfonditi, forse anche per i troppi omaggi ad altre pellicole, ecco per esempio Uncino che appare come una sorta di novello Indiana Jones da giovane. E’ una mera galleria di personaggi, che non colpiscono né affascinano, e proprio a causa della mancanza di approfondimento forse il messaggio di: “se si vuole qualcosa, bisogna credere in se stessi”, cade nel vuoto. Perfino Hugh Jackman, nel ruolo di Barbanera, sembra intrappolato, impossibilitato a mostrare le sue capacità e soprattutto la cattiveria e la paura che dovrebbe emanare il suo personaggio.

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Redazione

 
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