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MOTEL

 
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In breve

Jack (John Cusack) è un killer leale su cui si può fare estremo affidamento, quando dà la sua parola è quella, ma nonostante il suo lavoro è anche una persona buona e sensibile, sebbene non si faccia scrupoli ad ammazzare per svolgere il suo compito e da anni è al soldo del boss mafioso Dragna (Robert De Niro). L’ultimo lavoro che gli viene affidato da Dragna è di recuperare una valigia e di aspettarlo nella stanza numero 13 di un motel sperduto in qualche zona della Louisiana, ma soprattutto non deve, per nessuna ragione, guardare il contenuto della borsa. Fin dall’inizio le cose non sembrano andare per il verso giusto e Jack si ritrova a dover ammazzare l’uomo di Dragna da cui deve ricevere la fantomatica borsa e non potendo sbarazzarsi del corpo a causa di un piccolo imprevisto è costretto a chiuderlo nel portabagagli della macchina e scorrazzarlo per l’America fino al motel. E’ qui che inizia la vera storia, in questo motel piccolo, angusto quasi fuori dal tempo e gestito da un’inquietante, impiccione e insopportabile uomo (Crispin Glover) seduto su una sedia a rotelle. Sarà una lunga, lunghissima notte per Jack, che si appresta ad affrontare il calare delle tenebre seduto vicino ad una finestra con la pistola in mano, peccato che i suoi piani vengano sconvolti da una serie di personaggi che popolano il motel e la “ridente” cittadina. In primis i federali, poi la bella spogliarellista Rivka (Rebecca Da Costa), vestita da Wonder woman affiancata da un nano e da un tipo vestito come il personaggio dei fumetti Nick Fury, capo della S.H.I.E.L.D. A completare il singolare e incredibile quadro ci si mette anche lo sceriffo della zona (Dominic Purcell), oltre all’insopportabile direttore del Motel. Riuscirà Jack a sopravvivere a questa notte che sembra eterna e ad evitare di guardare dentro la borsa?

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Posted 25 febbraio 2015 by

 
Recensione completa
 
 

“Motel” è l’adattamento cinematografico del racconto “La Gatta” di Marie-Luoise Von Franz e segna l’esordio alla regia del già attore e produttore, David Grovic.  E’ un thriller noir rielaborato in chiave post moderna  con abbondanti richiami a film del genere horror e thriller come svariati lavori dei fratelli Coen, per non parlare poi dei riferimenti a David Lynch anche se a dominare è Alfred Hitchcock in particolare con “Psycho” di cui non recupera solo la sedia a rotelle, ma anche l’atmosfera soffocante e il ritmo.

Curiosità: Il regista ha spiegato di essere stato attratto dall’idea di “Motel” per via “ delle similitudini a livello strutturale con il teatro dell’Antica Grecia: la storia rispetta infatti le unità di spazio e tempo caratteristiche della convezione aristotelica di quest’arte”.

PRO

Grovic mostra una grande padronanza della macchina da presa e un’attenzione al dettaglio non indifferente, se si pensa che tutta l’azione, a parte un breve momento nella stazione di polizia, si sviluppa negli angusti ambienti del motel. La ricostruzione scenica è perfetta così come è interessante notare l’atmosfera cupa e opprimente che viene ripetutamente sottolineata dall’utilizzo delle luci al neon o dall’animale impagliato.

CONTRO

I riferimenti alle altre pellicole sono eccessivi tanto da dare all’opera un ritmo altalenante che lascia ben poco spazio all’intrigo, alla suspence o al sospetto. I personaggi sono tutti pallide macchiette senza alcun senso, perfino De Niro e Cusack risentono di questo “gioco delle maschere” che viene proposto dal regista e l’unico personaggio femminile diventa un oggetto estetico da riprendere, senza  particolari attenzioni a mimica ed espressività o al sentimento. Non c’è da parte del regista l’intento di dare respiro e vita ai personaggi, perché il suo scopo è spingere il film verso il “grottesco”, ma proprio questo tentativo rompe il delicato equilibrio del film, reso “goffo” dai dialoghi semplici e banali e da una sceneggiatura esile, piena di buchi che distruggono quel poco di valore che c’era nell’opera.

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Federica Di Bartolo

 
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