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NATIONAL THEATRE LIVE – AMLETO

 
Regia
 
 
 
 
 


 
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Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
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4/ 5


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Pro


Visivamente notevole, dall’ottimo ritmo, insieme creativo e fedele. Benedict Cumberbatch offre una prova istrionica quanto dolente.

Contro


La riduzione cinematografica sacrifica un dramma che ha anche una dimensione collettiva. La presenza del pubblico, nel sonoro, a tratti si fa sentire troppo.


In breve

Danimarca, XVI secolo. A Elsinore, sulle torri di cinta della città, due soldati avvistano più volte un muto spettro. Orazio, amico del principe Amleto, viene chiamato a indagare sullo strano fenomeno: l’uomo rileva l’effettiva presenza dello spettro, ma anche l’incredibile somiglianza col defunto re, padre di Amleto. Quando lo stesso principe vuole sincerarsi della presenza del fantasma, questi finalmente gli parla, rivelandogli una terribile verità: sua moglie e suo fratello Claudio erano amanti fin da prima della sua morte, ed è stato proprio suo fratello ad ucciderlo, per sposarne poi la consorte ed usurparne il trono. Il defunto genitore domanda al figlio vendetta, e questi accetta senza esitazione. Amleto, apparentemente chiuso in una malinconia simile alla pazzia, approfitta della venuta di una compagnia teatrale per mettere in atto un piano: gli attori rappresenteranno una tragedia incentrata su un regicidio, e lui osserverà la reazione dello zio…

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Posted 18 aprile 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Nell’ambito delle celebrazioni per i 400 anni dalla morte di William Shakespeare, arriva nelle nostre sale (per le giornate del 19 e 20 aprile) questa sontuosa versione di una delle tragedie più note del drammaturgo inglese. Questo Amleto prodotto dal National Theatre di Londra, rappresentato lo scorso ottobre e seguito in diretta da 25 paesi, è solo l’ultimo di una serie di eventi che, negli ultimi anni, il teatro britannico ha “prestato” al cinema, in un moderno esperimento di spettacolo transmediale e partecipato. L’esperimento, che ha già avuto il suo buon riscontro nell’ambito della proiezione, lo scorso novembre, al Torino Film Festival, si prepara ora ad approdare (nella sua versione originale sottotitolata) nei cinema italiani.

Forte dell’istrionismo, ma anche della capacità mimetica, di un notevole Benedict Cumberbatch, l’allestimento si veste di una scenografia sontuosa, di elaborati effetti luminosi, di un’ampiezza scenica e di un respiro che ne rendono abbastanza agevole la rappresentazione nelle dimensioni dello schermo. La scelta della fedeltà filologica al testo originale si scontra con gli arredi di marca ottocentesca e con gli abiti dei personaggi, di fattura contemporanea: una scelta nel segno dell’indeterminatezza temporale, quasi l’espressione di un tempo “altro” e indefinito, a rimarcare l’universalità e la perenne attualità del dramma.

A corredo dell’opera, una breve introduzione con un’intervista al protagonista, e con la visita a una scuola in cui un gruppo di allievi si prepara a mettere in scena una propria versione della tragedia: biglietto da visita ideale per l’approccio (creativo quanto preoccupato di far vivere, e respirare, il testo originale) che questo allestimento ha voluto seguire verso l’opera shakespeariana.

Trailer:

PRO

Il testo shakespeariano rivive in questo allestimento senza perdere nulla della sua forza primigenia, adattandosi anzi al meglio allo spazio scenico, ai giochi di luce e ai barocchismi di messa in scena voluti dalla regista Lindsey Turner. I sempiterni temi del potere, dei legami familiari, della necessità e vacuità insieme della vendetta, della giovinezza e della perdita, vengono fatti respirare in un contesto scenico di grande eleganza, tutto teso a sottolineare il loro carattere universale e metastorico. La scelta dei dialoghi, nel segno della fedeltà al testo originale, non toglie nulla all’immediatezza della storia, né all’empatia immediatamente stabilita col protagonista: al contrario, il ritmo sostenuto e l’ottima interazione tra gli interpreti facilitano al meglio l’ingresso dello spettatore in un universo “altro” quanto facilmente decodificabile. Cumberbatch si rivela un Amleto perfetto, istrionico quanto capace di far (ri)vivere un personaggio che i secoli avevano cristallizzato in un insieme di cliché; il perfetto equilibrio tra tenerezza, dolente consapevolezza e nichilismo della sua prova riflette al meglio il senso, e la capacità di parlare attraverso i secoli, dell’opera shakespeariana tout court.

CONTRO

La riduzione cinematografica di un’opera pensata, e messa in scena, per la dimensione del palcoscenico, porta inevitabilmente con sé dei limiti. Specie in una tragedia che vive costantemente della dialettica tra il singolo e il contesto, si soffre a più riprese nel vedere solo una porzione di scena; quasi che la dimensione dello schermo soffochi quest’opera (in particolare) proprio nella sua componente più collettiva. Un limite certo connaturato alla tipologia di operazione, e pertanto inevitabile. Disturbano poi un po’, a tratti, le risate del pubblico lasciate inalterate nella registrazione, spesso a sottolineare momenti grotteschi (ma tutt’altro che ridicoli), e in genere tali da esprimere un certo grado di forzatura: risultato, questo, della scelta nel segno del live (priva quindi di interventi di post-produzione) che si è voluta adottare per lo spettacolo.

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Marco Minniti

 
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