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JUSTICE LEAGUE

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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Pro


Buona riuscita nell’obiettivo di mescolare l’epica dal taglio dark del regista con l’autoironia mutuata dal concorrente universo Marvel. La scrittura, grazie anche al contributo di Whedon, risulta abbastanza ben calibrata.

Contro


L’estetica di Zack Snyder non mancherà di irritare i suoi detrattori. Il subplot che include il personaggio di Superman resta poco approfondito.


In breve

Dopo la morte di Superman, il mondo sembra aver perso quell’alito di speranza che l’eroe incarnava: paura e insicurezza regnano per le strade, mentre il vigilante Batman è invecchiato e preso dai sensi di colpa per la morte del compagno. Una sconosciuta razza antropomorfa, quella dei Parademoni, sta approfittando del sentimento di paura che serpeggia tra gli uomini, nutrendosene e alimentandola. Resosi conto della minaccia, Bruce Wayne decide di mettere insieme una squadra di combattenti dai poteri straordinari, che sia in grado opporsi agli sconosciuti esseri: per far ciò, chiede aiuto a Diana Prince/Wonder Woman. I due individuano come candidati l’uomo cibernetico Victor Stone, ex atleta trasformato in un cyborg dopo un tragico incidente, il giovane Barry Allen, perito forense capace di muoversi a una velocità sovrumana, e l’erede al trono di Atlantide Arthur Curry, che vive tra gli abissi della civiltà sommersa e una comunità di pescatori su un’isola del Nord Europa. Il gruppo, appena assemblato, dovrà fronteggiare il malvagio dio Steppenwolf, a capo dell’esercito di Parademoni, deciso ad appropriarsi di tre antichi artefatti nascosti tra la terra e il mare, potenzialmente capaci di donargli un potere illimitato.

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Posted 16 novembre 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Dopo un inizio quasi in sordina, condizionato in gran parte dai confronti col già avviato (e ben oliato) franchise della concorrente Marvel, il DC Extended Universe entra finalmente nel vivo con questo Justice League. Un prodotto, quello diretto da Zack Snyder (ma il tocco del co-sceneggiatore Joss Whedon è più che evidente) che potrebbe essere considerato l’avvio di un’ipotetica “fase due” per l’universo DC, in cui l’integrazione tra le storie dei vari personaggi è finalmente esplicita e funzionale alla trama. Il carattere “collettivo” già accennato nel precedente (e non del tutto riuscito) Batman v Superman: Dawn of Justice diviene qui esplicito, mentre al già introdotto personaggio di Wonder Woman si aggiunge un gruppo di eroi dal ruolo e dalla funzionalità narrativa ben definiti. Siamo, insomma, di fronte all’equivalente di quello che per il Marvel Cinematic Universe fu il primo Avengers: e non è un caso che anche qui si faccia sentire in modo decisivo la presenza, come sceneggiatore e (di fatto) co-regista, di Whedon (subentrato in un secondo momento nel progetto, ma capace di darvi la sua impronta).

Ancor più che in Batman V Superman, nel nuovo film è evidente la lettura crepuscolare della figura del Cavaliere di Gotham interpretato da Ben Affleck (sarà interessante vedere quale sarà l’impronta del film a lui dedicato), mentre la consueta epica dark e magniloquente di Snyder viene stemperata dalla visione umana, tutta concreta e in parte autoironica e smitizzante, conferita ai personaggi dalla scrittura di Whedon: una svolta, questa, che era stata decisa già prima dell’ingresso nel franchise del creatore di Buffy – L’ammazzavampiri, ma che questi sembra aver abbracciato e fatto sua con convinzione. Così, il Flash col volto di Ezra Miller è un post-adolescente nerd che diviene supereroe per caso più che per scelta, il Cyborg di Ray Fisher non nasconde il suo rancore verso suo padre, mentre l’amazzone interpretata da Gal Gadot è restia a farsi leader del gruppo. Tutti i personaggi, più in generale, vengono ricondotti a una visione più terrena e problematica dello scontro (comunque apocalittico) che saranno costretti ad affrontare, oltre che dei rapporti dell’appena assemblato gruppo in cui si trovano ad operare.

Trailer:

PRO

Con questa nuova avventura, che rappresenta il primo vero banco di prova per la tenuta del media franchise targato Warner/DC, il carattere collettivo della trama viene valorizzato al meglio, mentre gli eroi (compresi quelli – parzialmente – nuovi) ricevono quasi tutti un’adeguata caratterizzazione dallo script. Tra questi, va segnalato almeno il Flash interpretato da Ezra Miller, forse il più vicino all’ormai consueta lettura whedoniana del supereroe, mentre la Diana Prince/Wonder Woman di Gal Gadot acquista sempre più spessore e personalità, grazie anche a un’interpretazione, da parte dell’attrice/modella, che si rivela decisamente funzionale. L’estetica di Snyder, tutta tesa all’ipertrofia visiva e alla saturazione digitale (anche qui, a tratti, si ha la netta impressione di essere davanti a un videogioco d’azione) viene stemperata e tenuta sotto controllo dall’approccio di Whedon, mentre il lato più dark della vicenda (tutto incarnato in un Batman grazie al quale – per una volta – Ben Affleck può sfruttare al meglio la sua scarsa espressività) è ottimamente gestito da una prima parte che si prende i suoi tempi per costruire la vicenda, limitando inizialmente i quantitativi di azione. Azione che comunque viene profusa a piene mani dal regista nella seconda metà del film, in una conclusione che è apocalittica negli eventi mostrati, così come nei lividi, iperrealistici toni della fotografia; il regista mostra inoltre l’intelligenza di mantenere il minutaggio abbastanza contenuto (siamo intorno ai 120 minuti), rimandando ai puntuali controfinali (qui ce ne sono due, l’ultimo dei quali posto proprio dopo i titoli di coda) le previsioni per il prosieguo del franchise.

CONTRO

L’estetica di Snyder, ormai codificata e riproposta di film in film, ha sia estimatori che detrattori: qui, la sua impronta videogiochistica e “sovraccarica” è accompagnata da una scrittura abbastanza equilibrata, ma non per questo risulterà più digeribile a chi dovesse proprio esservi avverso. Va sottolineato, inoltre, che pur se la qualità dello script è superiore a quella dei precedenti L’uomo d’acciaio e Batman V Superman, anche qui l’equilibrio narrativo non risulta proprio perfetto: proprio il subplot che riguarda il personaggio interpretato da Henry Cavill (di cui evitiamo, ovviamente, di rivelare i dettagli) poteva essere preparato e gestito molto meglio. Ugualmente un po’ convenzionale, e approfondito solo in modo irregolare e poco convincente, risulta la presentazione dell’Aquaman a cui dà il volto lo statuario Jason Momoa. Limiti, questi ultimi, che denunciano forse (anche) la travagliata realizzazione del progetto (una grave tragedia familiare ha costretto Snyder ad abbandonare la post-produzione, con un Whedon che è subentrato, successivamente, anche nella regia di alcune sequenze girate ex-novo).

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Marco Minniti

 
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