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L’ABBIAMO FATTA GROSSA

 
l'abbiamo fatta grossa locandina
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Scheda
 

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Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


User Rating
3 total ratings

 

Pro


Buon ritmo comico, affiatamento efficace tra i due protagonisti, finale intelligente e arguto.

Contro


Troppo mestiere e poca sostanza nella caratterizzazione dei personaggi, senso di già visto, eccessiva dilatazione della vicenda.


In breve

Yuri Pelagatti, attore di teatro, ha un serio problema di memoria. Dopo la separazione da sua moglie, infatti, l’uomo non riesce più a ricordare le battute dei suoi spettacoli, provocando seri problemi alla sua compagnia. Non rassegnatosi alla fine del suo matrimonio, Pelagatti assume l’investigatore privato Arturo Merlino, perché provi la relazione della donna con un affascinante avvocato. Merlino, detective squattrinato e con ben poco talento, piazza una cimice sul tavolo sbagliato di un ristorante, e intercetta casualmente la conversazione di un’altra coppia; seguendo le indicazioni della conversazione, e pensando di sorprendere la moglie di Pelagatti e il suo amante, i due irrompono nel bel mezzo di uno scambio tra due sconosciuti, entrando in possesso di una valigetta. Una valigetta dal contenuto scottante: un milione di euro in contanti…

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Posted 29 gennaio 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Dopo una serie di film in cui la sua naturale attitudine istrionica veniva mediata da un approccio più riflessivo (e quasi intimo) alla materia della commedia, Carlo Verdone sembra voler tornare qui, innanzitutto, a divertire e divertirsi. L’abbiamo fatta grossa, opera in cui l’attore/regista romano fa coppia per la prima volta con Antonio Albanese, sembra segnare infatti un ritorno a un ruolo più centrale per il suo personaggio (pur mediato dall’interazione con la nuova “spalla”), a certe facce e movenze tipiche delle sue figure storiche, alle intonazioni vocali e alle collaudate gags che hanno rappresentato, in oltre trent’anni, veri e propri marchi di fabbrica per il suo cinema. Abbandonati i temi generazionali e lavorativi, le riflessioni familiari e quelle sull’invecchiamento, pur in tono di commedia, dei recenti Posti in piedi in Paradiso e Sotto una buona stella, Verdone si lancia in un prodotto di maggior istinto e immediatezza; una commedia che gioca la sua riuscita in gran parte sul controllo dei tempi comici e sull’interazione (che fornisce in sé buoni risultati) tra i suoi due protagonisti. Lo spunto è una trama dal vago carattere noir (con al centro un topos del genere come la valigetta piena di soldi); questo il pretesto di base, per lo sviluppo di una serie di gags, incastri narrativi ed equivoci assortiti in cui i Verdone e Albanese si dividono equamente la scena. Il tutto all’insegna di un’immediatezza, di scrittura e recitazione, che al ritmo concitato sovrappone spesso la caricatura, sovente semplificata, qualche volta a un passo dal macchiettismo.

Trailer:

PRO

Il ritmo comico è forse la cosa che funziona meglio, in questo L’abbiamo fatta grossa; unitamente all’affiatamento, spontaneo ed efficace, tra i suoi due protagonisti. C’è molto mestiere, nella gestione (sia attoriale che narrativa) di situazioni-tipo, scambi di persona, equivoci e rocamboleschi twist di trama; l’esperienza dei due protagonisti, la collaudata efficacia della loro recitazione alle prese con i registri (ora più realistici, ora più improntati al parossismo) richiesti dallo script, la complementarietà ben studiata dei loro personaggi, fanno in modo che il film centri con semplicità lo scopo di intrattenere. Va inoltre segnalato, pur nel sostanziale moralismo sotteso alla trama, l’arguto finale, con quello che è quasi il recupero di un vecchio topos della commedia italiana (non sveliamo ovviamente quale) a nascondere un fondo amaro e disilluso. Una conclusione, nell’ambito di una commedia dal taglio classico, di indubbia intelligenza.

CONTRO

Il ritorno di Verdone a un approccio più viscerale e meno mediato alla commedia, in cui i temi e i bozzetti sociali delle precedenti opere restano in secondo piano rispetto alla pura efficacia comica, fa segnare anche un passo indietro al suo cinema (e alla sua più recente evoluzione). L’abbiamo fatta grossa diverte, strappa risate il più delle volte genuine, ma non si libera dal sentore di già visto che impedisce di goderne appieno. Troppo mestiere, probabilmente, anche nelle prove di due stagionati protagonisti che danno pieno fondo al loro repertorio (e trovano un naturale affiatamento) ma non tentano quasi mai di caratterizzare davvero le figure che incarnano. In una sceneggiatura dalla dichiarata esilità e pretestuosità (ma non sta lì, in fondo, il problema) si innestano poi alcune cadute di gusto, scivolate (seppur non frequenti) in un registro pecoreccio poco in linea col tono più generale del film. L’eccessiva dilatazione di una vicenda che si sarebbe potuta narrare più efficacemente nei canonici 90 minuti (o poco più) fa sì, inoltre, che si arrivi con il fiato un po’ corto all’efficace finale.

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Marco Minniti

 
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