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LA CASA SUL MARE

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4/ 5


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Pro


Film minimale quanto “caldo”, rigoroso nelle sue premesse, pieno di empatia per i suoi personaggi e le loro storie.

Contro


Chi non condivida le premesse del regista, e la sua particolare concezione del cinema, non riuscirà probabilmente a “entrare” nel film.


In breve

Tre fratelli, Angela, Joseph e Amanda, fanno ritorno alla casa di famiglia, una villa sita sulla costa vicino Marsiglia, per stare vicini al vecchio padre. L’uomo, colpito da ictus, ha perso per sempre alcune funzioni vitali, e necessita di assistenza continua. Tornando a casa, i tre si confrontano col proprio passato e con quello della famiglia, facendo i conti con gli ideali propri e quelli del genitore (vecchio comunista) e con un mondo che sembra aver preso una direzione diversa da quella da loro sperata. In ciò emergeranno contrasti e rancori, ricordi dolorosi ma anche nuove possibilità. Intanto, alcune barche provenienti dal mare finiscono per distogliere i tre dai pensieri del passato, rappresentando un presente che necessita di essere compreso e affrontato…

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Posted 9 aprile 2018 by

 
Recensione completa
 
 

 

Quello di Robert Guédiguian, cineasta tra i più coerenti e tematicamente “limpidi” degli ultimi decenni, continua ad essere un cinema lineare quanto puro, nell’accezione migliore, scevra da qualsiasi connotazione dispregiativa, del termine. Presentato in concorso nell’ultima Mostra del Cinema di Venezia, oggetto di un’accoglienza piuttosto fredda, La casa sul mare (La villa) è un dramma che si inserisce perfettamente nella poetica del regista francese, cineasta “militante” ma privo della retorica che ha in parte annacquato le opere dell’ultimo Ken Loach, minimale nell’approccio (spesso familiare o intimo) quanto chiaro negli intenti e nel messaggio.

Anche qui, Guédiguian si concentra sul presente del suo paese (e del mondo), e sul confronto con una società che pare sempre più illeggibile e confusa, sull’emergere di una generazione (quella dei 30-40enni) priva di collanti sociali e guide politiche, col “cuore a sinistra e il cervello a destra”, sui contrasti con padri che sembrano aver lottato per trovare un posto nel sistema anziché abbatterlo, sull’amarezza di un proletariato smembrato, che pare aver assorbito, in modo graduale e quasi inconsapevole, caratteristiche, abitudini e schemi mentali di quella borghesia che aveva combattuto. Si confronta, il regista francese, soprattutto con la necessità di ritrovare una coerenza, un fil rouge (nelle azioni, se non più nella teoria) con i propri valori e le proprie lotte.

Proprio in questo senso, da un lato la riscoperta di un nucleo solidale “aperto” come quello familiare, catalizzata dalla decadenza fisica del genitore, dall’altro la perpetuazione dell’utopia (concreta) da quest’ultimo costruita, con la filosofia umana e socialista che informa il suo ristorante, serviranno a dare una concreta direzione, una possibilità nuova, alle vite di tutti i protagonisti. Una possibilità che si misura innanzitutto nel confronto con quel mondo che, fuori dei confini dell’”impero”, continua a premere disperato, nella figura dei due bambini immigrati, salvati e accuditi dalla famiglia. Nessuno ha dubbi, sulla profonda “eticità” nell’aver salvato i fratellini prima dalla fame, poi dai militari che li cercavano. Un minimo comune denominatore (valoriale, ma anche concreto) da cui ripartire.

Trailer:

PRO

Nel minimalismo della sua messa in scena, nella linearità della costruzione narrativa, che significa chiarezza e nitore di intenti, il cinema di Guédiguian continua a trovare la sua singolare forza. Il cineasta francese può essere snobbato da quella critica che confonde (troppo spesso) la maniera con la coerenza, o da chi pensa che il cinema non possa contenere in sé (anche) la tendenza utopica verso la trasformazione sociale: ma film come questo La casa sul mare sembrano dire, chiaramente, che le istanze descrittive e quelle di impegno attivo possono coesistere, in un contenitore semplice quanto funzionale, in una scrittura che dà peso al personale come al politico (per usare una vecchissima categorizzazione), in una descrizione della realtà che non nasconde le sue coordinate, ma non vuole piegarsi alla mera testimonianza. Quello del regista francese, nella messa insieme delle storie (di vita concreta, pulsante) dei suoi personaggi, è un rigore che non rifugge all’empatia, al calore, alla ricerca di un contatto diretto, e significativo, con lo spettatore. La ricercata semplicità della sua fruizione, unita all’estrema coerenza dell’idea che lo informa, continua a rendere il cinema di Guédiguian un pezzo pressoché unico, quanto indispensabile, nel panorama del cinema europeo.

CONTRO

La considerazione più ovvia che viene da fare, rispetto ai possibili ostacoli incontrati da questo La casa sul mare, è che chiunque non fosse disposto a seguire il regista nel suo discorso cinematografico, nelle sue premesse e nella sua concezione “educativa” (ma viva e propositiva) del cinema, non entrerà in contatto con questo suo nuovo lavoro. Parimenti, il minimalismo della messa in scena, ma anche il carattere non urlato, quasi garbato, per quanto fermo e intransigente, della sua trattazione, potrebbe lasciare delusi quegli spettatori abituati a registri emotivi più diretti ed espliciti. Tutti “difetti” che, comunque, potrebbero cogliere solo uno spettatore sprovveduto, privo di dimestichezza con l’opera del regista francese.

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Marco Minniti

 
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