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LO STATO CONTRO FRITZ BAUER

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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Pro


Elegante nella messa in scena, dall’alto valore divulgativo, forte di un’ottima interpretazione del protagonista Burghart Klaussner.

Contro


Il film ha qualche limite nell’integrare il suo carattere divulgativo con quello più di intrattenimento. Nella prima parte il ritmo è lento e gravato da qualche indebita forzatura.


In breve

Francoforte sul Meno, 1957. La Seconda Guerra Mondiale è terminata da ormai dodici anni, ma non tutti i criminali nazisti sono stati ancora assicurati alla giustizia. Il procuratore generale Fritz Bauer, ex ufficiale della Repubblica di Weimar, e membro del Partito Socialdemocratico, è il magistrato più impegnato nella caccia ai nazisti superstiti; al punto da scontrarsi con molti ex esponenti del regime, abilmente riciclatisi e tuttora saldamente al vertice delle istituzioni della Germania dell’Ovest. Quando, attraverso le rivelazioni di un suo informatore, Bauer viene a sapere che in Argentina si nasconderebbe l’ex colonnello delle SS Adolf Eichmann (mente e braccio del genocidio del popolo ebraico) il procuratore si attiva immediatamente; rischiando anche l’accusa di alto tradimento, Bauer intesse una fitta rete di contatti e operazioni per la cattura di Eichmann, arrivando anche a coinvolgere il Mossad, il servizio segreto israeliano.

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Posted 19 aprile 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Con questo Lo stato contro Fritz Bauer siamo di fronte al terzo film che, nell’ambito delle uscite italiane degli ultimi mesi, affronta la resa dei conti delle vittime dell’Olocausto con i criminali nazisti, negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. Stessa macro-tematica, in parte analoghe le figure sotto la lente di ingrandimento, ma diversi i punti di partenza e l’approccio: laddove il dramma storico Il labirinto del silenzio affrontava infatti la presa di coscienza di un giovane procuratore nella sua personale ricerca di giustizia, e laddove il britannico The Eichmann Show era una ricognizione sull’aspetto mediatico e “spettacolare” di un processo-simbolo (quello all’ex ss Adolf Eichmann), il film di Lars Kraume ricostruisce l’indagine che portò all’arresto dello stesso Eichmann, concentrandosi sul suo principale (e poco conosciuto) protagonista.

Il procuratore Bauer (magistralmente interpretato dall’attore tedesco Burghart Klaussner) è infatti al centro del complesso intreccio del film, che ne sposa in tutto e per tutto l’ottica: restano infatti evidenti, fin dalle prime sequenze, lo zelo quasi religioso e l’attitudine intransigente, fieramente avversa ai compromessi della politica, che mossero una figura di patriota sui generis quale quella di Bauer. Le stesse scelte di messa in scena, spesso tese a ritrarre Klaussner in campo lungo su paesaggi urbani vuoti, sembrano voler sottolineare visivamente l’isolamento del personaggio, la sua quasi annichilente attitudine verso un compito sempre più visto come una missione. Una scelta che lascia volutamente in secondo piano il privato dell’uomo (sacrificato fuori e dentro lo schermo) e ne evidenzia l’inevitabile solitudine, in un impianto visivo e narrativo che vuole (anche) rifarsi al cinema spionistico e noir di qualche decennio fa.

Trailer:

PRO

Il film di Lars Kraume (nato a Chieti ma formatosi in Germania, un curriculum prevalentemente televisivo) può vantare meriti che vanno dal suo innegabile valore divulgativo all’eleganza e al gusto nella messa in scena. La figura di Bauer era stata già trattata nel già citato, interessante Il labirinto del silenzio di Giulio Ricciarelli; ma quella del procuratore di origini ebraiche, omosessuale e convinto socialdemocratico, resta nondimeno una figura oscura, tuttora relegata in secondo piano dalla storiografia postbellica. Il film di Kraume ha il merito di gettare luce su un personaggio importante per la storia tedesca di quegli anni, restituendone limpidamente (grazie anche all’eccellente interpretazione di Klaussner) peculiarità personali e umorali, isolamento e incrollabile fiducia in un’interpretazione progressista (e intransigente) della giustizia. La sceneggiatura lavora così di pari passo con la regia per mettere al centro della scena la figura del protagonista, ponendola al centro di una tessitura narrativa tesa a evidenziare deviazioni e orrori della politica postbellica, e restituendone anche visivamente il carattere (insieme) eroico e malinconico. Una sovrapposizione tra il punto di vista dello script e quello del protagonista che facilita, insieme al potenziale emotivo del soggetto, l’adesione empatica.

CONTRO

L’interessante film di Kraume trova qualche limite nell’integrazione (non sempre ottimale) del suo aspetto divulgativo con quello più prettamente d’intrattenimento: in tutta la prima parte del film il ritmo si rivela piuttosto lento, mentre la regia (efficace laddove si concentra sulla fisicità, e sulla resa scenica, del protagonista) ha qualche problema nel gestire col giusto passo l’intreccio spionistico al centro del soggetto. La narrazione dell’indagine mostra qualche passo indebitamente forzato e meccanico; la sottotrama che, nella frazione finale del film, coinvolge il principale collega e amico di Bauer (il giovane procuratore interpretato da Ronald Zehrfeld) sembra inoltre incollata un po’ pretestuosamente al resto del plot. Elementi che sono diretta conseguenza della scelta, da parte di Kraume, di concentrare il focus della narrazione sulla figura del protagonista, e su una vicenda che, da ricerca personale della giustizia, assume presto un più ampio valore etico e politico.

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Marco Minniti

 
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