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LA LA LAND

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4.5/ 5


User Rating
1 total rating

 

Pro


Visivamente perfetto, diretto in modo magistrale, una grande metafora di Hollywood e un omaggio (con un fondo amaro) a un cinema che non c’è più.

Contro


Non ci sono reali difetti. Non adatto a chi non ami il musical da una parte, e a chi ne cerchi una riproposizione troppo filologica dall’altra.


In breve

Mia, aspirante attrice, e Sebastian, pianista jazz, si sono appena trasferiti a Los Angeles in cerca di fortuna. Lei sbarca il lunario come barista, e nel frattempo fa provini attendendo la grande occasione; lui ha il progetto di aprire un suo locale dedicato interamente al free jazz. I due si incontrano più volte, dapprima in modo burrascoso, poi con un malcelato interesse reciproco. L’amore arriva presto, ed è irresistibile. Ma la convivenza porta presto i suoi problemi. Sebastian incontra un suo vecchio amico, che gli propone un remunerativo impiego in una band che suona musica commerciale; Mia, nel frattempo, riesce a debuttare con lo spettacolo teatrale che aveva preparato da tempo, non ottenendo però i risultati sperati. Le speranze portate dalla “città delle stelle” devono fare i conti con i compromessi e gli accomodamenti della vita adulta…

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Posted 23 gennaio 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Scelto per l’apertura dell’ultima Mostra del Cinema di Venezia, vincitore della Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile (una luminosa Emma Stone) e trionfatore ai recenti Golden Globe, La La Land approda ora nelle sale italiane. Un film, quello di Damien Chazelle (già impostosi all’attenzione internazionale con Whiplash) che affronta uno dei generi hollywoodiani per eccellenza, riassuntivo in un certo senso di tutte le caratteristiche della “fabbrica dei sogni”: il musical. E il film di Chazelle, già dalla sua scena introduttiva (un lungo numero coreografico in mezzo al traffico losangelino, ripreso in piano sequenza) vuole blandire lo spettatore con le sfavillanti suggestioni del genere, trasportandolo in un universo capace di distaccarsi, al momento giusto, dal quotidiano.

Favola lucente che rappresenta più di un mero omaggio a un cinema (e a un modello produttivo) che non c’è più, La La Land è Hollywood all’ennesima potenza: riassumendo in sé forza, magniloquenza, magnetismo e contraddizioni di un’industria che proprio nel cinema occhieggiato dal film dispiegava il massimo della sua potenza immaginifica. Facendo, in modo discreto, del metacinema, il film di Chazelle parla della stessa industria cinematografica e delle sue trasformazioni, mettendo in scena quella “città delle stelle” che con la sua luminosa superficie accarezza, blandisce e infine disillude i due giovani protagonisti. Sovrapponendosi, in una riuscita metafora, alle trasformazioni di un’industria hollywoodiana che doveva perdere presto quei residui di innocenza (e di disponibilità al sogno, nella sua forma più incontaminata) che ne avevano accompagnato gli esordi. Sopravvivendo, e crescendo (in tutti i sensi) grazie ai compromessi.

Trailer:

PRO

Visivamente potentissimo, dalla messa in scena perfetta, magniloquente come l’oggetto che vuole rappresentare, ma coerente nelle sue premesse, La La Land è il musical nella sua forma più pura, ma anche un oggetto che vuole riflettere su se stesso e sulla storia che gli ha permesso di esistere. Nella sua luminosità, quella di Chazelle è una favola che cela (se si guarda appena sotto la sua superficie) un fondo amaro: la spietata “morale” del film è in qualche modo già scritta, presente in nuce sotto le sue immagini, sotto l’inesorabile scansione temporale che accompagna la parabola della relazione (e del velleitario perseguimento dei sogni) dei due protagonisti. Un cinema che guarda al Sogno con sguardo disilluso e un po’ cinico, compiendo un’operazione di recupero filologico di un genere nel momento stesso in cui ribadisce la sua inevitabile distanza da esso. In fondo, un regista dall’anima tormentata come Chazelle (basti riguardare un film come Whiplash, e la sua spietata esplorazione del rapporto maestro/allievo) non ci si poteva aspettare altro. Va sottolineato inoltre, nonostante sia quasi banale evidenziarlo, l’ottimo affiatamento mostrato da Ryan Gosling e dalla Stone, nonché le buone doti canore e danzanti da loro messe in mostra; a inserirsi su una colonna sonora ovviamente sontuosa, ricca di brani in grado di stamparsi indelebilmente nella memoria dello spettatore.

CONTRO

Difficile trovare veri difetti al film di Chazelle, di cui ovviamente consigliamo (ma non vale certo solo per quest’opera) la visione in lingua originale. Si può soltanto, in questa come in altre occasioni, sottolineare l’ovvio: chi non amasse il genere farebbe meglio a riflettere bene prima di imbarcarsi nella visione, così come farebbe bene a riflettere chi si attendesse, dell’atmosfera dei classici del musical, una mera riproposizione tal quale. Quella di Chazelle, lo ripetiamo, non è e non vuole essere una mera operazione-nostalgia: lo sguardo sul passato porta altrove, a una revisione critica che, nel momento in cui dichiara il suo amore per il genere, si mostra consapevole della distanza che lo separa da esso.

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Marco Minniti

 
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