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LIGHTS OUT – TERRORE NEL BUIO

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
2.5/ 5


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Pro


Ottima fotografia, regia efficace nella costruzione della singola sequenza di spavento, apprezzabile il tentativo di legare l’idea iniziale a temi di un certo spessore.

Contro


Sceneggiatura approssimativa, tale da rendere ardua la sospensione della credibilità; frequenti incongruenze nella trama e dialoghi generalmente di cattiva fattura.


In breve

Il piccolo Martin vive con sua madre Sophie, donna depressa e in cura con psicofarmaci, che ha alle spalle un divorzio dal primo marito e la morte del secondo. La donna sostiene che in casa con lei ci sia una sua misteriosa amica, di nome Diana, che si manifesterebbe solo al buio. Quando Martin inizia effettivamente ad avvertire una presenza ostile, fugge terrorizzato dalla casa, rifugiandosi dalla sua sorellastra Rebecca, che da anni vive lontana dalla madre. Rebecca, figlia del primo marito di Sophie, prende con sé il ragazzino, accusando sua madre di essere incapace di crescerlo, e di condizionarlo con le sue fantasie. Presto, però, l’inquietante presenza di Diana inizia a manifestarsi anche presso la casa di Rebecca, convincendo la ragazza che quelle di sua madre non sono fantasie. Indagando sul passato di Sophie, Rebecca scoprirà uno sconvolgente segreto, e si renderà conto che la vita sua e quella dei suoi familiari è in grave pericolo…

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Posted 2 agosto 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Non è la prima volta, in tempi recenti, che l’idea di un corto viene rielaborata ed estesa per adattarsi alle dimensioni del lungometraggio. Se, nel campo della fantascienza, abbiamo avuto negli ultimi anni gli esempi di Pixels di Chris Columbus (ispirato a un omonimo cortometraggio del regista francese Patrick Jean) e del recente Hardcore! (ispirato a due videoclip diretti dallo stesso regista, Ilya Naishuller) l’horror ci ha regalato l’ottimo Babadook di Jennifer Kent, e il precedente La madre di Andres Muschietti (anch’essi tratti da due corti diretti dai rispettivi registi). Ora, un cortometraggio già abbastanza popolare in rete, visualizzabile attraverso Youtube, viene a sua volta adattato nella forma del film esteso: parliamo di Lights Out, micro-horror di circa due minuti e mezzo, già premio per la miglior regia nel concorso di genere Who’s There Film Challange, da cui il regista David F. Sandberg ha tratto questo Lights Out – Terrore nel buio.

Con la produzione dello specialista del genere James Wan, e basandosi sulla sceneggiatura di Eric Heisserer (noto, tra gli altri, per gli script del Nightmare del 2010 e di Final Destination 5) Sandberg parte dalla sua originaria intuizione (un’entità che vive solo nel buio, terrorizzando l’inquilina di una grande casa) per costruire un horror psicologico sui generis, che tocca i temi della famiglia, della malattia mentale e dell’abbandono. La creatura al centro della trama (ricostruita – caratteristica rara negli ultimi anni – senza l’ausilio della CGI) viene fornita di un elaborato background, che la lega a doppio filo al personaggio di Sophie interpretato da Maria Bello; tanto il suo aspetto, quanto le caratteristiche di base del suo personaggio, rimandano in modo evidente alla Sadako dell’originale Ring di Hideo Nakata, imitatissimo classico del J-Horror. Nel ruolo della combattiva Rebecca troviamo l’australiana Teresa Palmer, già vista in Codice 999 di John Hillcoat mentre Martin è interpretato dal giovanissimo Gabriel Bateman (regular della serie American Gothic).

Trailer:

PRO

L’horror diretto da David F. Sandberg, suo esordio alla regia di un lungometraggio, si avvale di un’ottima fotografia, capace di rendere al meglio il senso di minaccia che si annida negli angoli bui dell’inquadratura; la regia costruisce efficacemente le singole sequenze di spavento, giocando sull’alternanza buio/luce e perlopiù suggerendo, anziché mostrare, l’inquietante presenza di Diana. La figura di quest’ultima è resa grazie ad un efficace makeup, che fa a meno degli ormai onnipresenti effetti in CGI e restituisce al meglio il sentore di minaccia fisica che il suo personaggio vuole incutere. Sandberg è abile nello sfruttare una paura ancestrale e più che mai universale, capace di coinvolgere spettatori di ogni età e latitudine; è inoltre apprezzabile il tentativo di inserire l’idea del cortometraggio originale in una sceneggiatura che affronti temi complessi, e calati nella realtà sociale contemporanea.

CONTRO

Il grosso limite di Lights Out – Terrore nel buio sta nella sua scrittura approssimativa, che pregiudica la credibilità (pur nel contesto fantastico) degli eventi che mette in scena, nonché la disponibilità dello spettatore ad empatizzare con i personaggi. Scegliendo di trattare temi quali la malattia mentale, l’abbandono e la solitudine, lo script punta in alto, ma non si rivela solido ed elaborato a sufficienza per poter gestire questo materiale. Personaggi sommariamente delineati (in primis l’incolore – non per colpa sua – protagonista col volto di Teresa Palmer, e la di lei madre interpretata dalla mal sfruttata Maria Bello) danno vita a dialoghi non all’altezza dei temi affrontati dal film; la stessa delineazione del background della creatura sembra un elemento pretestuoso, atto soltanto a giustificare le sue azioni. Non mancano, nel corso del racconto, le incongruenze e le situazioni che rendono ardua la sospensione dell’incredulità, sfocianti a tratti (specie nei minuti finali) nel ridicolo involontario. Per tutti questi motivi, il film di Sandberg resta una mera (ed evanescente) macchina da brividi, che si limita a replicare nel corso della sua durata, con sempre minor efficacia, l’originale intuizione del cortometraggio alla sua base.

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Marco Minniti

 
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