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OCEANIA

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4.5/ 5


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Pro


Film complesso e stratificato, capace di intrattenere con intelligenza e di rinnovare il canone Disney senza stravolgerne le premesse.

Contro


Nel plot si rinviene qualche inutile personaggio “di contorno”, mentre l’insistenza su alcuni motivi tematici (il mare quale elemento senziente) risulta a tratti poco giustificata.


In breve

Su una piccola isola del Pacifico Meridionale, in un mondo che è sconvolto dalla furia del demone del fuoco Te Kà, vive la principessa Vaiana, giovane erede di un’antica stirpe di sovrani. La ragazza avverte fin da piccola il richiamo irresistibile del mare, malgrado suo padre le abbia esplicitamente vietato di spingersi oltre la barriera corallina del Reef: infatti, da quando il semidio Maui ha rubato il cuore della madre di tutte le isole, Te Fiti, cercando di penetrare il segreto della vita, l’ordine naturale del mondo si è ribaltato, liberando la furia incontrollata di Te Kà. Stimolata dai racconti della nonna, che la pone a contatto con la sua vera natura, Vaiana decide di contravvenire al divieto del padre e di mettersi in viaggio oltre il Reef, per trovare Maui, convincerlo a restituire il cuore sottratto a Te Fiti, e liberare così il mondo dalla minaccia del demone.

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Posted 24 dicembre 2016 by

 
Recensione completa
 
 

E’ una scelta coraggiosa, quella che quest’anno la Disney ha scelto di fare per il suo “film di Natale”, il titolo che sarà destinato a rappresentarla durante le imminenti festività. Coraggiosa perché, sotto la patina di classicità che lo ricopre, Oceania è in realtà un’opera molto più innovativa e “di rottura” di quanto non possa apparire a un primo sguardo: segno di un lavoro di ricerca, e di svecchiamento di temi e motivi portanti della poetica disneyiana, che nella Casa del Topo è oggi più che mai in corso. La gestione di John Lasseter, patron della Pixar e dal 2006 direttore creativo Disney, continua a segnare un’evoluzione che sta trasportando nelle opere disneyiane, adeguandoli coerentemente alle specificità (e alla storia) dello studio americano, gli elementi più moderni dei migliori prodotti Pixar. In questo senso, il mood noir e metropolitano di un’opera come Zootropolis (più che mai classica coi suoi animali antropomorfi protagonisti) era stato in molti sensi anticipatore.

Anche Oceania (Moana in originale: sul cambio del titolo, e del nome della protagonista, si è già detto molto) è un film più che mai classico nella sua confezione. L’avventura della giovane principessa segue i più rodati schemi del racconto di viaggio, avventura e formazione, con ampio uso di canzoni a sottolineare i momenti più intensi dell’intreccio, nonché gag tese ad alleggerirne il portato drammatico. Ma Ron Clements e John Musker (già autori di classici quali La sirenetta e Aladdin) delineano la protagonista in modo originale e tale da rifuggire agli stereotipi (anche a quelli delle principesse/eroine Disney), portando la storia su binari in parte inattesi, e donando al film una componente di attento studio antropologico (frutto di un coerente lavoro di ricerca) che rappresenta una novità non da poco in un prodotto d’animazione generalista. Elementi, questi ultimi, che uniti ad un “animismo” ben poco occidentale nelle sue premesse (il carattere di entità quasi senziente dell’oceano), avvicinano di molto il film alle tematiche predilette di certa animazione giapponese, Studio Ghibli in primis.

Trailer:

PRO

Complesso, stratificato, capace di parlare a un target trasversale senza ricercare facili scorciatoie, Oceania è probabilmente il miglior film che la Disney abbia prodotto da molti anni a questa parte, forte di un portato innovativo che si integra al meglio con le sempre presenti esigenze di rispetto del canone. Nella descrizione del viaggio di Vaiana c’è un potere affabulatorio che il colosso americano raramente è stato capace di esprimere negli ultimi anni, unito a una descrizione del personaggio che si rivela sfaccettata e credibile, basata su un processo di formazione che, nel suo emergere, riserva più di una sorpresa. Nell’abile descrizione del passato della protagonista (intelligentemente gestita in un lungo flashback) e della sua irresistibile attrazione verso il mare ed il viaggio, si scorge una ribellione alle regole che è in primis riscoperta delle proprie radici: una dialettica modernità/valorizzazione delle tradizioni che è perfettamente sovrapponibile al processo di evoluzione che sta segnando le ultime, più riuscite opere Disney. Il carattere fresco e per niente stereotipato della protagonista (non è un caso, nella sua storia, la totale assenza di vicende sentimentali) si somma all’efficace svolgimento di un’avventura che riesce a stupire anche nei suoi snodi principali di trama, giungendo a un finale abbastanza inusuale per un prodotto di animazione occidentale. Tecnicamente perfetto, visivamente di gran fascino e contraddistinto da un rigore antropologico che non diviene mai vuoto esotismo, Oceania unisce al meglio il più classico intrattenimento Disney (tradotto in un ritmo sostenuto, e in una serie di impeccabili numeri musicali) a una sostanza che lo rende adatto, nel modo più onesto possibile, anche a un pubblico più consapevole e maturo.

CONTRO

Gli unici, secondari difetti che si possono rinvenire nel film di Clements e Musker risiedono nella presenza di qualche, sacrificabile personaggio “di contorno” (il maialino della protagonista), piuttosto inutile nell’economia generale della storia; inoltre, va sottolineato come la presenza eccessivamente reiterata del mare quale elemento senziente (a tratti ribadita oltre ogni necessità narrativa) finisca per togliere ad esso parte del suo fascino. Sbavature, comunque, complessivamente secondarie, in un prodotto di intrattenimento per famiglie che si segnala per sostanza e spessore inusuali.

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Marco Minniti

 
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