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MR. HOLMES – IL MISTERO DEL CASO IRRISOLTO

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4/ 5


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2 total ratings

 

Pro


Elegante nella messa in scena, intelligente nel montaggio, con un'atmosfera crepuscolare e un grande Ian McKellen.

Contro


Chi si aspetti un giallo classico, basato sulla detection, con un ritmo narrativo sostenuto, ne rimarrà certamente deluso.


In breve

Siamo nel 1947. Sherlock Holmes, ormai novantatreenne, si è da tempo ritirato a vivere nella sua casa sulla costa del Sussex, lontano dai riflettori. L’anziano investigatore non vede da tempo il dottor Watson, che nel frattempo ha fatto fortuna scrivendo una serie di romanzi ispirati ai loro casi; Holmes, assistito dalla sua governante e dal giovane figlio di lei, Roger, si dedica ora prevalentemente alla cura delle api, nell’allevamento di sua proprietà. L’uomo è però tormentato dal ricordo del suo ultimo caso, quello che ne provocò il ritiro trent’anni prima: Holmes, infatti, non era riuscito a venire a capo della morte di una donna, che ora ricorda semplicemente come “la donna col guanto”. La stessa capacità di ricordare sta però progressivamente abbandonando la mente di Holmes, che sente che qualcosa, dagli eventi quei giorni, è stato cancellato dalla sua memoria. Insieme al giovane Roger, che mostra un’insolita curiosità per i tormenti del vecchio investigatore, Holmes decide così di ripercorrere quegli eventi, cercando definitivamente di venire a capo di quel mistero irrisolto.

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Posted 17 novembre 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Tra film, romanzi, videogiochi e serie televisive (ad ambientazione storica o moderna) l’investigatore creato più di un secolo fa da Arthur Conan Doyle non smette di esercitare il suo fascino sui più svariati settori della cultura di massa. Sherlock Holmes è in effetti un marchio, un’icona popolare più che un personaggio; la sua figura, in gran parte sviluppatasi oltre e al di fuori del carattere originariamente creato da Doyle, continuerà probabilmente ad esercitare la sua suggestione sulle generazioni a venire, e a ispirare la creazione di nuovi prodotti mediali. Il film di Bill Condon (e prima di esso il romanzo A Slight Trick of The Mind di Mitch Cullin, a cui è ispirato) sceglie un’ulteriore e interessante ottica da cui approcciare il celebre detective: quella di un Holmes alla fine della sua vita, ormai alle prese coi sintomi della senilità, ma tormentato dai fantasmi di un fallimento personale. L’icona si umanizza e si fa fragile, quindi, talmente fragile da essere mostrata come prossima alla fine; ma sente di dover ancora chiudere i conti con un evento di cui ormai gli sfuggono i contorni, e con un senso di colpa che non riesce nemmeno a mettere a fuoco.

La memoria, la colpa e il rapporto con la verità (e con la sua narrazione) sono in effetti i temi principali di Mr. Holmes – Il mistero del caso irrisolto, film che vede nel ruolo del detective un carismatico Ian McKellen; e che si sviluppa in un continuo andirivieni tra passato e presente, tra le costrizioni di un corpo che lentamente sta perdendo le forze, e i fantasmi di un passato che vuole riemergere, chiedendo il suo tributo di comprensione e accettazione. Come ultimo atto d’amore per la vita, e per la propria stessa identità.

Trailer:

PRO

La visione autunnale e dolente del personaggio, che Condon ha mutuato dal romanzo di Cullin, colpisce sicuramente nel segno. Mr. Holmes è visivamente elegante, sfrutta da un lato i malinconici paesaggi costieri del Sussex, perfetto teatro per l’esistenza di un’icona al tramonto, e dall’altro un montaggio che intelligentemente alterna passato e presente, i tormenti di un corpo fragile con quelli di una memoria sfocata e fallace. McKellen, con il suo carisma e la sua statura attoriale, è un Holmes praticamente perfetto, che giganteggia e dà vita a un’efficace dialettica col giovanissimo Milo Parker: un confronto tra generazioni magari risaputo, ma narrativamente efficace. In quello che è un thriller della memoria, del cuore e del confronto con se stessi (e quindi dell’identità) è interessante anche la riflessione ironica e meta-testuale sull’uomo e l’icona: Holmes, nel film, è infatti diventato un personaggio letterario, protagonista di romanzi e film, effige mediale che si arricchisce di particolari (il berretto, la mantellina, la pipa) lontani dalla sua reale figura. La scena in cui il protagonista rivede se stesso al cinema, in un film modellato su quelli interpretati da Basil Rathbone, è in questo senso significativa e riuscita. Il personaggio si confronta con la sua rappresentazione, e con la necessità stessa di rappresentare, riprodurre e (in certa misura) mentire: tema, questo, che rappresenta uno dei punti centrali del film.

CONTRO

Mr. Holmes è un dramma sulla (ri)scoperta di sé alla fine dell’esistenza, più che un giallo: chi cercasse una classica opera basata sulla detection farebbe bene a tenerlo a mente. La soluzione del mistero potrebbe lasciare delusi alcuni spettatori, ma la sua esplicitazione è in fondo coerente con uno dei punti nodali del film: la realtà, a volte, è piccola e misera, e spesso va taciuta o rielaborata. Per poter essere maneggiata meglio, e finanche per evitare che uccida. Quello di Condon è un film intrinsecamente piccolo, intimo nelle sue dinamiche, dai tempi dilatati e dall’atmosfera avvolgente e rarefatta: laddove l’aspettativa fosse quella di un thriller declinato nei tempi (e nei modi) del cinema moderno, la delusione si farebbe inevitabile.

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Marco Minniti

 
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