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L’ARTE VIVA DI JULIAN SCHNABEL

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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Pro


Lavoro intelligentemente divulgativo, molto efficace nell’illuminare la sovrapposizione creativa, e feconda, che caratterizza la vita e l’arte di Julian Schnabel.

Contro


Uno sguardo più personale, nel narrare l’uomo e l’artista, avrebbe senz’altro fornito al film un importante valore aggiunto.


In breve

Artista eclettico e geniale, tra i protagonisti della pittura americana della seconda metà del secolo scorso, Julian Schnabel è in seguito diventato regista, trasponendo nel cinema le sue visioni e il suo approccio all’arte visuale. L’uomo e l’artista si raccontano in questo documentario davanti alla macchina da presa di Pappi Corsicato, che di Schnabel ripercorre la biografia (dall’infanzia a Brooklyn ai grandi successi nella pittura, fino al passaggio al cinema), l’evoluzione del gusto pittorico e le sperimentazioni, l’approccio “multimediale” all’arte, e infine gli incontri con personaggi dalla sensibilità affine, quali Willem Dafoe, Lou Reed, Al Pacino e Bono.

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Posted 13 dicembre 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Documentario teso a raccontare l’arte e la vita di un personaggio straordinario, che col cinema intrattiene tuttora un rapporto privilegiato (anche se non esclusivo) L’arte viva di Julian Schnabel è una sorta di personale tributo fatto da Pappi Corsicato a una figura che il regista sente evidentemente come (comprensibilmente) affine. Una coproduzione italo-statunitense che racconta l’uomo e l’artista Schnabel in un periodo in cui la sua figura è tutt’altro che pronta per essere storicizzata, ma risulta al contrario più che mai attiva, sia sul fronte delle opere su tela (le ultime esposizioni mostrate dal film risalgono al 2016) sia su quello del lavoro dietro la macchina da presa: è annuncio recentissimo, infatti, l’intenzione di Schnabel di realizzare un biopic su Vincent Van Gogh (che vedrà Willem Dafoe nel ruolo di protagonista).

Alternando filmati di repertorio che ripercorrono tanto la vita personale di Schnabel (a partire dall’infanzia) quanto l’evoluzione del suo lavoro, a interviste a familiari, amici e colleghi (dai figli Lola, Stella, Vito, Cy e Olmo alle due mogli Jacqueline e Olatz, fino agli amici e collaboratori Al Pacino, Mary Boone, Jeff Koons, Bono, Laurie Anderson, oltre allo stesso Dafoe), il documentario fa un viaggio in un percorso artistico e umano in cui i confini dell’arte non sono mai così definiti, debordando sovente nella vita personale, annullando la distinzione netta tra tempo lavorativo e tempo di vita, così come quella più generale tra gusto artistico ed esperienziale. Un ritratto pensato come sguardo ravvicinato, ma mai agiografico, su una figura naturalmente sfuggente, che il regista napoletano ha già presentato in anteprima al Tribeca Film Festival (preludio alla distribuzione statunitense, di poco successiva). e che ora Nexo Digital distribuisce in due giornate-evento, il 12 e il 13 dicembre.

Trailer:

PRO

Il documentario di Corsicato, rigoroso ed essenzialmente divulgativo, trova il giusto equilibrio tra la ricostruzione biografica e le interviste frontali, riuscendo a far risultare attraente la pittura di Schnabel anche per quegli spettatori che non avessero tale campo artistico quale primo interesse. L’alternanza, continua e senza soluzioni di continuità, tra l’esplicitazione della vita e quella dell’arte del personaggio, rende bene la confusione creativa (e feconda) tra i rispettivi campi, confusione che rappresenta parte integrante del percorso umano e creativo di Schnabel; mentre la scelta delle sequenze dei suoi film mostra la continuità del suo lavoro (e della sua visione) nei due differenti campi in cui questo si è esercitato. Tra gli incontri umani e professionali raccontati dal film, particolarmente toccante è quello con Lou Reed, immortalato dal film concerto Lou Reed – Berlin, risalente al 2007.

CONTRO

Il buon lavoro di Corsicato trova il suo principale limite in una certa timidezza registica, in un “farsi da parte” dell’occhio del documentarista che forse non rende giustizia (per quanto ciò possa apparire paradossale) a un lavoro vitale come quello di Schnabel. Corsicato sceglie di affidarsi del tutto all’attrattiva e al magnetismo esercitati dalle opere del soggetto, aggiungendovi poco di suo: ma uno sguardo più personale avrebbe senz’altro completato nel migliore dei modi il racconto biografico (anche in virtù di una sensibilità in gran parte affine), fornendogli un valore aggiunto (in termini di ottica e visione cinematografica) di cui qui si sente un po’ la mancanza.

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Marco Minniti

 
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