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MISS PEREGRINE – LA CASA DEI RAGAZZI SPECIALI

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


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Pro


Prima parte molto riuscita, ottime scenografie, apprezzabile cupezza generale che infrange le regole del filone young adult.

Contro


Confuso e poco coeso nella sceneggiatura, a tratti stereotipato, non permette al regista di far emergere compiutamente il suo tocco.


In breve

L’adolescente Jacob Portman è cresciuto ascoltando incantato i racconti di suo nonno, storie incentrate su avventure fantastiche in luoghi inesplorati, e su individui dai poteri magici. Quando viene ferito a morte da quello che sembra l’attacco di una bestia feroce, l’uomo rivela a suo nipote, in punto di morte, l’esistenza di una residenza su una piccola isola del Galles, in cui troverebbe rifugio un gruppo di bambini dal talento speciale. A dimostrazione delle parole dell’anziano, una lettera a lui indirizzata dalla direttrice della struttura, la misteriosa Miss Peregrine. Jacob decide così di recarsi sull’isola, deciso a dipanare il segreto che avvolge la vita e la morte di suo nonno. Una volta giunto sul posto, il ragazzo scoprirà un luogo posto al di fuori dalla normale dimensione del tempo, oggetto di una minaccia che solo lui sembra in grado di scongiurare…

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Posted 12 dicembre 2016 by

 
Recensione completa
 
 

 

Dopo la parentesi realistica di Big Eyes, biopic che esaltava indirettamente la creazione artistica e fantastica, riflettendo sul carattere costruito e ingannevole della “confezione” di un’opera d’arte, Tim Burton torna ad affrontare in modo diretto le tematiche da sempre a lui consone. Per farlo, il regista americano trae stavolta ispirazione da un recente romanzo di Random Riggs, racconto di una colonia di giovani dai poteri straordinari, e della minaccia che grava su di essi ad opera di creature diaboliche. Il romanzo ha avuto finora due sequel cartacei, ma l’inizio di un possibile nuovo franchise cinematografico (malgrado i buoni risultati fatti riscontrare al botteghino statunitense) è ancora tutt’altro che certo. La stessa struttura della vicenda, in sé autoconclusiva ma non necessariamente esaustiva delle potenzialità del soggetto, sembra ribadire la sostanziale cautela per l’inizio di un’ipotetica, nuova saga di genere young adult.

Sia quel che sia, questo Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali si situa tra il revival fantasy inaugurato dalla saga di Harry Potter e le suggestioni gotiche e granduignolesche della narrativa di Clive Barker (viene in mente la quadrilogia di Abarat, i cui adattamenti cinematografici sono fermi da anni), sulla struttura del più classico racconto adolescenziale di esclusione, scoperta e presa di contatto con le proprie potenzialità. In questo, Burton inserisce echi delle sue tematiche predilette (il potere mesmerico e di creazione di mondi del racconto orale, già al centro di Big Fish, il look dei giovani ospiti della residenza, che rimanda a molti dei suoi freaks del passato), un mood a metà tra il gotico e l’avventuroso, e alcune citazioni ai classici del fantastico (smaccata quella de Gli argonauti di Don Chaffey). A vestire i panni del giovane eroe, un lanciato Asa Butterfield, affiancato dall’austera Miss Peregrine di Eva Green, e fronteggiato dal sardonico villain col volto di Samuel L. Jackson.

Trailer:

PRO

Il film di Burton gode di una riuscita prima parte, in cui la narrazione è tutta giocata sul potere attrattivo dei racconti dell’anziano sul giovane protagonista, e sull’ambiguità della scoperta della residenza al centro della trama (reale o immaginaria?). La sceneggiatura delinea bene il carattere del personaggio interpretato da Butterfeld, mentre una regia misurata e insinuante sfrutta al meglio il fascino delle scenografie che ricreano l’ambientazione principale: intendendo, con quest’ultima, sia i malinconici esterni (trasfigurati nella dimensione fantastica del viaggio temporale, e ricreati in location situate tra il Regno Unito e il Belgio), sia i gotici interni della casa-rifugio dei ragazzi. L’inusuale cupezza di alcune soluzioni tematiche e visive (i bulbi oculari, la capacità di uno degli ospiti di resuscitare i morti), oltre a inserirsi agevolmente nella poetica burtoniana, spezza in modo sorprendente (e creativo) l’atmosfera della più classica vicenda appartenente al filone young adult. Si avverte, in tutto il film, lo sforzo di creare un universo complesso e coerente, che trascenda i limiti dell’opera e possa tenere la porta aperta per possibili sequel.

CONTRO

Burton sembra ormai aver rinunciato a parte della sua visionarietà, del suo lirismo gotico e malinconico, in favore delle esigenze di un cinema usa e getta, che solo a tratti gli permette di esprimere le sue ossessioni. In quest’ultima opera, l’iniziale clima ambiguo e insinuante si stempera presto in un intreccio fantasy ingessato e risaputo, in cui i caratteri dei diversi personaggi (punto focale della narrazione) non riescono ad emergere con sufficiente chiarezza. Al di là di alcune cadute nel kitsch poco in linea con la visione del regista (il già citato omaggio a Gli argonauti è presentato nel peggiore tra i modi possibili) è la sceneggiatura di Jane Goldman il principale difetto di questo Miss Peregrine: la trama procede con un andamento irregolare, accelerando indebitamente in molti tratti (tutta la frazione finale è un saggio di come non si dovrebbe risolvere un intreccio) e inanellando momenti didascalici in altri, trasmettendo un generale senso di confusione. Una sintesi non ottimale che va a svantaggio dell’empatia, e rende molto meno efficace e credibile la mitologia (e l’universo) che il film punta a costruire. Ingabbiato nelle maglie di una narrazione a tratti confusa e spezzettata, a tratti indebitamente stereotipata, il tocco del regista fatica ad esprimersi, riuscendo ad emergere compiutamente solo in poche, isolate, sequenze.

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Marco Minniti

 
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