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OBBLIGO O VERITÀ

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
2.5/ 5


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Pro


Popcorn horror gradevole, capace di intrattenere in modo facile ed efficace, con qualche interessante trovata visiva.

Contro


La concezione facile ed usa-e-getta del genere fa in modo che il film si dimentichi facilmente. La regia risulta abbastanza anonima, il finale frettoloso e poco credibile.


In breve

Durante la ricorrenza dello spring break, che vede ogni anno gli studenti americani trascorrere una sfrenata vacanza tra discoteche, droghe e trasgressioni varie, un gruppo di ragazzi viene avvicinato da uno sconosciuto coetaneo, in un locale notturno messicano. Il giovane propone loro una visita in un vicino santuario abbandonato, dove li coinvolge nel classico gioco dell’”obbligo o verità”. Il gruppo, scettico ma incuriosito, accetta di giocare: ma, poco dopo, lo sconosciuto abbandona il luogo apparentemente turbato, sostenendo di essere stato costretto suo malgrado a coinvolgere i ragazzi nel gioco. Al loro ritorno a casa, i giovani scoprono con stupore che il gioco sta continuando in qualche modo anche nella loro vita reale… e che le conseguenze di una risposta sbagliata, o di un rifiuto di giocare, sono potenzialmente letali.

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Posted 5 giugno 2018 by

 
Recensione completa
 
 

La produzione della Blumhouse, divenuta ormai una sorta di mini-major dedita al cinema di genere, continua a muoversi tra produzioni più ricercate e personali, e dichiarati popcorn movie, pensati principalmente per catturare quel pubblico di teenager (e affini) che fin dall’inizio ha rappresentato parte importante del suo target. Così, dopo il successo internazionale e la nomination all’Oscar per Scappa – Get Out, e dopo aver riportato al successo un regista dato per finito come M. Night Shyamalan, l’etichetta di Jason Blum si concede con questo Obbligo o verità un’ulteriore divagazione nel cinema di genere più ludico e disimpegnato. Cinema ludico, quello a cui appartiene il film di Jeff Wadlow, già dal titolo: il richiamo è infatti al classico gioco in voga tra i teenager di tutto il mondo, che qui rappresenta l’innesco narrativo della vicenda. Siamo dalle parti, almeno per quanto concerne titolo e approccio, di un altro esempio di easy horror targato Blumhouse, quale Ouija (con relativo sequel).

Il film di Wadlow racconta una maledizione che può sembrare aver qualche punto in comune (per il suo carattere subdolo e pervasivo) con quella al centro di un film di ben diverse ambizioni, e riuscita, come It Follows di David Robert Mitchell: ma l’approccio al genere, qui, è molto più facile e (dichiaratamente) superficiale, mentre la progressione della vicenda richiama semmai una sorta di Final Destination “spurgato” dalle sequenze più truculente. Malgrado il potenziale orrorifico della storia, infatti, e malgrado il fatto che il body count, andando avanti coi minuti, si faccia presto consistente, il film risulta piuttosto cauto, e quasi pudico, nei dettagli truculenti e splatter, puntando sull’impatto e sulla sorpresa piuttosto che sulla mostra esplicita del sangue. La delineazione dei personaggi, e la descrizione dei loro rapporti reciproci, sono in questo funzionali a un’evoluzione che offre di volta in volta un pretesto diverso per le varie morti, con il sempre più sottile gruppo alla ricerca di un elemento che possa spezzare la maledizione. Ricerca, quest’ultima, che (come succede anche nel gioco) porterà alla luce i segreti e i non detti del rapporto tra i ragazzi.

Trailer:

PRO

Il film di Jeff Wadlow rappresenta, nel suo dichiarato carattere ludico, un’interessante variazione sul tema del contagio orrorifico, che riesce a intrattenere con un ritmo sostenuto, una buona capacità di mantener viva l’attenzione dello spettatore, e qualche interessante trovata visiva. Tra queste ultime, va ricordato soprattutto il lavoro della post-produzione sulle espressioni facciali, che deforma il viso dei ragazzi posseduti in modo decisamente efficace e inquietante. Le interessanti premesse della storia, e un’evoluzione che corre rapida da una morte all’altra, senza perdere di vista (quasi mai) le esigenze del racconto, fanno di questo Obbligo o verità un discreto intrattenimento horror, ad anticipare la prevedibile inflazione di brividi (più o meno facili) che contrassegnerà, in sala, l’imminente stagione estiva.

CONTRO

Più che limiti di realizzazione, al film di Wadlow vanno imputati limiti che sono squisitamente di concezione: una lettura facile ed evanescente del genere, tutta ad uso e consumo del suo target, che non alza mai il tiro delle sue tematiche, non cercando mai una riflessione più consistente, pur nei confini del genere. Nonostante il materiale per questo tipo di approccio, in fondo, ci fosse (l’universo studentesco, con le sue leggi e le sue piccole e grandi ipocrisie, ha dato adito, nel cinema horror, a esperimenti decisamente interessanti) la sceneggiatura sceglie di volare basso, presentando caratteri stereotipati, e un’evoluzione narrativa (specie nel rapporto tra le due amiche protagoniste) tutt’altro che imprevedibile. La regia poco fantasiosa, d’altra parte, non alza di molto il livello d’impatto del film (già penalizzato dal suo carattere poco “grafico”, scelta forse atta a evitare il divieto ai minori sul mercato americano): così questo Obbligo o verità, gradevole quanto effimero, conduce lo spettatore verso un finale un po’ pasticciato, in cui la storia viene risolta in modo pretestuoso e (per le premesse della vicenda) poco credibile.

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Marco Minniti

 
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