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LA “CENERENTOLA” DI BRANAGH

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
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Pro


La favola riprende vita

Contro


Classica e con un pizzico di malizia, ma poca originalità


In breve

Ella è una bella bambina dal cuore gentile amata dalla madre e dal padre, un mercante di stoffe. Tutto sembra perfetto, ma purtroppo la tragedia si abbatte ben presto sulla casa e la giovane madre muore. Addolorato per la precoce perdita, il padre decide di cercare di nuovo la felicità e si sposa in seconde nozze con una vedova, Lady Tremain, già madre di due ragazze: Anastasia e Genoveffa. Quando il padre muore durante un viaggio, Ella ormai nel fiore dell’età si trova alla mercé della dispotica, gelosa e crudele matrigna e delle sue terribili, sciocche e frivole figlie, trasformandosi poco a poco nella “serva tutto fare” della casa. Un giorno fra le tante angherie che è costretta a sopportare, cercando di restare fedele al giuramento fatto alla madre: “di avere coraggio e di essere gentile”, si ritrova ad essere ribattezzata in “Cenerentola”, così stanca e ferita dalla loro cattiveria fugge a cavallo nel bosco. E’ qui che incontra un ragazzo cortese che sembra lavorare come apprendista al palazzo del re, Kit. La sua gentilezza colpisce Ella nel profondo e improvvisamente le giornate sembrano più leggere nonostante le continue vessazioni familiari. Quando viene annunciato un ballo al palazzo cui sono invitate tutte le donzelle del regno Ella decide di partecipare per poter incontrare Kit, peccato però che la matrigna e le sorellastre non perdano occasione per ferirla distruggendo l’abito della madre che aveva rimodernato con le sue mani. Affranta e disperata sembra non riuscire a trovare in sé la forza per mantenere il giuramento alla madre ed è allora che incontra la sua fata madrina, che renderà i suoi sogni realtà. Una volta al ballo però Ella scoprirà che Kit altri non è che il principe del regno, ma ….

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Posted 10 marzo 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Era il 1950 quando Walt Disney realizzò il famoso cartone animato che segnò non solo la “fortuna” della casa produttrice Disney, ma “eternò” una fiaba popolare, forse risalente all’antico Egitto oppure proveniente dalla Cina, conosciuta in Occidente grazie prima alla versione di Charles Perrault e poi dei fratelli Grimm. Ancora oggi quando si parla di “Cenerentola” il pubblico sia giovanile che più adulto non può fare a meno di ricordare la versione animata nonostante quelle successive. Ora dopo a distanza di sessantacinque anni la storia torna sul  grande schermo con un adattamento live action firmato Kennet Branagh.

PRO

Dopo “Rumori Fuori Scena” e dopo “Thor” il regista rivede questo classico e lo fa in maniera ironica e contenutistica riprendendo a piene mani della favola di Perrault senza dimenticare le innovazioni di papà Disney, cercando però di mantenersi il più “realistico” possibile, almeno nella prima parte. Nella seconda infatti non manca ovviamente la zucca trasformata in carrozza, i topolini in candidi cavalli, un’oca come cocchiere e due lucertole nelle vesti dei valletti. Un’operazione complessa e perfettamente riuscita grazie alla sceneggiatura di Chris Weitz (già sceneggiatore di “La bussola d’oro”) e Aline Brosh McKenna (già sceneggiatrice di “Il diavolo veste Prada”). Branagh accoglie la tradizione e al tempo stesso la rinnova restando però molto fedele ad essa e ponendosi sulla stessa linea  attraverso un ricercato lavoro estetico, utilizzando gli stessi colori vivaci dell’originale cui si aggiunge ovviamente la stilizzazione dei volti, così simili a quelli del film d’animazione. Esaltati dalla fotografia di Haris Zambarloukos, oltre che dalle ricche, opulente e particolareggiate scenografie di Dante Ferretti che trasportano il pubblico nel mondo fantastico delle fiabe, oltre ai costumi un po’ post-moderni di Sandy Powell.

CONTRO

Non si può non nominare gli attori dalla bellissima e crudele matrigna interpretata da un’incomparabile Cate Blanchett ad Helena Bonham Carter nel ruolo della bizzarra Fata madrina, cui si affiancano Holliday Grainger e Sophie McShera rispettivamente Anastasia e Genoveffa, Richard Madden nel ruolo del principe Kit e per finire Lily James come Cenerentola. Un cast stellare ma nonostante la sfumatura psicologica che caratterizza ognuno di loro, qualcosa sembra sfuggire al controllo del regista. James non riesce a tenere il passo con l’algida e machiavellica Blanchett, la figura di Cenerentola di conseguenza si appiattisce perdendo spessore. C’è dunque da chiedersi come sarebbe stato se i riflettori fossero stati puntati su Lady Tremaine. In sostanza Branagh riesce a coordinare questa orchestra creando un lavoro eccellente, non brilla effettivamente per “originalità”, forse ci si aspettava, dati i suoi lavori, un po’ più di coraggio nell’osare.

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Federica Di Bartolo

 
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