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LO HOBBIT: LA BATTAGLIA DELLE CINQUE ARMATE

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4.5/ 5


User Rating
1 total rating

 

Pro


Un epico scontro a più livelli

Contro


Poco sviluppo dei personaggi


In breve

E così si conclude l’epica avventura dell’ hobbit Bilbo Baggins, interpretato da un bravissimo Martin Freeman, che insieme a Thorin Scudodiquercia (Richard Armitage) e alla Compagnia di Nani ha affrontato incredibili avventure per riconquistare la leggendaria Erebor.
Il secondo capitolo della saga si conclude con il risveglio da parte di Bilbo del temibile drago sputafuoco Smaug, che si libra nell’aria notturna, segno di funesti presagi. Ora il terzo e ultimo capitolo si apre proprio con il volo di Smaug che scaglia tutta la sua rabbia contro la ridente cittadina fluviale di Pontelagolungo e sui suoi abitanti. Inermi e impotenti la Compagnia di nani e Bilbo assistono al fuoco del drago che divora la città. Tutto sembra perduto, solo l’umano Bard decide di affrontare il temibile drago rischiando il tutto per tutto.
Sconfitto Smaug alla gente di Pontelagolungo non resta che cercare rifugio ai piedi di Erebor, che nel frattempo è stata conquistata dalla Compagnia dei Nani, ma l’oscurità è in agguato perché la follia dell’oro, la così detta malattia del drago striscia sinuosa, lenta e devastante nella mente di Thorin ossessionato dall’Arkengemma. Una bramosia che diventa letale, tanto da portarlo a mettere in dubbio la fedeltà e lealtà dei suoi amici e compagni nani, perfino dei suoi parenti più stretti. La cupidigia sembra essere il grande nemico, capace di conquistare la mente e il cuore perfino del Signore degli Elfi Silvani di Bosco Atro, Re Thanduill. Gli eserciti si muovono alla conquista delle ricchezze di Erebor, gli elfi e gli umani, che desiderano parte del tesoro della fortezza in cambio dell’ospitalità offerta ai nani durante il viaggio, si uniscono contro Thorin che resta incurante della battaglia e dello spargimento di sangue dei nani Piede di ferro giunti in suo aiuto. Gli eserciti si scontrano, il rumore dello scontro risuona fra le imponenti rocce di Erebor, mentre un più potente e pericoloso nemico si affaccia alla luce del sole: Gli orchi. Questi ultimi guidati da Azog il profanatore, si scontrano ai piedi della Montagna solitaria per ordine dell’antico nemico Sauron che torna a manifestarsi. Nel frattempo Gandalf, che nel secondo capitolo era stato imprigionato dagli orchi nella fortezza di Dol Guldur viene salvato da Galadriel e da Saruman che insieme si scontrano proprio contro l’Oscuro Signore Sauron.
Elfi, umani, nani, mannari e orchi si scontrano ai piedi della montagna, una battaglia decisiva che segna il destino della Terra di Mezzo e soprattutto della Compagnia dei nani e Bilbo si ritrova a combattere per l’onore e la vita dei suoi amici, ma…..

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Posted 22 dicembre 2014 by

 
Recensione completa
 
 

Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate” parte esattamente da dove è finito il secondo capitolo, senza stacco, senza un momento di respiro con un ritmo sincopato, che va crescendo senza fermarsi estendendosi per circa due ore e mezza, dove l’azione domina la scena, pochi sono i momenti dedicati ai personaggi e alla loro interazione. Tutti passano in secondo piano rispetto alla “battaglia”, prima quella mirabolante con Smaug e poi quella degli eserciti. Non c’è spazio per analizzare i sentimenti, che pur presenti non riescono a raggiungere lo spettatore. L’unico momento dedicato alla vera narrazione è il monologo interiore di Thorin, che combatte contro la propria follia alla ricerca di se stesso, del nano leale e onorevole. E’ uno dei momenti più belli del film, anche se di breve durata, ma carico di intensità emotiva e seppur condensato riesce con pochi elementi a dare un’idea della battaglia interiore del re dei nani, interpretato magnificamente da Richard Armitage. Il regista Peter Jackson, assistito da una sceneggiatura realizzata da  lui stesso insieme a Fran Walsh, Philippa Boyens e Guillermo Del Toro preferisce mettere in evidenza le dinamiche politiche, i desideri dei conquistatori veri protagonisti di quest’ultimo capitolo della trilogia. Dolcezza ed egoismo, amore e cupidigia dominano la scena attraverso i vari personaggi, non solo principali, ma anche i secondari come nel caso del  viscido Alfrid di Ryan Gage. “Tutto scorre” come un fiume in piena, mostrando la grande abilità di Peter Jackson, che non delude dando vita ad uno scontro realistico a più livelli e diviso in tre sequenze ben strutturate e intrecciate fra loro.

Curiosità: La colonna sonora è stata composta da Howard Shore, già compositore di quella della trilogia de Il Signore degli Anelli e dei precedenti capitoli de Lo Hobbit.

PRO

Peter Jackson si conferma uno dei più grandi registi del momento capace di un ampio sguardo che cattura l’impossibile. Nella sua cruda guerra c’è comunque spazio per i sentimenti, che vengono travolti dal “destino”, che ben presto si abbatterà sulla Terra di Mezzo.

CONTRO

Peccato non abbia sfruttato di più le abilità di Martin Freeman, che in questo capitolo sembra essere messo da parte e diventare più un osservatore che un personaggio attivo e i pochi momenti in cui interviene sembra rivestire quasi i panni del famoso “deus ex machina” privo però del potere che lo caratterizzava e quindi incapace di donare il “lieto fine” a tutti i protagonisti.

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Federica Di Bartolo

 
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