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L’INGANNO

 
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Scheda
 

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Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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Pro


Ottima regia, impianto visivo di indubbia eleganza, cotè gotico di sicura presa.

Contro


La sceneggiatura difetta in approfondimento per quanto concerne la figura del militare, risolvendosi in passaggi schematici e poco credibili.


In breve

1863, durante la Guerra di Secessione Americana. Il caporale nordista John McBarney viene ritrovato, gravemente ferito, dalla giovanissima Amy, ospite di un collegio femminile sudista retto dall’inflessibile Martha Farnsworth. La ragazzina, benché spaventata, decide di chiamare le sue compagne a soccorrere il militare, a cui viene così offerta cura e ospitalità presso la struttura scolastica. Affabile e affascinante, una volta ristabilito, il caporale inizia a provocare l’interesse di tutte le ospiti del collegio, e anche quello della stessa Martha. Il muro di puritanesimo che caratterizza la vita del collegio verrà presto scalfito, ma il gioco a cui McBarney decide di giocare si rivelerà presto più pericoloso del previsto…

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Posted 25 settembre 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Flop all’epoca della sua uscita, esperimento di cinema al femminile forse fin troppo avanti per i suoi tempi (era il 1971), La notte brava del soldato Jonathan ci restituiva un Clint Eastwood (già) insolito, in un ruolo di seduttore trasformato in vittima sacrificale, tra gli umori di un femminismo in bilico tra voglia di emancipazione, inquietudini figlie della rivoluzione hippie, e latente attitudine nichilista. Un film, quello di Don Siegel (tratto dal romanzo A Painted Devil di Thomas P. Cullinan), che negli anni è stato oggetto di rivalutazione, sulla carta perfetto per la reinterpretazione di una cineasta dallo sguardo personale come Sofia Coppola.

Insignito del premio per la miglior regia nell’ultima edizione del Festival di Cannes, questo L’inganno recupera in toto l’ambientazione e le atmosfere del film originale di Siegel, ponendo ancor più l’accento sull’isolamento della location e sulla dimensione onirico/fiabesca del racconto, con il bosco quale incubatore di una minaccia/possibilità che per le ospiti del convento diviene occasione di contatto con l’alterità, nonché con un rimosso (la sessualità) che quando si personifica nella figura del caporale, non può che assumere forme distruttive.

A dar vita a una figura insieme seduttiva e inquietante, che doveva restare credibile tanto come catalizzatore di pulsioni represse, quanto come vittima sacrificale, un Colin Farrell che cerca di ricalcare l’inquieto militare a suo tempo interpretato da Eastwood. Ad affiancarlo, un’austera Nicole Kidman col suo stuolo di allieve divise tra innocenza e crudeltà (quasi) inconsapevole, tra cui spiccano i volti di Kirsten Dunst, Elle Fanning e Oona Laurence.

Trailer:

PRO

L’impianto visivo di questo L’inganno è senz’altro notevole, a cominciare dall’elegante fotografia di Philippe Le Sourd (tra i suoi lavori, The Grandmaster di Wong Kar-Wai) fino a una regia morbida e avvolgente, capace di rendere con la macchina da presa l’ambiguità portata all’interno del collegio dalla figura del militare interpretato da Farrell. Il soggetto conserva intatta la sua forza, pur a distanza di oltre un quarantennio, concentrandosi maggiormente sulle dinamiche interne al gruppo di ospiti del collegio, e ponendo l’accento su un cotè visivo di chiara matrice gotica: l’isolamento della location e il suo carattere di non-luogo, quasi atemporale, centro ideale in cui far deflagrare ossessioni e pulsioni prima innominabili, è reso plasticamente in una scenografia di grande efficacia, e in generale in una confezione capace di valorizzare al meglio la lettura che la regista dà della vicenda.

CONTRO

La rilettura più “femminista” e gotica che Sofia Coppola ha voluto dare del racconto originale si infrange su uno script difettoso, che sfuma troppo la personalità del militare col volto di Colin Farrell, manichino più che attivo catalizzatore delle pulsioni rimosse delle giovani ospiti del collegio. La sceneggiatura, solo a grandi linee ricalcata su quella del 1971, non sembra interessata tanto a esplorare l’impatto e le conseguenze della presenza del caporale nel collegio, quanto le dinamiche da essa scatenate in un contesto che resta intimamente femminile. Un’ottica programmatica ma inevitabilmente limitante: il personaggio di Farrell è scritto in modo approssimativo, e il suo interprete per primo non sembra credere del tutto alla sua performance. La sua evoluzione resta forzata e poco credibile, trasmettendo per tutto il film l’impressione di una voluta trascuratezza, frutto principalmente dell’ottica scelta dalla regista. Per questi motivi, e per il mancato coraggio nel reinterpretare davvero, e fino in fondo, la vicenda originale da un’angolazione moderna, il film della Coppola resta un esperimento interessante quanto imperfetto: una ulteriore testimonianza del lavoro di una cineasta a cui manca ancora, probabilmente, quel passaggio fondamentale per divenire davvero “autrice”.

GALLERY

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Marco Minniti

 
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