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KRISTY

 
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Scheda
 

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Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


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Pro


Thriller/horror teso, solido, ben congegnato, che sfrutta bene le potenzialità del tema e dell'ambientazione.

Contro


Nessun elemento di novità sostanziale, pretestuosa la stigmatizzazione della comunicazione via web, affrettata la parte finale.


In breve

Una setta di fanatici assassini sta facendo strage di studentesse, filmando le sue imprese e mettendole poi sul web. La setta prende di mira quelle che, a suo giudizio, sono le ragazze più pure, per l’occasione ribattezzate Kristy: nome che letteralmente significa “seguace di Dio”. Durante la tradizionale ricorrenza del Ringraziamento, la giovane Justine resta da sola nel suo campus universitario: i suoi compagni, compreso il fidanzato, sono tornati a casa dalle rispettive famiglie, e ora i grandi spazi vuoti della struttura vedono la ragazza sola in compagnia dei custodi. L’occasione perfetta, per la studiosa Justine, per preparare al meglio gli esami dell’imminente sessione: ma anche l’occasione ideale, per gli assassini, per eleggere la ragazza a loro prossima vittima. L’incontro casuale, in un autogrill poco fuori dal campus, con la leader della setta, scatenerà una caccia mortale all’interno della struttura; ma Justine, per gli assassini, si rivelerà un osso più duro del previsto.

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Posted 29 luglio 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Arriva solo ora nelle nostre sale, nel pieno dell’estate, questo piccolo thriller/horror risalente al 2014, che si avvale della produzione esecutiva di Scott Derrickson (regista di Sinister). Un “ghetto” distributivo, quello dei mesi estivi, tradizionalmente riservato a molte opere di genere, tra le sale chiuse e i (pochi) blockbuster pensati appositamente per l’uscita nel periodo. Questo Kristy, tuttavia (opera seconda del regista Oliver Blackburn) si rivela un solido prodotto di genere; dalle coordinate chiare (si guarda alle opere dei maestri John Carpenter e George A. Romero) e dalla buona tensione, nonostante la sostanziale assenza di elementi di novità. La produzione esecutiva di Derrickson, e la sua vicinanza col team creativo di Jason Blum (nume tutelare di molto cinema horror contemporaneo) si vedono tutte: il look degli assassini (felpa scura, cappuccio e maschere deformi in volto per i membri della setta, piercing e giubbotto di pelle per la leader Ashley Greene), nonché la struttura da home invasion movie, rimandano chiaramente ai due episodi del franchise La notte del giudizio. Nel film di Blackburn rivive la tematica dell’assedio, nonché la visione dell’interno del campus come trappola nel quale si scatena un gioco di gatto e topo; mentre, nel prologo e nell’epilogo, la sceneggiatura cerca di abbozzare anche una riflessione sulla comunicazione odierna, e su una logica social che mette in connessione, della natura umana, sempre e soltanto gli aspetti più deteriori.

Trailer:

PRO

Prodotto solido, teso e ben congegnato nella sua struttura, Kristy centra con sicurezza l’obiettivo dell’intrattenimento, mantenendosi all’interno della durata canonica dell’ora e mezza. Il regista  sfrutta al meglio le potenzialità delle location, dai boschi (perennemente nebbiosi) all’esterno del campus, al labirinto degli interni, illuminati dalle tonalità fredde e minacciose delle luci al neon. Malgrado il suo personaggio non brilli per profondità, la protagonista Haley Bennett veste i panni della giovane Justine con sicurezza, gestendo anche bene la trasformazione (comunque non sufficientemente approfondita) che il personaggio subisce nelle fasi finali del film. La fase della “caccia”, che rappresenta il cuore della vicenda, è portata avanti con sicurezza e buon senso della tensione; mentre colpisce positivamente anche la prova di una Ashley Greene diafana e inquietante, lontanissima dal personaggio che interpretò nella serie Twilight.

CONTRO

Kristy trova il suo limite principale nel restare un prodotto sostanzialmente anonimo, che nulla aggiunge alle tante opere che sono state prodotte, nel corso degli ultimi anni, sugli stessi argomenti. La sceneggiatura prova a introdurre un elemento di stigmatizzazione della comunicazione moderna, dei social network e della virtualità del web come nuova sede dell’orrore; ma ci voleva ben altra mano, e ben altro livello di approfondimento, per fare in modo che tali tematiche non restassero un puro pretesto. Il film soffre, oltre che dell’esilità dell’idea di base, dei limiti “fisiologici” di molti prodotti di genere; che portano a passaggi di script in cui è obiettivamente difficile sospendere l’incredulità (emersioni da piscine deserte non udite, personaggi secondari dal comportamento incomprensibilmente votato al martirio). L’evoluzione della protagonista, e della trama, che il film mostra nei minuti finali (e che ovviamente non riveliamo) si rivela inoltre un po’ affrettata; il finale stesso, in sé comunque d’effetto, sembra pensato appositamente per lasciare la strada aperta a un possibile sequel.

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Marco Minniti

 
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