non solo recensioni…

 
 


 
Da non perdere
 

MARIA MADDALENA

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


User Rating
no ratings yet

 

Pro


Il film è interessante nel suo tentativo di reinterpretare una figura poco trattata alla luce delle strutture patriarcali della società d’epoca, godendo inoltre di buone prove attoriali.

Contro


Dopo l’interessante prima parte, la figura della protagonista viene offuscata da quella interpretata da Joaquin Phoenix, prima che il film subisca un’indebita accelerazione nella parte conclusiva.


In breve

Galilea, 33 d.C.: Maria, figlia di pastori della cittadina di Magdala, lascia la sua famiglia per unirsi ai discepoli del carismatico Gesù di Nazareth. L’atto della donna, considerato un’intollerabile ribellione in una società fortemente patriarcale, le costa il ripudio da parte della sua famiglia. Entrata in confidenza con il predicatore, stabilita con lui una singolare e unica empatia, la donna lo seguirà attraverso il suo pellegrinaggio verso Gerusalemme, dove i suoi discepoli sperano che egli guidi una rivolta contro il dominio romano. Ma le intenzioni del Nazareno sono altre e diverse; e Maria, ancora una volta, sembra aver visto prima degli altri attraverso la sua mente e il suo cuore…

0
Posted 16 marzo 2018 by

 
Recensione completa
 
 

E’ singolare, e non da disprezzare a priori, la lettura che il film di Garth Davis tenta di una figura tradizionalmente reputata di secondo piano nella narrazione evangelica, solo di recente oggetto di una più precisa sistemazione nel culto cattolico. La tradizionale, e da più parti ripresa, identificazione della figura di Maria Maddalena come prostituta (definitivamente smentita solo in tempi recentissimi, nel 2016) viene qui sostituita dall’immagine di una sorta di Giovanna d’Arco ante litteram, una “femminista dello spirito” che riesce a trovare un suo spazio, e una sua dimensione d’azione, all’interno di un microcosmo come quello dei discepoli del Cristo, in contrapposizione a una società che relega la donna a un ruolo puramente passivo. Una lettura del racconto evangelico che cerca di estendere il suo sguardo sulla società dell’epoca in relazione alla sua particolare struttura patriarcale.

La Maddalena di Rooney Mara si pone quindi nel doppio ruolo di eroina che tenta di emanciparsi (seppur solo sul piano spirituale) da una condizione “naturalmente” subalterna, e di consigliera speciale, capace di stabilire una singolare empatia attraverso la semplice vicinanza fisica, per il tormentato Cristo interpretato da Joaquin Phoenix. Il suo percorso è teso a evidenziare la sua presenza in tutti i passaggi fondamentali del racconto evangelico, ma soprattutto a mettere in luce la sua capacità di comprensione e partecipazione (tutta femminile) delle reali intenzioni e tormenti interiori del futuro Salvatore. Un’interpretazione tesa non solo a recuperare, nella sua complessità, una figura controversa e poco trattata, ma anche a tentare di “svecchiare” le interpretazioni più conservatrici e retrive sul ruolo della donna, nel suo complesso, all’interno del culto cattolico; fornendo (in linea con l’attuale pontificato) alla figura femminile nel suo complesso una valenza più attiva e propositiva, a partire dal suo esempio più antico e rappresentativo.

Trailer:

PRO

E’ molto interessante, nel film di Davis, il citato tentativo di allargamento di sguardo, la rottura del tradizionale focus sul ristretto microcosmo dei discepoli del Nazareno, la giustapposizione con l’esterno (evidente soprattutto nella prima parte) in particolare nel diverso atteggiamento verso la figura femminile e la sua possibile funzione. Proprio in questa differenza, più che nel criptico messaggio (e nelle suggestioni sospese tra spiritualità e “carnale” voglia di rivolta) viene riposta ed evidenziata la natura “rivoluzionaria” del messaggio del Cristo. A quest’ultimo, da par suo, viene data un’interessante lettura da un Joaquin Phoenix cupo, obliquo e instabile quanto basta, convincente nell’esplicitazione sul volto di un tormento che non viene mai compiutamente espresso a parole (e forse neanche del tutto compreso razionalmente). Il suo “terminale” col volto di Rooney Mara, tra silenzi, fisici (s)conforti e increspature del volto, si adegua bene al personaggio, cercando di coglierne i non detti, e accompagnando con la sua semplice presenza scenica un racconto ben noto, attraverso tutti i suoi più drammatici snodi.

CONTRO

Dopo l’interessante prima parte, lo script sembra in parte dimenticarsi la necessità di mantenere uno sguardo esteso alle strutture sociali e patriarcali della società dell’epoca; mentre la stessa figura della protagonista prende il più limitato (e meno complesso) ruolo di consigliera spirituale per il personaggio del Cristo, che in parte finisce per fagocitarne e “normalizzarne” il rilievo. Il ritmo del film, invero inutilmente dilatato per i tre quarti della sua durata (complice anche un montaggio statico e poco efficace) subisce un’indebita accelerazione in tutta l’ultima parte: questa trasmette un’idea di frettolosità e approssimazione, che mal si addice al tentativo del film di sviscerare in modo puntuale tanto il contorno, lo sfondo antropologico, quanto l’umanità e le basi psicologiche che hanno contrassegnato la vita e l’azione della protagonista. In questo senso, quindi, il film di Garth Davis pecca di scarso coraggio, restando a metà del guado nei suoi propositi di rilettura e reinterpretazione di una delle figure più interessanti dell’intera narrazione evangelica.

GALLERY


Marco Minniti

 
Avatar of Marco Minniti


0 Commenti



Commenta per primo!


Risposte


(required)