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LE LEGGI DEL DESIDERIO

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4.5/ 5


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In breve

Giovanni Canton (Silvio Muccino) è un “life-coach” molto famoso grazie ai suoi libri, un trainer motivazionale seguito e amato dal grande pubblico che decide, per dimostrare di non essere un ciarlatano, di effettuare una sorta di esperimento dimostrativo. Sceglierà fra il pubblico tre persone, che in sei mesi, sotto la sua guida cambieranno completamente il loro stile di vita, ma cosa più importante realizzeranno il desiderio che hanno espresso. Tre vengono scelti per questo concorso: Ernesto Colapicchioni (Maurizio Mattioli) un sessantenne in crisi che dopo aver perso il lavoro, spera di trovarne un altro per poter mantenere la moglie invalida; Luciana Marino (Carla Signoris) madre e moglie repressa ormai cinquantenne e segretaria di un Monsignore in Vaticano, ma con l’hobby segreto di scrivere racconti erotici femminili; Matilde Silvestri (Nicole Grimaudo) timida impiegata nella casa editrice che pubblica i libri di Canton e da anni relegata al ruolo di amante del capo ammogliato Paolo Rubens (Luca Ward) e considerata dalla famiglia così come dai colleghi come la “perdente” da sfruttare. Riuscirà Canton a dimostrare la legittimità e veridicità delle tecniche di programmazione neuro linguistica attraverso queste tre persone schiacciate dalla quotidianità e incapaci di utilizzare tutto il loro potenziale?

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Posted 23 febbraio 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Dopo “Parlami d’amore” e “Un altro mondo”, dopo quattro lunghi anni di assenza ecco che Silvio Muccino torna nuovamente alla macchina da presa con “Le Leggi del desiderio”.   Se le due opere precedenti erano basate sui romanzi  della scrittrice Carla Vangelista, quest’ultima fatica nasce da una collaborazione di Muccino con la stessa Vangelista, insomma un lavoro a quattro mani che, basandosi sulla figura del Life – Coach Anthony Robbins, statunitense autore di libri e seminari, e consulente personale di Bill Clinton e Donald Trump. Muccino cerca di realizzare un’opera, una commedia romantica dal respiro internazionale, con un attenzione ai dettagli, con la fotografia patinata, opera di Federico Schlatter, accompagnata dalla musica del jazzista Peter Cincotti, l’idea di base è semplice e come spiega il suo stesso personaggio: “I desideri dell’uomo muovono il mondo. E ogni giorno, per riuscire a ottenere l’oggetto del nostro desiderio, modifichiamo noi stessi e la nostra realtà”. Una commedia romantica incentrata sull’ottimismo e sulla speranza di riuscire a realizzare i propri sogni, ma soprattutto sulla scoperta di se stessi e dei propri sentimenti.

PRO

La regia è fluida e accattivante, c’è una maturità narrativa diversa dai precedenti film, che rende “Le leggi del desiderio” un prodotto godibile e facilmente fruibile soprattutto nella prima parte della pellicola. Numerosi i riferimenti, omaggi e citazioni alle commedie americane contemporanee di cui ricalca il ritmo, ma anche a vecchi film di stampo romantico come “La vita è meravigliosa” del 1946 di Frank Capra. A rendere il film interessante e particolare, al di là dei molteplici riferimenti ad altre opere, è comunque l’interpretazione di Maurizio Mattioli, Carla Signoris e Nicole Grimaudo, che portano sullo schermo dei personaggi a tutto tondo, sconfitti, ma mai perdenti dotati di una sottile ironia con cui tratteggiano il mondo che li circonda.

CONTRO

Nonostante la fluidità narrativa raggiunta la pellicola non riesce a raggiungere alti livelli, in primis perché la sceneggiatura presenta diverse incoerenze legate alla presenza di personaggi inutili e ininfluenti per la storia narrativa, inoltre mancano eventuali sotto trame e sotto testi che potrebbero renderla più corposa  e meno un prodotto da “videocassetta”. Così dopo una prima parte decisamente organica e all’insegna della risata, lentamente il film scivola nel dramma conclusivo perdendo quello sprint che l’avevano caratterizzato e sfociando nella noia, appesantendo lo sviluppo narrativo e  terminando in un’ovvia conclusione a lieto fine.

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Federica Di Bartolo

 
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