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KUNG FU PANDA 3

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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Pro


Ritmo, humour ed eleganza visiva al livello degli altri due episodi della serie; efficace mescolanza dei temi del kung-fu movie classico con l’estetica dell’animazione moderna.

Contro


La formula, al terzo episodio, inizia a mostrare un po’ la corda. La recitazione dei doppiatori italiani appiattisce a tratti i dialoghi.


In breve

Anni fa, il malvagio guerriero Kai fu imprigionato nel regno degli spiriti dal suo fratello d’armi, il maestro Oogway, da quando aveva iniziato a rubare il chi (l’energia vitale) degli individui allo scopo di accrescere il suo potere. Ora, Kai è riuscito a liberarsi, appropriandosi anche del chi di Oogway. Il suo scopo è eliminare il Guerriero Dragone, il panda Po, entrando in possesso del suo chi e ottenendo così un potere virtualmente illimitato. Nel frattempo Po, appena promosso dal suo maestro Shifu a insegnante di kung fu, si ricongiunge col suo padre biologico, da cui era stato separato anni prima. Alla ricerca delle sue radici, il panda muove col genitore verso il suo villaggio natale, dove scoprirà per la prima volta il modo di vivere della sua specie. Ma la minaccia di Kai incombe su Po e sui suoi amici: presto il panda dovrà ricominciare a combattere…

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Posted 14 marzo 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Il fortunato franchise d’animazione targato Dreamworks, che mescola tematiche e stilemi del cinema di arti marziali con l’impatto e l’humour dell’animazione digitale, giunge con questo Kung Fu Panda 3 al suo terzo episodio. Squadra che vince non si cambia, viene da dire; considerato che il team creativo che ha dato vita al secondo capitolo (la regista Jennifer Yuh, gli sceneggiatori Jonathan Aibel e Glenn Berger, la squadra di doppiatori capitanata da Jack Black e Dustin Hoffman) è rimasto sostanzialmente invariato. A loro, si aggiunge qui nel ruolo di co-regista l’italiano Alessandro Carloni, già presente quale story artist nei due precedenti capitoli della saga.

Non cambiano, nella sostanza, neanche le tematiche affrontate da questo nuovo episodio, che sembra porsi come ideale conclusione, se non del franchise, almeno di una sua specifica fase: il percorso di maturazione personale e marziale del panda antropomorfo Po è giunto infine (con la nomina a maestro di kung fu, e la riscoperta delle sue origini) a pieno compimento. A ciò, si aggiunge una storia marziale che, come per i precedenti episodi, mescola i temi cardine del cinema di Hong Kong degli anni ‘60 e ‘70 (l’addestramento, la scoperta personale dell’identità, la fratellanza e il tradimento, la lealtà e la vendetta) a un humour pensato per essere fruibile da un pubblico di tutte le età e latitudini; un approccio che prende in giro con gusto (ma anche con consapevolezza e rispetto) i topoi del cinema a cui si rifà.

In mezzo, la consueta cura tecnica, con gli inserti di animazione tradizionale a completare l’accattivante estetica del film, un ritmo come sempre sostenuto, e l’inserimento di un tema familiare di facile lettura e di immediata presa.

Trailer:

PRO

Kung Fu Panda 3 conferma, nella sostanza, quanto di buono la serie ha mostrato fino ad ora. Resta invariata la feconda mescolanza tra oriente e occidente, tra l’ironico omaggio a un cinema popolare scomparso (ma periodico oggetto di riscoperte e rivisitazioni) e un’animazione moderna che è essa stessa entità meticcia, contaminata, ibrida. Nella grande varietà dei prodotti Dreamworks, tra il polo delle opere più interessanti e personali (I Croods, Le 5 leggende) e quello rappresentato dai titoli più standardizzati (Turbo, Home – A casa), la saga di Po continua a collocarsi decisamente nel primo gruppo. Una perduranza di appeal (confermata dagli ottimi risultati ai botteghini statunitense e cinese) dovuta a un progetto semplice quanto forte, e all’evidente conoscenza (e passione) dei cineasti per il cinema a cui il film guarda. Le tematiche toccate dalla pellicola, a cui si va ad aggiungere un motivo familiare di sicura presa (con risonanze melò), si muovono in linea con quelle finora affrontate dal franchise; andandone a chiudere idealmente una prima (ipotetica) fase. Il livello tecnico resta decisamente alto, con la stilizzazione dei fondali e gli inserti di animazione bidimensionale a completare un’estetica accattivante quanto messa costantemente al servizio della narrazione.

CONTRO

Al terzo episodio, la reiterazione dei temi espressi dalla saga inizia a perdere in spontaneità e freschezza. Pur restando al di sopra della media della produzione d’animazione occidentale, Kung Fu Panda 3 paga in parte la stanchezza e l’inizio di usura della sua formula. Se altri episodi verranno prodotti, questi dovranno battere, auspicabilmente, altre strade. Il villain di questo terzo episodio (che nella versione originale ha la voce di J.K. Simmons) esprime un humour a tratti stanco e forzato, mentre la sua costruzione narrativa appare un po’ scolastica e risaputa. Un limite, per gli spettatori italiani, è poi rappresentato dalla generale, mediocre resa dei dialoghi affidati alle voci dei doppiatori: in particolare, il confronto tra il timbro e la recitazione di Fabio Volo e la resa del personaggio di Po da parte dell’istrionico Jack Black continua ad apparire quantomeno ingeneroso.

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Marco Minniti

 
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