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MISTER FELICITÀ

 
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Scheda
 

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Pro


Comicità di facile presa, priva di volgarità, animata da un protagonista dalla buona presenza scenica e costellata di qualche buona gag.

Contro


Sceneggiatura esile e trascurata, che mette insieme un elenco di trascuratezze e situazioni improbabili, regia sostanzialmente inesistente.


In breve

Martino, giovane napoletano indolente e disilluso, vive in Svizzera insieme a sua sorella Caterina, che lavora come domestica in casa di Guglielmo Gioia, un noto mental coach. Quando un improvviso incidente costringe Caterina in ospedale, Martino decide di prendere il posto di sua sorella alle dipendenze di Gioia; ma la temporanea partenza del coach per un viaggio, una casuale telefonata, e la prospettiva di un guadagno immediato, spingono il giovane a fingersi suo assistente. La necessità di un costoso intervento per Caterina convince Martino a prolungare l’inganno: quando la famiglia di Arianna Croft, campionessa di pattinaggio caduta in depressione, si rivolge allo studio di Gioia, il giovane decide di cercare a suo modo di “curarla”. Inaspettatamente, tra i due nasce una simpatia che sembra migliorare l’umore di Arianna… ma l’inganno di Martino non potrà durare a lungo.

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Posted 1 gennaio 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Leggermente distaccata dalle uscite natalizie (capitanate dai titoli “di punta”, ma invero meno fortunati del solito, Un Natale al Sud, Poveri ma ricchi e Natale a Londra) giunge in sala anche l’ultima commedia di Alessandro Siani. Una comicità, quella di Siani, il cui sapore tipicamente locale non le impedisce di declinarsi anche su palcoscenici internazionali (qui le Alpi Svizzere) e di interfacciarsi con nomi di peso, appartenenti alle generazioni precedenti di interpreti dell’italica commedia, quali Diego Abatantuono. Qui, oggetto degli sberleffi dell’attore/regista napoletano è da una parte il fenomeno dei “life coach”, con tutta la retorica e la paccottiglia new age che questo porta con sé; dall’altra, una certa figura di giovane italiano “scoraggiato” (quello che le rilevazioni Istat collocano al di fuori del mercato del lavoro) che la crisi economica ha posto in primo piano nel corso degli ultimi anni.

Sulla scena di un canovaccio comico collaudato, di chiara derivazione cabarettistica, Siani costruisce con questo Mister Felicità una commedia basata sulla più classica sostituzione di persona, rigorosamente pensata per un pubblico di famiglie (la volgarità è del tutto bandita), inevitabilmente infarcita di macchiette e “tipi” cinematografici: in mezzo, una love story che è riscoperta di sé e delle proprie potenzialità (affidata al personaggio di Elena Cucci, già vista in Viva l’Italia di Massimiliano Bruno), oltre a una celebrazione, al di là e al di sopra delle difficoltà, della forza salvifica dei legami familiari.

Trailer:

PRO

Quella di Siani è una comicità immediata e di facile presa, pensata per un pubblico di famiglie, non priva (nel suo carattere macchiettistico) di una buona fisicità e di qualche momento di arguzia. Tra questi ultimi, è da ricordare, in quest’ultimo lavoro, la divertente sequenza ambientata in un bagno pubblico (con tanto di lavandini capricciosi) chiaramente debitrice alla tradizione della commedia slapstick; oltre alle sequenze derivate da qualche divertente e riuscito “innesto” (il camionista romano). Il volto eternamente spaesato del protagonista, programmaticamente teso a rappresentare l’uomo della strada (con tutte le semplificazioni del caso) favorisce facilmente l’immedesimazione e l’empatia per il target di riferimento del film.

CONTRO

Mister Felicità, spiace dirlo, incarna in sé tutti i vizi dell’attuale commedia italiana, appena mitigati dalla presenza di un protagonista che, pur non privo di talento comico, non è (e forse non sarà mai) uno sceneggiatore né un regista. L’intreccio, poco più di un’esile traccia a tenere insieme (male) una sequenza di gag sempre più risapute, inanella trascuratezze una dietro l’altra, mette insieme situazioni improbabili (la sequenza del pronto soccorso è quanto di più gratuito e narrativamente assurdo si possa immaginare) e smarrisce inopinatamente per strada pezzi di trama che parevano fondamentali (che fine fanno i 20.000 euro inizialmente necessari per l’operazione della sorella del protagonista?). Siani cerca come può di vestire i panni del giovane scoraggiato, segnalandosi più per un catalogo di buone intenzioni che per la pregnanza della sua comicità; al di là della residua, eccessiva tendenza a ricalcare i personaggi (e il modello di recitazione) di Massimo Troisi, l’inconsistenza della figura che l’attore/regista si cuce addosso non può che influire negativamente sul risultato finale. Un intreccio prevedibile e pretestuoso, non risollevato neanche da un Abatantuono che fa (come spesso gli capita negli ultimi tempi) il minimo sindacale, nonché puntellato da una stanca e inconsistente love story, consegna questo Mister Felicità ad un prematuro anonimato. Un saggio dell’inopinata voglia di strafare di un interprete che in passato, laddove decentemente diretto (ne è un esempio il campione di incassi Benvenuti al Sud) è riuscito a raggiungere anche risultati apprezzabili.

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Marco Minniti

 
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