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LA TORRE NERA

 
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Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
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Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
2.5/ 5


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Pro


Il fascino dell’universo creato da Stephen King riesce a proiettare il suo potenziale anche sullo schermo, grazie (anche) alla buona interpretazione del protagonista Idris Elba.

Contro


Il film si configura come una delusione per tutti i lettori di King, soffrendo della sua irrealizzabile voglia di condensare un universo tanto complesso in un lungometraggio di 95 minuti.


In breve

Nella moderna New York, l’undicenne Jake Chambers è tormentato da incubi e visioni in cui vede suoi coetanei rapiti da strani individui, che ne usano il potenziale mentale per tentare di distruggere una misteriosa e imponente torre. Al centro delle visioni del ragazzino figurano sempre un uomo in nero dallo sguardo crudele, che Jake intuisce essere a capo degli individui intenzionati a distruggere la torre, e un pistolero che gli dà la caccia: entrambi si muovono in un mondo arido e desolato, apparentemente privo di vita. Quando la madre di Jake, spaventata dagli incubi del ragazzino, decide di far ricoverare il figlio in una clinica specializzata, Jake intuisce che la clinica è in realtà una copertura per gli individui che vorrebbero rapirlo, trasportandolo nel mondo delle sue visioni e utilizzandolo per distruggere la torre. Il ragazzino decide così di scappare, cercando un varco per penetrare nell’altra dimensione, e tentando di mettersi in contatto col pistolero.

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Posted 9 agosto 2017 by

 
Recensione completa
 
 

“L’uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì”: un incipit suggestivo, sicuramente capace di far risuonare più di una corda emotiva in tutti i lettori storici di Stephen King. La saga de La Torre Nera, opera letteraria composta da otto romanzi, si è configurata sempre più, negli anni, come opera magna della narrativa kinghiana, capace di conglobare all’interno del suo universo (o meglio: del suo insieme di universi) tutte le storie dello scrittore del Maine, configurandosene contemporaneamente come centro e cuore nevralgico. Un multiverso complesso, coerente e ricco di fascino, capace di contaminare in modo spregiudicato immaginari sci-fi, fantasy, western e horror. Un progetto che nasce in nuce come cinematografico, per cui il grande schermo rappresentava, in un certo senso, uno sbocco obbligato.

Nato circa dieci anni fa e passato nel frattempo di mano in mano, inizialmente accarezzato quale suggestione dai creatori di Lost J.J. Abrams e Damon Lindelof (che se ne sono poi distaccati), fonte di interesse prima per la Universal e poi per la Sony, il progetto cinematografico de La Torre Nera ha cambiato volto, pelle e casting più volte, fino ad approdare alla sua forma attuale. Una forma che consta, per il momento, di un film autoconclusivo di 95 minuti, che si pone contemporaneamente quale sequel della saga letteraria e trasposizione (prevalentemente) dei suoi primi due episodi; e che vedrà certamente un prequel in forma di serie televisiva, atto a narrare l’adolescenza del protagonista Roland Deschain e ispirato al quarto episodio della saga letteraria (La sfera del buio). L’eventuale realizzazione di uno o più sequel è (al momento) subordinata ai risultati al botteghino di questo primo episodio su grande schermo.

In un canovaccio narrativo che sintetizza (espungendone comunque alcune parti) l’intreccio dei primi due romanzi (L’ultimo cavaliere e La chiamata dei tre), introducendo contemporaneamente elementi che i lettori della saga avrebbero incontrato solo più avanti, il film di Nikolaj Arcel (regista del period drama Royal Affair) muove dal personaggio del giovane Jake, facendo del tema (tipicamente kinghiano) del bambino “speciale”, il motore narrativo della storia. Contemporaneamente, vengono introdotti nel film i due antagonisti principali della saga, ovvero il pistolero Roland Deschain, l’ultimo di una gloriosa stirpe in un mondo che “è andato avanti”, e la sua nemesi Walter Padick (che i lettori di King conosceranno anche come Randall Flagg), personificazione del Male. Due iconici personaggi che prendono qui, rispettivamente, i volti di Idris Elba e Matthew McConaughey, introdotti in un universo che (sul modello dei romanzi) fonde suggestioni post-apocalittiche ad altre di matrice fantasy, horror e western. Con un finale aperto (ma non direttamente occhieggiante) a una possibile, e per ora non certa, prosecuzione della saga.

Trailer:

PRO

Gran parte dei punti di forza de La Torre Nera sono generati direttamente dal fascino dell’universo creato da Stephen King, e dall’epica presente in nuce nella storia di Roland Deschain e della sua ricerca. Pur nella sua stringatezza, e nel suo rappresentare, per molti versi, una sorta di “bignami” della saga letteraria, il film di Nikolaj Arcel riesce a porsi come “porta d’ingresso” nel mondo kinghiano per lo spettatore di esso digiuno, facendone intuire le dimensioni, la complessità, l’estensione capace di superare i confini del singolo lungometraggio. Proprio questo potenziale epico, non direttamente ascrivibile al film, ma certo presente nel dipanarsi della sua narrazione, porta lo spettatore a bramare un’estensione della storia che ne restituisca, in modo più organico, la portata. Un potenziale sacrificato, solo intuibile, ma certamente presente. Va sottolineata poi, tra i punti positivi del film, la prova inaspettatamente buona del protagonista Idris Elba, capace di rendere (al netto di qualche incertezza, da parte dello script, nella descrizione del personaggio) quel misto di freddezza, mistero, disillusione e inespressa carica emotiva, che caratterizzava il Roland Deschain descritto da King.

CONTRO

Atteso da decenni dai più affezionati lettori kinghiani, bramato e infine temuto (da quando hanno cominciato a circolare le prime indiscrezioni sulla trama, e ancor più dopo la visione del trailer), questo La Torre Nera si configura purtroppo come un’enorme delusione per chiunque abbia amato la saga letteraria, e come un pop-corn fantasy appena discreto per tutti gli altri. Le traversie produttive, che hanno trasformato il progetto riducendone sensibilmente le dimensioni (e il budget), i contrasti creativi che, stando alle indiscrezioni trapelate dagli studios, hanno provocato la sensibile riduzione del minutaggio, hanno finito per incidere pesantemente sul risultato finale. Il film di Nikolaj Arcel tenta l’impossibile compito di sintetizzare una saga di straordinaria complessità (che addirittura racchiude in sé tutto l’universo narrativo di un autore) in un film di poco più di un’ora e mezza di durata, inevitabilmente capace solo di sfiorare i temi e le suggestioni dei romanzi. L’evidente carattere parziale e incompleto della vicenda narrata dal film, la fretta e meccanicità di certi passaggi narrativi, il brutto e posticcio finale, testimoniano di un progetto difettoso nel suo sviluppo, che cerca (senza riuscirci) di dare un carattere conchiuso e autoconclusivo a una vicenda nata invece per essere parte di un’entità più estesa. Un contrasto che nel film stride in modo piuttosto evidente. Va sottolineato, poi, il carattere cheap di alcuni effetti visivi (risultato di un budget che si è andato riducendo rispetto al progetto originario), una messa in scena in sé piuttosto anonima, e un casting solo in parte funzionale: all’ottima prova di Elba, e a quella sufficiente del giovane Tom Taylor, va sommato un Matthew McConaughey che si rivela meno efficace che in passato, a delineare un villain troppo dandy e di maniera per rappresentare ciò che, per King, era la personificazione del male assoluto. Sprecato, poi, si rivela un altro interprete dal grande potenziale come Jackie Earle Haley, utilizzato (male) nel ruolo di un antagonista secondario.

Più in generale, il film di Arcel non pone certo premesse incoraggianti per lo sviluppo di una saga che (pur laddove dovesse proseguire) sembra già aver tradito lo spirito della sua controparte letteraria, e che sarà verosimilmente molto difficile, per chiunque dovesse ancora misurarvisi, da riuscire a rimettere sul binario giusto.

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Marco Minniti

 
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