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NESSUNO SI SALVA DA SOLO

 
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Scheda
 

Genere:
 
Regista:
 
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Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
2.5/ 5


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In breve

Delia (Jasmine Trinca) e Gaetano (Riccardo Scamarcio) si sono separati da poco. Lui è un aspirante scrittore, che si è dedicato per necessità alle sceneggiature di fiction televisive; lei, una nutrizionista con alle spalle un passato di anoressia, non ancora del tutto superato. I due, negli anni del loro matrimonio, hanno avuto due figli, Cosimo e Nico; ed è, sulla carta, proprio per parlare dei bambini e delle loro imminenti vacanze, che la coppia si dà appuntamento per una cena in un ristorante. L’occasione diviene presto, per i due, una valvola di sfogo in cui ognuno riversa sulla controparte le proprie frustrazioni: in flashback, vediamo il primo incontro tra i futuri coniugi, la passione subito esplosa, i momenti di gioia, l’arrivo dei due figli… ma anche i primi episodi di gelosia, i contrasti e le recriminazioni, le divisioni sull’educazione dei figli, la mancanza di comunicazione, e infine il tradimento dell’uomo. In mezzo, scopriamo i rispettivi background familiari, difficili e tali da condizionare pesantemente la loro relazione: Delia ha sofferto, da bambina, per la morte del padre, e ha sopportato le intemperanze di una madre alcolista; Luigi è invece figlio di una coppia di sessantottini, dall’apparente mentalità aperta ma in realtà pronti a giudicare lui e la sua generazione, vista come inconcludente e priva di ideali. La tensione, durante la cena, è palpabile, e più volte i due sono sul punto di abbandonare il locale; ma il confronto con un’anziana coppia seduta a un tavolo vicino, che fino ad allora li ha osservati silenziosamente, offrirà loro (forse) l’occasione per guardare le cose da un diverso punto di vista.

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Posted 28 febbraio 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Tre anni dopo il precedente Venuto al mondo, Sergio Castellitto torna alla regia, e all’adattamento di un romanzo di sua moglie Margaret Mazzantini. Se i temi della famiglia, e delle dinamiche di coppia, sono sempre stati al centro della poetica dell’attore-regista, qui la sua ricerca assume una dimensione più intima: il suo obiettivo è puntato in modo quasi esclusivo sulla coppia protagonista, in una dialettica continua tra passato e presente, con scelte di messa in scena (uso frequente di primi e primissimi piani) che evidenziano la sua scelta di concentrarsi (prevalentemente) sul privato. Paradossalmente, tuttavia, a questo restringimento del focus dell’indagine di Castellitto, corrisponde un’estremizzazione di certe modalità espressive, da sempre proprie del modo di narrare del regista: messa in scena nervosa, recitazione costantemente sopra le righe, un clima surriscaldato e volutamente improntato al grottesco. Questo approccio al racconto si esplicita qui soprattutto nei flashback che rappresentano il cuore della storia, e che descrivono il graduale sfaldarsi di una relazione, e di un matrimonio, pesantemente condizionati dal vissuto antecedente dei due protagonisti. Il registro sincopato e nervoso della narrazione influenza pesantemente la recitazione di Scamarcio e della Trinca (ma anche quella dei loro comprimari); con tutti i rischi, a livello di resa espressiva e credibilità, che ne conseguono. Rischi che il film, invero, non riesce quasi mai a schivare.

PRO

Castellitto continua a mostrare, nel dipanarsi della sua carriera da regista, una notevole coerenza, sia tematica che stilistica. E’ apprezzabile la scelta di narrare il grosso del film in flashback, ricostruendo gradualmente la storia della coppia e svelando il modo in cui i protagonisti sono arrivati all’ostilità che viene mostrata sullo schermo. La parte ambientata nel presente è, in definitiva, quella più riuscita ed equilibrata del film; l’evoluzione, imprevista, della cena dei due (così come la sua conclusione) riesce a tratti a suscitare un certo coinvolgimento emotivo. E’ apprezzabile anche il confronto con la coppia anziana, all’interno della quale spicca un carismatico ed efficace Roberto Vecchioni.

CONTRO

Il registro grottesco, iperrealista e sopra le righe adottato dal regista finisce per trascinare l’intero film in una generale mancanza di credibilità. Ciò è vero, in particolare, per i flashback che ne rappresentano il cuore narrativo. Castellitto perde sovente il controllo del racconto, si lascia andare a discutibili scelte di regia (uso di macchina a spalla, panoramiche a schiaffo laddove non sarebbero necessarie); ma soprattutto non giustifica mai davvero, con scelte estetiche coerenti, il costante mantenimento della narrazione su un tono di scarso realismo. La recitazione di Scamarcio e della Trinca, altrove apprezzabili, finisce inevitabilmente per risentirne. La stessa sceneggiatura di Margaret Mazzantini non fa molto per schivare gli stereotipi (i genitori sessantottini e “liberal” con l’aura da reduci, i discorsi un po’ qualunquisti su una generazione priva di forti punti di riferimento); mentre un finale potenzialmente efficace viene in parte rovinato dalla scelta del regista di strafare. Quella stessa scelta che, esplicitatasi in un’esuberanza registica incontrollata e priva di filtri, ha finito per rappresentare una pesante ipoteca negativa sulla riuscita del film.

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Marco Minniti

 
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