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JACK REACHER – PUNTO DI NON RITORNO

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


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Pro


Buona regia, generosi quantitativi di azione, protagonista in forma e capace di incarnare al meglio un personaggio archetipico.

Contro


Un po’ del fascino del personaggio, rispetto al primo film, si è perso. La narrazione risulta lineare e un po’ prevedibile, mentre alcuni dialoghi e situazioni non brillano per credibilità.


In breve

Dopo aver aiutato il corpo di polizia militare della Virginia a stroncare un traffico di esseri umani, facente capo a corrotti agenti locali, l’ex militare Jack Reacher diviene amico del maggiore Susan Turner, che occupa il posto che lui stesso aveva ricoperto in passato. Quando arriva in Virginia per incontrare il maggiore, tuttavia, Reacher scopre che questa è stata arrestata, con l’infamante accusa di spionaggio. I fatti sembrano collegati alla missione in Afghanistan comandata da Turner, nel corso della quale hanno perso la vita due soldati americani. Deciso a indagare, Reacher scopre un complotto facente capo a un’agenzia di contractor che opera in terra afghana, e a un sospetto traffico di armi. Decide quindi di agire per conto proprio, liberando il maggiore Turner, ma nel frattempo apprende anche una sconvolgente notizia legata alla sua vita personale…

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Posted 20 ottobre 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Stupisce sempre più, col passare degli anni, la longevità (e anzi il carattere apparentemente sempre più coriaceo) dell’ultracinquantenne Tom Cruise nel ruolo di action hero. Un ruolo che l’attore americano ha continuato a vestire, dagli anni ‘90 ad oggi, dalla sterminata serie di Mission: Impossible (ne è atteso il sesto episodio per il 2018), passando per blockbuster d’autore come lo spielberghiano La guerra dei mondi, fino alla science fiction ad alto budget di opere quali Oblivion ed Edge of Tomorrow – Senza domani. Una capacità di resistere agli anni, come volto e corpo prestato generosamente (ma non in modo esclusivo) al cinema d’intrattenimento, che permette addirittura a un altro personaggio del film di definire il suo militare randagio, in questo Jack Reacher – Punto di non ritorno, come “circa quarantenne”.

E non mancano certo azione e adrenalina, in questo sequel dell’originale Jack Reacher – La prova decisiva del 2012, che vede l’avvicendamento in cabina di regia tra Christopher McQuarrie ed Edward Zwick (già al lavoro con Cruise ne L’ultimo Samurai). Tratto, come il suo predecessore, da un romanzo di Lee Child, il film di Zwick punta forte, in modo più marcato del prototipo, sull’azione hi-tech e ad alto budget, semplificando l’intreccio della vicenda e aumentandone esponenzialmente la fisicità. Al centro di tutto, di nuovo, il motivo hitchcockiano dell’innocente in fuga, costretto ad agire da solo per provare la sua innocenza, insieme a un intreccio spionistico che fornisce respiro alla storia, e a quel motivo della congiura che il cinema americano (sia quello più autoriale, che quello più orientato all’intrattenimento) frequenta con regolarità dagli anni ‘70.

Trailer:

PRO

La solida esperienza di un artigiano come Zwick, shooter di lusso, fin da metà anni ‘80, del cinema americano ad alto budget, si vede tutta nella messa in scena di questo sequel. Un thriller d’azione diretto con mano sicura, che se, dal punto di vista della tensione narrativa e della resa della natura noir del soggetto, perde qualcosa rispetto al suo predecessore, ne guadagna in termini di adrenalina e di carica puramente fisica. Cruise continua a funzionare egregiamente come corpo da cinema d’azione, e il suo personaggio, con le semplificazioni e gli inevitabili stereotipi del caso, è espressione di un individualismo anarchico, idealista ma intimamente borderline, che ha attraversato tutti i più importanti eroi (ed antieroi) del cinema americano. Rimescolando gli ingredienti del film originale, in favore di una dose più robusta di azione, ed aggiungendo la componente affettiva incarnata dal personaggio della giovane Danika Yarosh, il film ripropone l’eterno tema del complotto e dell’innocente costretto a discolparsi (qui suddiviso tra il personaggio del protagonista e quello di Cobie Smulders) in un contenitore ad alta tecnologia e dalla tensione sempre ben dosata. Il carattere archetipico del protagonista, unitamente al modo naturale in cui Cruise veste i suoi panni, può favorire (e probabilmente favorirà) la produzione di ulteriori episodi della saga.

CONTRO

Svelati i suoi tratti (e parte della sua storia) nel film precedente, il personaggio di Reacher perde inevitabilmente un po’ del suo fascino. Il film, malgrado il tema del complotto e il suo rientrare (per grandi linee) nel genere spionistico, ha un intreccio di fatto molto semplice, spesso persino prevedibile nei suoi snodi di trama: il graduale disvelamento dell’intrigo che, nel film originale, aveva portato all’accusa di un innocente, è qui accantonato in favore della chiarezza e della linearità narrativa. La regia, generalmente buona, presenta inoltre alcune soluzioni (la “visualizzazione” degli eventi da parte del protagonista) che stonano col tono generale del film; va poi evidenziato qualche dialogo eccessivamente stereotipato, nonché qualche forzatura di trama (la lunga parte finale, e il subplot che coinvolge la giovane Yarosh) che rende ardua la sospensione dell’incredulità.

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Marco Minniti

 
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