non solo recensioni…

 
 


 
Da non perdere
 

LES SOUVENIRS

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


User Rating
no ratings yet

 

Pro


Tono lieve ed efficace nella prima parte, buon equilibrio tra il registro da commedia e quello più malinconico, buona prova del co-protagonista Michel Blanc.

Contro


Nella seconda parte, il tono si precisa su un melò di grana grossa, risaputo e ricco di parentesi pacchiane: la credibilità e l’empatia vanno in gran parte perse.


In breve

Romain, 23 anni, studia e lavora come come portiere di notte in un albergo, ma ha la segreta ambizione di diventare scrittore. Suo padre Michel, 62 anni, sta andando in pensione, ma non è preoccupato più di tanto per la cosa: avrà più tempo per i suoi hobby e per stare con sua moglie, pensa, ma non si accorge che quest’ultima è sempre più insofferente verso la sua apatia e il suo apparente disinteresse. Madeleine, la nonna di Romain, ha invece 85 anni: dopo la scomparsa di suo marito è ancora piena di vita e con la mente lucida, ma Michel e i suoi fratelli sono preoccupati per la sua salute e per la sua condizione di donna sola e anziana. I tre, di comune accordo, decidono così di trasferire Madeleine in una casa di riposo; ma l’anziana donna, che non prende bene la decisione, fugge di punto in bianco, non facendo avere ai familiari nessuna notizia di sé. Una cartolina recapitata da Madeleine a Romain, qualche giorno dopo la sua scomparsa, fornisce al ragazzo un indizio sul possibile rifugio della donna…

0
Posted 13 aprile 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Escono quasi in contemporanea, sugli schermi italiani, due commedie francesi risalenti entrambe al 2014, entrambe incentrate sul tema degli affetti familiari e del confronto generazionale. Anche in questo Les souvenirs, come nel coevo Un’estate in Provenza, troviamo tre generazioni a confronto, e anche qui la famiglia borghese (di ieri e di oggi) è al centro dell’intreccio: ma, laddove nel film di Rose Bosch il registro è “frizzante” e all’insegna della gag immediata, qui il regista e attore Jean-Paul Rove gioca (o cerca di giocare) sull’understatement e su toni più lievi e malinconici. Una scelta che conferisce al film (ispirato al romanzo L’eroe quotidiano di David Foenkinos, anche co-autore dello script) un mood autunnale e dolceamaro per tutta la sua prima parte, con l’introduzione e lo sviluppo dei tre personaggi al centro della storia.

La sceneggiatura preme sul pedale della comicità surreale (affidandosi a un interprete collaudato come Michel Blanc) solo a tratti; facendo emergere il grottesco da una quotidianità trasfigurata appena quel tanto che basta per renderla cinematograficamente maneggiabile. Solo successivamente, con la ricerca da parte del giovane protagonista dell’anziana nonna, e l’excursus sulla memoria e sui suoi luoghi, il film acquista una consistenza e un tono da melodramma; rafforzata anche dalla parallela narrazione della vicenda che coinvolge il personaggio di Blanc e sua moglie. In tutto questo, in primo piano resta il tema della memoria (non è casuale, forse, il “proustiano” nome della donna) e la composizione e ricomposizione degli affetti, all’interno e all’esterno delle generazioni.

Trailer:

PRO

Per tutta la sua prima parte, il film si giova di un registro lieve, sottolineato dalla buona colonna sonora di Alexis Roult; al netto di qualche didascalismo, lo stesso uso del paesaggio urbano è intelligente e funzionale alla narrazione delle tre diverse solitudini che compongono la storia. Per metà film il racconto mantiene un buon equilibrio tra i toni da commedia agrodolce (affidati anche alla buona prova di Michel Blanc) e il bozzetto generazionale e di costume, riuscendo a non eccedere nella caricaturizzazione dei personaggi.

CONTRO

Dopo una prima parte accettabile, registicamente poco consistente ma intelligente nel mantenere l’equilibrio tra i diversi registri della storia, il film si avvia in modo smaccato (e poco convincente) sulla via del melò. Dallo spostamento dell’ambientazione in Normandia (in cui Rove indugia, in modo furbo, sui paesaggi e sulla loro giustapposizione con l’ambiente urbano) il ritmo di Les souvenirs accelera indebitamente, mentre il tono si precisa su un patetismo di grana grossa e incapace di mettere a fuoco i suoi temi. La narrazione, qui, scivola su parentesi pacchiane e risapute (il ritorno a scuola di Madeleine), si lascia andare a svolte di trama prevedibili e meccaniche (l’incontro tra Romain e la giovane maestra elementare) venendone fuori con una morale imperdonabilmente semplicistica. Nonostante le discrete premesse che aveva posto nella sua fase iniziale, del film di Rove finisce così per restare in mente la profusione di dettagli stucchevoli che, nella sua seconda metà, il film riversa sullo spettatore, perdendo gran parte della credibilità e della capacità di presa narrativa prima mostrate.

GALLERY

Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInPin on PinterestTweet about this on TwitterShare on Tumblr

Marco Minniti

 
Avatar of Marco Minniti


0 Commenti



Commenta per primo!


Risposte


(required)