non solo recensioni…

 
 


 
Da non perdere
 

JURASSIC WORLD

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


User Rating
no ratings yet

 

Pro


Buon 3D, regia efficace, ritmo vivace, buone prove dei due protagonisti.

Contro


Sceneggiatura inconsistente, dialoghi a tratti risibili, qualche incongruenza.


In breve

Sono passati ventidue anni da quando la progettazione, ad Isla Nublar, del primo parco a tema con dinosauri clonati, aveva provocato una catena di eventi imprevedibili, che si erano conclusi con la morte di alcune persone. Ora, l’isola ha il suo parco perfettamente funzionante, visitato da un pubblico di tutte le età, che considera ormai la vista dei dinosauri come uno spettacolo normale. Il passare degli anni, e l’assuefazione del pubblico, hanno provocato un notevole calo di visitatori al Jurassic World: i responsabili della Masrani Corporation, società proprietaria del parco, cercano così di correre ai ripari. La responsabile della gestione, Claire Dearing, e il genetista capo Henry Wu, hanno pensato di progettare una nuova specie di dinosauro, un ibrido geneticamente modificato con parti di DNA di varie specie. Il nuovo animale, l’Indominus rex, viene allevato in cattività, e mostra da subito una forza e un’intelligenza superiori alla norma. Nel frattempo, a far visita al parco giungono i due nipoti di Claire, Zach e Gray, rispettivamente di 16 e 11 anni: i due ragazzini trascorreranno un paio di giorni nel parco, e, nelle intenzioni dei genitori, sfrutteranno l’occasione per conoscere meglio la zia, da tempo lontana dalla famiglia. Tuttavia, proprio mentre Zach e Gray sono nella struttura, un incidente provoca la fuga dell’Indominus rex: l’animale, pericoloso e aggressivo, è fuori controllo. Claire, disperata per aver lasciato soli i due nipoti, sarà aiutata da Owen, ex militare esperto di comportamento animale, con cui ha avuto in passato una relazione. I due scoprono però che forse, dietro il comportamento aggressivo del nuovo esemplare, c’è un disegno di cui non erano a conoscenza…

0
Posted 12 giugno 2015 by

 
Recensione completa
 
 

In un periodo di reboot e recupero di vecchie saghe, un film come Jurassic World si presenta inevitabilmente con una patina nostalgica. Patina che, con tutta probabilità, non era nemmeno prevista nel progetto iniziale: l’idea di un quarto episodio della saga inaugurata nel 1993 da Steven Spielberg, infatti, nasce subito dopo l’uscita di Jurassic Park III, che fu diretto nel 2001 da Joe Johnston. Un progetto, quindi, rimasto in un lungo development hell, che ne ha fatalmente cambiato i contorni: i quattordici anni intercorsi dall’ultimo capitolo della saga, infatti, hanno fatto registrare moltissimi cambiamenti nel campo del cinema d’intrattenimento mainstream, e nella stessa concezione di blockbuster. Specie dopo il parziale insuccesso dell’ultimo episodio, il quesito su quanto le nuove generazioni potessero trovare attraente un nuovo Jurassic Park era legittimo: e la sceneggiatura del film ha in effetti (almeno) la buona idea di traslare questo dubbio nella trama. I dinosauri, per i visitatori del parco di Isla Nublar, sono ormai attrazioni sorpassate, da considerare alla stregua di una qualsiasi altra specie vista in un giardino zoologico. Il pubblico moderno (quello del parco, e quello cinematografico) vuole di più: vuole il brivido di una specie nuova, mai vista, capace di dare l’illusione (ma solo l’illusione) di essere pericolosa; vuole, da dietro lo schermo, il 3D, il coinvolgimento fisico, lo stordimento visivo, un ritmo più serrato. Realtà intra ed extra-diegetica si confondono e sovrappongono: e Jurassic World, in effetti, del parco divertimenti a tema (trasposto su schermo) ha tutti i contorni. Il poco di violenza e sentore di pericolo che ancora sopravviveva nei precedenti episodi, viene qui completamente annullato: più che a una corsa sulle montagne russe, il film di Colin Trevorrow somiglia a una simulazione tridimensionale in cabina. Non temiamo mai, realmente, per la sorte dei protagonisti: tutto il film sembra dirci che in fondo si sta scherzando, che quell’eccitazione è puro godimento sensoriale, efficace quanto innocuo. L’Indominus rex è tanto più grande quanto (nei fatti) meno pericoloso dei suoi fratelli minori: con loro si scontra, ma il loro confronto ha la valenza e la carica agonistica di un incontro di wrestling. Per il sollazzo degli spettatori, al di là e al di qua dallo schermo.

Trailer:

PRO

Del film di Trevorrow salta subito all’occhio l’ottima fattura tecnica, che si traduce principalmente in un 3D efficace ed accattivante. Dopo il pionieristico Avatar (che resta, a tutt’oggi, parametro di riferimento per tutte le produzioni stereoscopiche successive), e dopo gli usi e abusi che si sono fatti in seguito di questa tecnologia, l’industria sembra andare verso un suo utilizzo più consapevole e intelligente. Pensato in tre dimensioni, Jurassic World guadagna molto dall’uso della profondità; e la messa in scena sa come adeguarvisi. L’abbondanza di riprese dal basso, di corpi e volumi in risalto, di ambienti che mettono in evidenza la consistenza e l’immersività delle scenografie, testimoniano di una ricerca sull’immagine nient’affatto usuale, nel contesto di un blockbuster destinato al grande pubblico. Lo spettacolo, e l’intatto fascino della tematica, indubbiamente trascinano: e la regia vi si adegua con un buon ritmo, e una gestione sontuosa dell’intero comparto visivo del film. Il regista si dimostra ben consapevole dei quattordici anni intercorsi dall’ultimo episodio della saga, e, pur sfruttando l’effetto-nostalgia, si rivolge direttamente al gusto degli spettatori del 2015. Un altro punto a favore del film è l’efficace prova di un Chris Pratt eroe sui generis, muscolare ma con la giusta dose di autoironia, funzionale anche nelle schermaglie con la controparte femminile interpretata da Bryce Dallas Howard.

CONTRO

Nonostante lo sfarzo della sua messa in scena, e l’indubbia efficacia dello spettacolo che offre, non si può soprassedere sul fatto che Jurassic World sia un film in cui lo script è relegato a un ruolo secondario. L’esilità generale del racconto (una rimasticatura di vecchie tematiche ecologiche, con accennata spruzzata di pacifismo) si somma all’obiettiva, cattiva fattura di alcuni dialoghi; uniti, inoltre, a passaggi che rendono oggettivamente difficile la sospensione dell’incredulità. Sappiamo che l’approccio improntato, almeno in parte, alla verosimiglianza dei primi due episodi, eredità di Michael Crichton (dai cui romanzi i film erano direttamente tratti) è ormai lontano: ma qui, pare che Trevorrow e il co-sceneggiatore Derek Connolly non si pongano neanche il problema di dare, almeno, una parvenza di accettabilità scientifica al tutto. Nel momento in cui, nella trama, vengono introdotti motivi come quello dell’imprinting e dell’esemplare alfa, era compito della sceneggiatura gestirne conseguentemente gli sviluppi: ciò, di fatto, non accade. Questo, unitamente alla bidimensionalità dei personaggi presentati (compreso un villain, col volto di Vincent D’Onofrio, talmente sopra le righe da non riuscire a suscitare reale antipatia) e alla pretestuosità delle tematiche familiari da cui la storia muove, fa di Jurassic World un film visivamente potente quanto narrativamente di scarsa fattura. Uno spettacolo da divorare con gli occhi, dimenticando (per quanto possibile) la sua inconsistenza narrativa.

GALLERY

Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInPin on PinterestTweet about this on TwitterShare on Tumblr

Marco Minniti

 
Avatar of Marco Minniti


0 Commenti



Commenta per primo!


Risposte


(required)