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OMICIDIO ALL’ITALIANA

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
2.5/ 5


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Pro


Buon ritmo comico, rodato affiatamento tra i due protagonisti, parodia complessivamente efficace della realtà di provincia e delle degenerazioni dei media.

Contro


Sceneggiatura esile, dal fiato corto per le dimensioni del lungometraggio, comicità non sempre centrata e a tratti ripetitiva.


In breve

Ad Acitrullo, sperduto paesino dell’entroterra abruzzese, una ricca signora muore nella sua casa per un malore. Trovatisi casualmente sul posto, il sindaco Piero Peluria e suo fratello (e vice) Marino, hanno una geniale idea: far passare la morte della donna per un omicidio, in modo di attirare sul paese l’attenzione dei media. I due inscenano così il finto delitto, provocando l’immediato arrivo ad Acitrullo di una troupe televisiva, capitanata dalla spregiudicata conduttrice del programma “Chi l’acciso?”, Donatella Spruzzone. In poco tempo, su Acitrullo si accende l’attenzione morbosa di televisioni, radio e giornali, oltre a quella del cosiddetto turismo dell’orrore. Nel frattempo, il programma condotto dalla Spruzzone provoca l’arresto di un cittadino innocente, additato all’opinione pubblica come il mostro. Il sindaco e suo fratello capiscono di aver innescato un meccanismo difficile da fermare, ma cercano come possono di correre ai ripari…

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Posted 2 marzo 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Fenomeno comico tipico di questo primo scorcio di secolo, dal talento cresciuto e sviluppatosi tra la tv e il web, tra le visualizzazioni virali di Youtube e il palcoscenico della Gialappa’s, Maccio Capatonda (aka Marcello Macchia) giunge con questo Omicidio all’italiana al suo secondo lungometraggio. Anche in questo nuovo lavoro, che parodia il giallo “à la Agatha Christie” calandolo nella realtà della provincia italiana, il comico abruzzese è accompagnato dall’amico e collega Herbert Ballerina (all’anagrafe Luigi Luciano): un sodalizio, quello tra i due comici, che ha accompagnato gran parte della loro carriera, e che non si era dissolto del tutto neanche in occasione dell’esordio “solista” di Ballerina, Quel bravo ragazzo, con la presenza, in un ruolo minore, di Capatonda.

Evidenziando ed esasperando vizi, idiosincrasie ed anacronismi della vita di un anonimo paese dell’entroterra abruzzese, Omicidio all’italiana punta a parodiare da un lato una realtà di provincia ripiegata su se stessa, imbevuta di una fittizia illusione di autosufficienza, dall’altro la rapacità televisiva (e quella, più sottile e insidiosa, del web e dei social) che crea morbosi fenomeni mediatici, arrivando a stimolare il turismo dell’orrore. I riferimenti ai casi di Avetrana, Cogne, e ad altri simili della cronaca recente, sono del tutto trasparenti: il regista/attore fa propri questi temi col consueto stile sopra le righe, imbevuto di comicità iperrealista, di sketch al confine tra la caricatura e il nonsense consapevole, di storpiature di nomi e giochi linguistici. Ad accompagnare Macchia e Luciano, una Sabrina Ferilli dall’insospettabile efficacia nel ruolo di una sgradevole (e non troppo caricaturizzata) conduttrice televisiva.

Trailer:

PRO

Quella composta da Capatonda e Ballerina (o, se si preferisce, tra Macchia e Luciano) è una coppia comica abbondantemente rodata, il cui affiatamento mantiene sempre quello che promette. Si parla di un umorismo palesemente sopra le righe, spesso politically incorrect, in cui la gag prevale sovente sulla costruzione narrativa, e il ritmo serrato dei dialoghi guida e “fa” quello del film. Qui, il ritratto della realtà di provincia offerto dai due, pur sconfinando a tratti in una caricatura un po’ estemporanea, nel complesso si rivela efficace e ficcante; dall’altra parte, la denuncia della rapacità mediatica della tv e dei reality (incarnata da una sorprendente Sabrina Ferilli) innerva in modo convincente l’intera storia, non lesinando (nella sua estremizzazione) in credibilità. La vivace comicità della coppia, i tempi comici ben studiati e calati nel nuovo palcoscenico, garantiscono una sicura attrattiva per i loro spettatori più affezionati.

CONTRO

Rispetto al convincente esordio di Italiano medio, Capatonda fa qui, complessivamente, un passo indietro: lo spunto, pur teso ad offrire un ritratto non privo di potenziale parodistico, è eccessivamente esile per le dimensioni e il respiro di un lungometraggio. Il tutto è decisamente più episodico, scollato, affidato alla singola gag, che non sempre mostra l’efficacia che aveva retto (in modo decisamente più costante) il precedente film. Il gusto caricaturale della sceneggiatura sconfina a tratti nell’humour crasso e fuori controllo, decontestualizzato e privo di solidi ancoraggi con la realtà che si vuole parodiare: il fiato è corto, e il susseguirsi di gag sconfina sovente nella ripetitività. Ciò che manca è, appunto, uno script che da un lato riesca ad imbrigliare (almeno nella misura necessaria) dall’altro a convogliare verso i giusti bersagli, il travolgente umorismo offerto da Capatonda e Ballerina.

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Marco Minniti

 
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