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MINIONS

 
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3/ 5


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Pro


Tecnicamente apprezzabile, buon ritmo, interessante e acuta la prima parte, che descrive l'evoluzione della società dei Minions.

Contro


Storia sfilacciata e frammentata nella seconda parte, gag ripetitive, riproposizione senza fantasia di uno schema già visto.


In breve

Prima ancora che la razza umana mettesse piede sulla terra, esistevano già dei piccoli esseri gialli, evolutisi da organismi unicellulari, per vocazione votati a servire il padrone più crudele: i Minions. Questi esseri hanno attraversato la storia passando da un padrone all’altro, dal T-Rex a Napoleone, finché non hanno trovato rifugio nella steppa siberiana, assopendosi e dimenticando le loro origini. Senza più capi da servire, caduto in depressione, il popolo dei Minions è ridotto ormai all’ombra di se stesso: ma l’intrepido Kevin decide che è tempo di cambiare questo stato di cose. Insieme all’adolescente Stuart e al piccolo, goffo Bob, l’intraprendente Minion decide di uscire dalla tana per recarsi nel mondo civilizzato, cercando un nuovo padrone per il suo popolo. Il viaggio porterà i tre prima a New York, e poi nella Londra del 1968, dove la società umana è scossa da un fermento culturale senza precedenti. Qui, il trio troverà la perfida Scarlet Overkill, che sembra la candidata perfetta al nuovo ruolo di guida per i Minions… ma sarà davvero così?

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Posted 28 luglio 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Il prossimo episodio del franchise d’animazione Cattivissimo me, inaugurato nel 2010 dal film di Pierre Coffin e Chris Renaud, e proseguito due anni dopo dal sequel degli stessi registi, è previsto per il 2017. Un’attesa non breve, che la Illumination Entertainment ha voluto riempire con un’operazione analoga a quella che fu compiuta dalla Dreamworks con I pinguini di Madagascar: i produttori hanno infatti deciso di sfruttare il successo della serie, e soprattutto la simpatia tributata dal pubblico ai buffi aiutanti del protagonista Gru, per sfornare quello che è per metà un prequel, e per l’altra uno spin-off. La presenza dei Minions, in effetti, si configurava come uno degli elementi più interessanti dei due film della serie regolare: il loro aspetto vagamente freak, la loro incomprensibile parlata (un misto di vocaboli inventati e di altri presi da varie lingue conosciute) e soprattutto l’enigma della loro origine, rappresentavano una fonte di curiosità all’interno di due opere dalla struttura, per il resto, abbastanza convenzionale. Ora, gli esseri gialli hanno un loro film dedicato, che li ritrae prima di incontrare il “cattivissimo” Gru: un’operazione che fa in realtà un excursus su tutta la storia di queste creature, affiancata e sovrapposta alla storia umana, che le vede come lacchè e tirapiedi sempre presenti al servizio del padrone di turno. Dopo un apparente “imborghesimento” nella steppa siberiana, la vicenda dei Minions giunge infine a un anno-chiave della storia moderna: quel 1968 che tanto subbuglio provocò nella cultura e nei costumi, in una città, la Londra invasa da hippie e fans dei Beatles, che sembra luogo ideale per accoglierli. Con una padrona sui generis (Scarlet Overkill nella versione originale, Sterminator in quella italiana), un improvvisato convegno di supercattivi, e un’improbabile incoronazione in vista, tale da gettare la nazione nel caos.

Primo Trailer:

Secondo Trailer:

Terzo Trailer:

PRO

La presenza dei Minions rappresentava un elemento dinamico e di curiosità all’interno dei due episodi di Cattivissimo Me: per questo, uno spin-off a loro dedicato non può che suscitare simpatia. Il film di Pierre Coffin e Kyle Balda (quest’ultimo, già animatore della Illumination, sostituisce per l’occasione il collega Renaud) gioca le sue carte migliori nella sua prima parte, quella in cui descrive (non senza gusto) la storia dei Minions, l’evoluzione della loro organizzazione sociale, la loro costante presenza in alcuni episodi-chiave della vicenda umana. Elemento fondamentale della descrizione dei piccoli esseri gialli risulta qui la loro natura di grotteschi tirapiedi, che trovano paradossalmente nell’idea del servigio (anziché nell’autodeterminazione) una sorta di malcelato orgoglio. Pur mantenendosi nei canoni di un’animazione dedicata a un pubblico di giovanissimi, la parte che mostra l’evoluzione delle piccole creature partendo dalla preistoria, fino al loro accasarsi nei freddi territori siberiani, non manca di acume e ironia; quando, poi, l’azione si sposta nella Londra del ’68, sono le notevoli canzoni d’epoca (pregio quasi scontato per un film ambientato nel periodo) a dare ritmo e sostanza alla storia. Storia che mantiene comunque elevati quantitativi di azione, e che viene innervata da gag che non mancheranno di divertire il pubblico di riferimento del film; unitamente a ciò, è da segnalare un buon uso del 3D, che conferisce profondità all’ambiente senza appesantire e rendere eccessivamente frastornanti le sequenze d’azione.

CONTRO

Quando i tre protagonisti abbandonano i ghiacci siberiani, e sbarcano nella capitale britannica, il film finisce in buona sostanza per afflosciarsi. Diciamo questo non tanto con riferimento al ritmo (che resta sempre elevato) ma a un’impostazione che, dopo le buone premesse, torna rapidamente a seguire i canoni della tradizionale animazione “per grandi e piccini” (quella che è stata codificata, e portata al successo, da uno studio come la Dreamworks). Canoni che qui si traducono in una storia che si sfilaccia rapidamente, riducendosi a un esile collante per una serie di gag (simpatiche quanto si vuole, ma alla lunga ripetitive) e in citazioni immancabilmente disseminate nel film per non annoiare i genitori: qui si riconoscono, tra gli altri, persino un sosia del Leatherface di Non aprite quella porta, e un gruppo di clown vagamente simili a quello di It. Il film corre rapido, ma anche sempre più frammentato, tra improbabili famiglie di banditi con neonati al seguito, movimentati convegni di criminali, tragicomiche incoronazioni, e una villain superficialmente ricalcata sulla figura della dark lady del noir classico. Il soggetto offriva qualche potenzialità nell’incontro/scontro dei Minions (freaks per vocazione) con un contesto sociale come quello sessantottino, sulla carta aperto e ricettivo nei confronti della diversità: ma il film non ha ambizioni di questa portata, e preferisce seguire le strade sicure (e già abbondantemente battute) dell’intrattenimento per famiglie. Risultato che i due registi portano a casa senza particolare sforzo, ma anche senza offrire guizzi o apprezzabili elementi di novità.

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Marco Minniti

 
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