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LA SPOSA BAMBINA

 
LA SPOSA BAMBINA LOCANDINA
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Scheda
 

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Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
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3/ 5


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Pro


Espressione di un’urgenza divulgativa genuina, dalla buona sceneggiatura, equilibrato nel trattare i suoi temi.

Contro


Regia piana e scolastica, con qualche spunto non approfondito al meglio nei minuti finali.


In breve

La piccola Nojoom, 10 anni, entra in un tribunale e chiede risolutamente al giudice di ottenere il divorzio. Stupito, ma impossibilitato ad aiutare la bambina, il magistrato ascolta la sua incredibile storia: proveniente da una famiglia povera delle montagne, data in sposa a un uomo di 30 anni in cambio di una piccola entrata economica, Nojoom è stata ripetutamente violentata da suo marito, oltre ad aver subito percosse e vessazioni di ogni tipo. Fuggita, e ripudiata dalla sua famiglia di origine, la ragazzina è ora determinata ad ottenere giustizia. Siamo nello Yemen, paese in cui i matrimoni di bambine sono consentiti dalla legge, e in cui le consuetudini tribali sono spesso più forti delle norme civili. Il caso di Nojoom, ribelle a un sistema arcaico e da più parti contestato, diverrà presto emblema dei diritti delle spose bambine, e della lotta per la modernizzazione di un’intera nazione.

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Posted 2 maggio 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Esordio nella regia di un lungometraggio per la cineasta Khadija Al-Salami, ispirato a un libro autobiografico che rivelò al mondo la realtà delle giovanissime spose yemenite (ma parte della vicenda è ispirata alla storia personale della regista), questo La sposa bambina è un vivido resoconto delle contraddizioni di un paese sospeso tra la modernità e la forza delle consuetudini. Quella del film della Al-Salami, al netto della sua qualità cinematografica, è soprattutto un’urgenza divulgativa, filtrata dall’ottica di un personaggio (la bravissima Reham Mohammed) il cui sguardo viene da subito viene sovrapposto a quello dello spettatore. Un personaggio che vediamo attraversare un vero e proprio calvario.

Il film, che arriva in Italia col patrocinio di Amnesty International, si sviluppa prevalentemente in un lungo flashback in cui viene mostrata la vita della protagonista: dalla nascita in un villaggio di montagna, durante una notte stellata (il suo nome, in arabo, significa proprio stella) a un’infanzia spensierata, fino ai problemi economici della famiglia, al trasferimento in città e infine al matrimonio imposto. Il film cambia tono, in modo abbastanza netto, nella sua seconda frazione: qui, le angherie del giovane marito (e di sua madre) sulla protagonista vengono mostrate senza mediazioni di sorta. In mezzo, alcune ellissi narrative, che la successiva parte processuale (quella in cui la vicenda della ragazzina sarà esposta in tribunale) si occuperà di colmare.

Trailer:

PRO

Percorso dalla genuina voglia di raccontare, caratterizzato da un impeto divulgativo di cui è impossibile non cogliere la sincerità, La sposa bambina funziona come spaccato sociale (pur inevitabilmente parziale) di un paese in preda alle contraddizioni. Lo stacco campagna/città, abbastanza evidente anche a livello visivo, si accompagna a un cambio di tono (volutamente) brusco: quasi fiabesco il racconto dell’infanzia della protagonista nel suo villaggio, spietatamente naturalista quello del calvario da lei subito nella casa dell’uomo a cui viene data in sposa. La sceneggiatura, intelligente nel gestire i flashback e le ellissi (la vicenda del matrimonio viene ricostruita, nella sua interezza, solo nei minuti finali) si caratterizza per il suo equilibrio: lo sguardo è empatico e (interamente) rivolto alla lotta della protagonista, ma la voglia di descrivere una realtà sociale in tutta la sua complessità, astenendosi dai manicheismi, non viene mai meno. Proprio questo sguardo attento ed equilibrato su una realtà sociale contraddittoria rende più efficace il discorso portato avanti dal film, allontanando i rischi della retorica.

CONTRO

Il film di Khadija Al-Salami mostra i suoi limiti in una regia piana, scolastica, che fa il minimo indispensabile per dinamizzare una vicenda che ha nei suoi temi il catalizzatore principale. Timido nella messa in scena, televisivo nell’andamento, La sposa bambina non sfrutta al meglio, visivamente, le peculiarità degli ambienti (in primis le montagne in cui la protagonista cresce) lasciando questi ultimi a mò di puro orpello. L’accennato tema della sovraesposizione mediatica della protagonista, nei minuti finali, meritava probabilmente altro e diverso rilievo: un’attenzione che avrebbe rappresentato un ulteriore contraltare a quella può apparire come una poco giustificata “ode” alla moderna vita urbana.

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Marco Minniti

 
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