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LA RICOMPENSA DEL GATTO

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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Pro


Semplice ma non semplicistico, dal buon ritmo, visivamente affascinante e coinvolgente per un pubblico trasversale.

Contro


Il film non ha la stratificazione e lo spessore delle migliori opere Ghibli. L'adattamento dei dialoghi è pessimo, condito di arcaismi e costruzioni sintattiche traballanti.


In breve

Haru, ragazza che frequenta le scuole superiori, di ritorno da scuola nota casualmente un gatto che attraversa la strada; allarmata dal sopraggiungere di un camion, la ragazza si getta d’impulso sulla carreggiata, salvando la vita all’animale. Subito dopo, il gatto si volta verso di lei e incredibilmente le parla, ringraziandola. Credendo di aver sognato, Haru va a dormire, ma nottetempo viene svegliata da una processione di felini: per sdebitarsi, gli animali le consegnano personalmente un foglio, che reca un invito speciale. Haru è infatti invitata a presentarsi presso il palazzo del Re dei Gatti, dove il sovrano la darà in sposa al suo unico figlio: proprio il gatto che la ragazza ha salvato in strada. Haru, affascinata ma impaurita dalla prospettiva di sposare un gatto, viene invitata a rivolgersi all’Ufficio dei Gatti, dove troverà l’elegante gatto Baron e il grosso e scontroso Muta. I due animali, diffidenti verso la famiglia reale dei gatti, cercheranno di impedire il suo imminente matrimonio col principe felino.

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Posted 10 febbraio 2016 by

 
Recensione completa
 
 

L’apprezzabile opera di riscoperta della Lucky Red, che sta portando per la prima volta in sala molti dei vecchi lavori dello Studio Ghibli, prosegue nell’appena iniziato 2016 con questo La ricompensa del gatto (Neko no ongaeshi): distribuito nelle giornate del 9 e 10 febbraio, il film risale al 2002 ed è diretto da Hiroyuki Morita, già animatore Ghibli e collaboratore di Miyazaki e Takahata, sulla base del manga The Cat Returns di Aoi Hiiragi. Il fumetto di Hiiragi nasceva di suo, in realtà, come una sorta di spin-off del suo precedente Whisper of The Heart, che aveva a sua volta originato il film Ghibli da noi intitolato I sospiri del mio cuore. Di quest’ultimo (che presentava una trama realistica, pur con varie parentesi oniriche e fantastiche) ritroviamo i felini Baron e Muta, figure ricorrenti (e simboliche) nel percorso di crescita della giovane protagonista Shizuku.

Proprio un’altra storia di crescita, pur declinata in un plot più esplicitamente fantastico, è alla base del film di Morita, che mostra la solitudine di una ragazza nella fase più delicata del suo sviluppo personale, la sua fascinazione per un universo fantastico, e i conseguenti rischi di smarrimento della propria identità. Un tema, quest’ultimo, già alla base di molte opere di Miyazaki (basti pensare all’acclamato La città incantata) qui riproposto in un plot più snello e lieve, in cui i motivi fiabeschi (e carrolliani) del mondo celato dietro l’apparenza, si mescolano ad alcune figure ricorrenti del folklore giapponese; nonché a una morale facilmente leggibile, e assimilabile, da un pubblico trasversale (sia anagraficamente che geograficamente). Il tutto, in una costruzione narrativa breve (75 minuti) ma ritmicamente sostenuta e non priva di fascino visivo.

Trailer:

PRO

Semplice ma non semplicistico, animato da un buon ritmo e da una struttura narrativa adatta tanto agli spettatori orientali, quanto al pubblico occidentale avvezzo agli animali antropomorfi Disney, La ricompensa del gatto scorre con grazia, levità e piacevolezza. Le metafore del film di Morita (la crescita, la paura del cambiamento, la scoperta della propria identità e la vertigine della maturità, rappresentata in un mondo fantastico e a tratti minaccioso) sono trasparenti; ma conquistano in modo diretto ed efficace, senza per questo perdere il loro spessore. L’avventurosa vicenda della giovane Haru ha i contorni fiabeschi di tante analoghe vicende occidentali, si nutre di suggestioni à la Lewis Carroll senza appesantire la trama di divagazioni psicanalitiche, veicolando un messaggio che unisce semplicità e pregnanza. I quasi quindici anni di età del film non pesano affatto sul suo livello tecnico, con un design efficace e credibile (pur senza le raffinatezze miyazakiane) e un’animazione curata e dal buon tasso di spettacolarità. Il fascino di un universo fantastico che è insieme tenero, grottesco ed inquietante, coinvolge in modo immediato un pubblico vasto e trasversale. Va sottolineato inoltre che sarà piacevole, per quegli spettatori che hanno già visto ed apprezzato il precedente I sospiri del mio cuore, ritrovare i felini Baron e Muta, in una storia a loro esplicitamente dedicata.

CONTRO

Nella sua dichiarata semplicità, La ricompensa del gatto non ha lo spessore, la stratificazione e la capacità di operare (e coinvolgere) a più livelli, delle migliori opere di Miyazaki e Takahata. La tipologia di operazione (nata da un racconto a sua volta realizzato su commissione), e il modo in cui questa è stata portata avanti, allontanano ovviamente il piacevole film di Morita dai “pezzi da novanta” dello Studio Ghibli. Il limite principale di quest’opera, nella veste che approderà nelle nostre sale, sta tuttavia nel pessimo adattamento: incurante delle critiche che ormai da tempo gli vengono rivolte, Gualtiero Cannarsi prosegue nella sua linea di un’impossibile resa, in lingua italiana, di un presunto registro aulico e sostenuto proprio della lingua giapponese. Una scelta che consegna al pubblico un’inaccettabile serie di arcaismi, conditi da costruzioni sintattiche traballanti e da una resa dei dialoghi che in più punti oltrepassa il ridicolo. Un “problema”, quello rappresentato dalle scelte del dialoghista, che alla Lucky Red (considerato il valore, e l’importanza, delle opere del suo catalogo) qualcuno dovrebbe prima o poi decidersi ad affrontare.

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Marco Minniti

 
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