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LA FAMIGLIA FANG

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


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Pro


Regia essenziale e sobria, che evita i manierismi del filone, tono in gran parte equilibrato, notevole prova di un inquietante Christopher Walken.

Contro


Presentazione dei personaggi eccessivamente sopra le righe, finale fuori tono col resto del film, deludente interpretazione di una Nicole Kidman insolitamente monocorde.


In breve

I Fang sono un nucleo familiare eccentrico, noto per i suoi provocatori numeri di performance art, spettacoli di strada tesi a infrangere il confine tra arte e vita quotidiana. I figli Annie e Baxter, che fin da bambini hanno aiutato i genitori a mettere in scena i loro numeri, hanno in seguito sviluppato un malcelato rancore verso Caleb e Camille, considerati colpevoli di aver sottratto loro la possibilità di vivere un’infanzia normale. Un giorno Baxter, scrittore in crisi, rimane ferito a seguito di un pericoloso gioco messo in atto con alcuni suoi amici; ricoverato in ospedale, l’uomo viene rintracciato dai suoi genitori, che decidono senza alcun preavviso di andare a fargli visita. Quando Baxter, infastidito dalla presenza dei due, chiede che anche sua sorella Annie, che ora fa l’attrice, lo raggiunga, la famiglia si riunisce per la prima volta dopo molti anni. I rancori e le tensioni finiscono per tornare a galla, ma Caleb e Camille sembrano voler fare di tutto perché i figli tornino ad accompagnarli nelle loro esibizioni…

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Posted 2 settembre 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Ex adolescente prodigio della tv e del cinema americano, in seguito protagonista di una carriera da attore variegata e interessante, Jason Bateman giunge con questo La famiglia Fang alla sua seconda regia. Sceneggiato dal drammaturgo David Lindsay-Abaire, e tratto dall’omonimo romanzo di Kevin Wilson, quello di Bateman è un film che affronta uno dei topoi per eccellenza dell’indie americano: quello della famiglia disfunzionale. Un tema che Bateman decide di trattare in un’opera sospesa tra la commedia grottesca e il dramma familiare, con una virata, nella seconda parte, in una sorta di giallo investigativo sui generis; utilizzando un tono che, malgrado le peculiarità del soggetto e il suo carattere naturalmente borderline, resta invero abbastanza sobrio.

Nel raccontare una vicenda che, dalla riflessione sull’arte e sui suoi confini, si sposta presto ad approfondire la dialettica tra l’ego e gli affetti, tra le ragioni dell’affermazione personale (anche solipsistica) e quelle dei legami familiari, il regista si affida molto ai suoi interpreti, mantenendo nel suo tocco una sostanziale trasparenza. Con l’eccezione di una prima parte in cui la grottesca presentazione dei personaggi dello stesso Bateman e di Nicole Kidman paga qualcosa ai tratti eccentrici del soggetto, La famiglia Fang è film essenzialmente di scrittura e di attori; e, tra questi ultimi, si segnala la presenza di un notevole Christopher Walken, a cui le rughe hanno donato una carica di inquietudine e magnetismo che ben si sposano alle peculiarità del suo personaggio.

Trailer:

PRO

Malgrado il tema alla base del film sia ormai diventato quasi un luogo comune per certo cinema indipendente americano, con tutti i rischi di manierismo del caso, La famiglia Fang riesce ad evitare le trappole di una smaccata reiterazione di fruste modalità espressive, scegliendo al contrario un tono sobrio e classico. L’iniziale registro grottesco si stempera presto in un dramma familiare sentito ed equilibrato, intelligentemente giocato tra passato e presente, tra un’empatia nel racconto che non ha bisogno dell’emotività sfacciata, e una gestione dei flashback essenziale e priva di furbizie estetiche. Restando quasi invisibile nel suo tocco registico, ma ritagliandosi il giusto spazio nelle vesti di attore, Bateman fa parlare i suoi personaggi, giocando gran parte della storia su un intenso ed efficace “quadrilatero” emotivo. Va rimarcata ancora una volta, a questo proposito, la notevole prova di Walken nei panni di Caleb Fang, a incarnare un capofamiglia solo apparentemente anticonformista, credibile anche nelle evoluzioni (e nelle sorprese) che il suo personaggio riserva nel corso della trama.

CONTRO

Intelligente ed efficace (nella narrazione come nella messa in scena) nella sua parte centrale, il film di Bateman soffre nei suoi minuti iniziali e in quelli conclusivi, caratterizzati (in modo diverso) da squilibri estetici e di tono, e da un generale approccio al racconto che mal si amalgama col resto del film. Se, nell’entrata in scena del personaggio interpretato dal regista e di quello della Kidman, la natura grottesca del soggetto finisce per condizionare le modalità di rappresentazione, cedendo ai rischi di manierismo che altrove il film evita, nella parte conclusiva troviamo una virata verso il thriller piuttosto meccanica, poco credibile a partire dal suo pretesto narrativo. La misura, nel tono come nello sguardo sui personaggi e sulle loro vicende, che il film aveva mantenuto fino a quel momento, finisce per sfaldarsi in favore della declamazione, del coup de théâtre che accomuna personaggi e regista, della discutibile “morale” sottesa alla conclusione. Il contrasto con la sobrietà che il film mantiene per gran parte della sua durata è, in questo senso, abbastanza stridente. Un limite da rimarcare, e spiace dirlo, sta inoltre nell’anonima prova di una Nicole Kidman trattenuta, insolitamente monocorde laddove il suo personaggio richiederebbe, al contrario, una gamma variegata di registri emotivi e interpretativi.

GALLERY

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Marco Minniti

 
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