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OPERATION CHROMITE

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
2.5/ 5


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Pro


Il film si giova di una tesa ed efficace prima parte, e di una confezione generalmente piuttosto curata.

Contro


Dopo la prima parte, l’intera storia affonda in una retorica muscolare e stucchevole, che si somma a sequenze d’azione spesso confuse e poco leggibili.


In breve

Scrittore in crisi, da anni incapace di trovare idee valide, Paul vive da solo nella sua casa colonica nei boschi del Colorado. La crisi finanziaria in cui versa, unita all’abbandono da parte della moglie, lo ha convinto a cercare di vendere la sua casa: ma trovare un acquirente sembra impossibile. Un giorno, durante una lite con un camionista in un bar, Paul viene difeso da Jack, un vagabondo che aveva assistito alla scena. Riconoscente, lo scrittore decide di ospitare il benefattore per la notte; questi, affascinato dalla figura di Paul, si offre di aiutarlo a ristrutturare la casa, e di offrirgli nuovi spunti per la sua prossima storia. Quello che Paul non immagina, tuttavia, è che Jack è uno psicopatico omicida, che presto inizierà un perverso gioco psicologico con lo scrittore, tenendolo prigioniero nella sua stessa abitazione…

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Posted 21 luglio 2017 by

 
Recensione completa
 
 

In un periodo dell’anno tendenzialmente dedicato ai film di genere, o ai recuperi di opere che non hanno trovato spazio all’interno del calendario “canonico” della distribuzione mainstream, spicca l’uscita di questo Operation Chromite, war movie sudcoreano ispirato a un importante evento della recente storia della Corea. Un prodotto che si inserisce in un preciso filone del cinema blockbuster del paese asiatico, forte di un’industria consolidata e di professionalità generalmente valide, normalmente ben accolto dal pubblico. Il film di John H. Lee, che si giova anche del richiamo di una star occidentale come Liam Neeson, ha fatto in effetti registrare buoni risultati al botteghino locale, puntando anche su un evento storico emblematico e sul suo richiamo a un mai sopito sentimento patriottico.

Il racconto della battaglia di Incheon, e dell’operazione di spionaggio che la preparò (quella della squadra speciale “X-Ray”) è confezionato più in ragione dell’intrattenimento che di un’attenta e obiettiva disamina dei fatti storici. Nelle inevitabili semplificazioni che l’approccio scelto porta, il film di Lee parte come una sorta di thriller spionistico, tutto giocato all’interno del ristretto spazio della base militare nordcoreana, su una complicata partita a scacchi che vede contrapposti i due schieramenti. Solo in seguito, l’azione si sposta in campo aperto, preparando il terreno alla battaglia che è cuore della ricostruzione, e che vedrà in primo piano quel personaggio (il militare interpretato da Neeson) che era rimasto fino ad allora volutamente ai margini del racconto. In mezzo, furti di identità, tradimenti e inevitabili drammi personali, all’insegna di un approccio semplificato tutto teso a favorire un’identificazione facile e immediata.

Trailer:

PRO

Il film di John H. Lee si giova di una buona prima parte, animata da un’efficace gestione della tensione narrativa, strutturata come un thriller psicologico tutto giocato all’interno del ristretto ambiente della base militare. Pur nei suoi schematismi, il gioco di gatto e topo a cui danno vita i due protagonisti Lee Jung-jae e Lee Bum-soo regge piuttosto bene nei primi 40 minuti del film, favorito anche da una ricostruzione scenografica sontuosa ed efficace. In tutta la “confezione” del film, in una buona fotografia, e in un uso del digitale meno invasivo rispetto a molte produzioni analoghe, si nota in genere una certa cura, frutto di un livello produttivo mediamente alto.

CONTRO

Dopo un’efficace prima frazione, Operation Chromite si infrange contro i limiti della sua stessa concezione: una concezione tutta all’insegna di una retorica muscolare e fuori controllo, a tratti al limite del ridicolo involontario. Le avvisaglie, nella prima parte, erano già state poste in alcuni flashback (tra cui quelli della diserzione del protagonista), nelle apparizioni del personaggio di Neeson (monodimensionale e poco credibile) negli eccessi del caricaturale villain interpretato da Lee Bum-soo. Quando la componente thriller si esaurisce, infine, sfociando in una più canonica struttura da war movie, tutti i limiti del film vengono impietosamente a galla. Pur nell’ottica di un prodotto dichiaratamente mirato all’intrattenimento, privo di pretese di una ricostruzione storica precisa e puntuale, la retorica imperante finisce per divorare e fagocitare ogni altra istanza; rendendo, a tratti, molto arduo il compito di prendere sul serio l’intera operazione. Nella generale, scarsa cura narrativa, va segnalata anche la scarsissima credibilità della figura dell’infermiera dissidente (personaggio tutt’altro che secondario nell’economia della trama), oltre a un pretestuoso accenno di love story che la vede protagonista. Il film è inoltre appesantito da sequenze d’azione spesso confuse, all’insegna di un montaggio inutilmente frenetico che rende a tratti poco leggibile l’azione.

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Marco Minniti

 
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