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ORE 15:17 – ATTACCO AL TRENO

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
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Pro


Il respiro umanista e la lucidità, anche se intermittente, del cinema di Eastwood, non vengono mai meno. La prima parte del film, incentrata sull’infanzia dei protagonisti, si rivela decisamente efficace.

Contro


Il film funziona a intermittenza, mancando di compattezza, e risultando slegato nelle parti che ritraggono le diverse età dei tre protagonisti.


In breve

21 agosto 2015: su un treno diretto da Amsterdam a Parigi, il marocchino Ayoub El Khazzani si arma con un fucile d’assalto e semina il panico tra i passeggeri, mostrando l’intenzione di fare una strage. Dopo aver ferito gravemente un passeggero franco-statunitense che aveva cercato di disarmarlo, l’uomo trova la strenua resistenza di tre turisti americani, che dopo una dura lotta riescono infine a bloccarlo: sono Anthony Sadler, studente californiano, e i suoi due amici d’infanzia Alek Skarlatos e Spencer Stone, rispettivamente militare di stanza in Afghanistan e ufficiale d’aviazione della US Air Force. Insieme all’uomo ferito, i tre ottengono dal presidente francese François Hollande il riconoscimento della Legion d’onore, per il coraggio dimostrato.

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Posted 9 febbraio 2018 by

 
Recensione completa
 
 

Ancora una vicenda d’eroismo con protagonisti individui comuni, per Clint Eastwood. Dopo che l’apparente enfasi patriottica di American Sniper si era stemperata nella tesa, lucida narrazione biografica di Sully (tratto dall’autobiografia del pilota Chesley Sullenberger, eroe tardivamente riconosciuto come tale), il cineasta americano torna ad attingere dalla storia recente per narrare una vicenda biografica che aspira al respiro universale: nonché a quella particolare idea di umanesimo (fatta di una determinazione che non nasconde le fragilità) da sempre presente nel cinema di Eastwood. Un racconto, quello di questo Ore 15:17 – Attacco al treno, a sua volta basato su un’autobiografia scritta (quella di Anthony Sadler, Alek Skarlatos e Spencer Stone, protagonisti dello sventato attacco terroristico sul treno di linea diretto da Amsterdam a Parigi) che stavolta fa la scelta radicale di utilizzare come interpreti i tre protagonisti reali degli eventi.

L’altra scelta da rimarcare del film di Eastwood è quella di impiegare, di fatto, non più dell’ultimo quarto d’ora del film nel mostrare l’evento al centro della trama: il resto dei 94 minuti constano di un lungo flashback che ripercorre l’infanzia, l’adolescenza e la prima età adulta dei tre protagonisti, l’inizio di un’amicizia nata in una scuola della contea californiana di Sacramento, che si sarebbe protratta e rinsaldata negli anni, le competizioni di softball e le scorribande extrascolastiche, l’ambiente informato di una profonda morale cristiana tale da segnare (a fondo) la vita dei tre. Una narrazione che segue parallelamente la crescita dei tre amici attraverso la momentanea separazione e le diverse aspirazioni dell’adolescenza, il desiderio condiviso di rendersi utili per la comunità, la prosecuzione attraverso le miglia di distanza di un legame che li porterà, con una puntualità che ha il sapore dell’ineluttabilità, su quel treno destinato a renderli noti al mondo. Rinsaldando e sigillando definitivamente, grazie a un gesto emblematico, quel legame e quella connessione che aveva attraversato indenne gli anni e le diverse età della vita.

Trailer:

PRO

Il cinema di Eastwood ha un respiro umanista e una lucidità, anche laddove è confinata a singole sequenze, o espressa a intermittenza, che è impossibile non vedere. Nel caso di questo Ore 15:17 – Attacco al treno, è la parte relativa all’infanzia dei protagonisti, la costruzione e il consolidamento della loro amicizia, la vacuità dell’ambiente scolastico e la descrizione di un legame basato (all’interno di un istituto che tratta la fede religiosa a mò di mero simulacro) sull’embrione di quel senso etico e spirituale che informerà tutta la vita dei tre, a colpire in modo positivo (e duraturo) lo spettatore. Nel guardare, trasposta su schermo, la vita di Anthony, Alek e Spencer (sia nella versione interpretata dai loro alter ego più giovani, sia in quella cui loro stessi – con disarmante efficacia – danno il volto) si avverte la sincerità degli intenti del regista, nonché l’afflato, teso a ricercare l’epica nei gesti e nelle parole del quotidiano, che da sempre informa il suo cinema.

CONTRO

Rispetto alle ultime regie di Eastwood, questo Ore 15:17 – Attacco al treno, funzione purtroppo solo a intermittenza, peccando di scarsa compattezza e di disarmonia nella sua struttura narrativa. Scegliendo la strada della narrazione in flashback, e confinando al finale (scelta in sé coraggiosa) il racconto dell’impresa in sé, la sceneggiatura sembra costruire tre film diversi: tre segmenti incentrati rispettivamente sull’infanzia dei protagonisti, sulla loro inquietudine giovanile tesa alla ricerca di una strada “altra” e più significativa rispetto a quella perseguita dai loro coetanei, e su un’azione che, lungi dal rappresentare il coronamento e lo sbocco ultimo di un climax, pare galleggiare solitaria nel tessuto narrativo della storia, slegata dal resto del film ed emotivamente poco efficace. I tre segmenti faticano ad amalgamarsi in un insieme coerente; ma soprattutto non sembrano mai guardare, in quella logica anticipatoria fortemente ricercata dal film, a quell’evento che dovrebbe costituirne il sigillo e il logico sbocco, oltre che (per lo spettatore) la reale catarsi emotiva. In questo senso, pur vibrando di un sentire cinematografico (e narrativo) più che mai sincero, questo Ore 15:17 – Attacco al treno non può essere considerato tra le prove più felici dell’Eastwood regista, andando a rappresentare un passo indietro rispetto al precedente Sully (decisamente più lucido e compatto nel racconto).

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Marco Minniti

 
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