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IRRATIONAL MAN

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4/ 5


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Pro


Brillante sintesi tra noir e commedia, caustico e pessimista nello sguardo sotto la patina lieve e divertita.

Contro


Alcuni spettatori storici del cinema di Allen potrebbero non apprezzare il tono apparentemente leggero con cui la storia è raccontata.


In breve

Abe Lucas, professore di filosofia, si trasferisce nel college di una piccola città mentre attraversa un periodo di grave crisi personale: incapace di trovare soddisfazione nel suo lavoro, disilluso dalla vita e dai rapporti umani, l’uomo ha maturato un atteggiamento nichilistico nei confronti della realtà, giungendo alla conclusione che l’esistenza non ha alcun senso. Appena arrivato nella cittadina, Abe conosce due donne: la sua collega Rita Richards, che si invaghisce di lui nella speranza di sfuggire a un matrimonio fallimentare, e la studentessa Jill Pollard, intrigata dal suo carattere tormentato. Jill si ritrova sempre più legata al professore, malgrado ami il suo ragazzo Roy: un giorno, mentre i due sono in un bar, ascoltano casualmente la conversazione di un gruppo di sconosciuti. Una madre separata sarà probabilmente vittima di un’ingiustizia ad opera di un giudice corrotto. Nella mente di Abe prende così forma un interrogativo: il mondo non sarebbe forse un luogo migliore se quel giudice, che sta per causare tanta sofferenza a una madre, scomparisse? E, se sì, perché limitarsi ad auspicare l’evento, anziché fare in modo che accada? Il disilluso e nichilista Abe trova così una nuova ragione di vita in una cupa e stimolante prospettiva: l’omicidio.

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Posted 15 dicembre 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Dopo una carriera ormai quasi cinquantennale, e la scelta di non comparire più davanti alla macchina da presa nei suoi film, Woody Allen prosegue in questa nuova opera, con la consueta lucidità, nell’esplorazione dei suoi temi prediletti. Se le suggestioni della filosofia, e la loro problematica applicazione alla vita moderna, hanno in fondo attraversato tutta la filmografia di Allen, solo in questo Irrational Man queste assurgono al centro della trama: e lo fanno nel personaggio di un professore che, dopo il Boris Yellnikoff di Basta che funzioni, incarna un nuovo alter ego del regista. L’Abe Lucas interpretato da Joaquin Phoenix (ottimamente coadiuvato dalle co-protagoniste Parker Posey ed Emma Stone) rappresenta un compendio delle ossessioni, delle idiosincrasie, dei dubbi e delle contraddizioni da sempre espresse dai personaggi interpretati da Allen: il personaggio le incarna, in questo caso, spingendole a una sintesi all’insegna del nichilismo, in una lettura solo apparentemente scanzonata, volutamente sopra le righe. Il personaggio, e il film nel suo complesso, rappresentano una felice sintesi tra l’anima più lieve e giocosa dell’Allen degli ultimi tempi (quella espressa da opere come Midnight in Paris e il recente Magic in The Moonlight) e l’impronta cupa, di matrice noir, del capolavoro Match Point (e del meno riuscito Sogni e delitti). Il tono con cui il regista mette in scena una vicenda di amore e morte sui generis strappa molti sorrisi, ma il fondo è amaro: celato sotto una patina di commedia nera che lascia sul campo (volutamente) i molti quesiti che la stessa figura del protagonista incarna.

Trailer:

PRO

Su un vivace tappeto sonoro di matrice blues, con una brillantezza nei dialoghi che rimanda alle commedie alleniane dei tempi migliori, il regista dipana una storia che ha il rivestimento esterno della commedia giocosa, della riflessione lieve ed estemporanea sui rapporti umani, del “gioco” noir fine a se stesso che prende a pretesto i grandi quesiti esistenziali. In realtà, sotto la patina di esibita levità, lo sguardo del regista è lucido e più che mai disilluso, caustico nei confronti di un protagonista che trova stimoli (ed etica) solo nell’azione più antisociale, ma anche verso un ambiente sociale e intellettuale di assoluta vacuità. Di nuovo, si mette in luce la decadenza della borghesia già analizzata in tante opere del regista, traslandone l’analisi dalla realtà di una metropoli a quella di un piccolo centro, nel microcosmo chiuso di un college. Uno sguardo tutt’altro che conciliatorio, che accomuna le generazioni e le ideologie, l’impegno liberal e la sua negazione, la vertigine della devianza e la sua ipocrita stigmatizzazione. Evitando di dare risposte, ma sorridendo (amaramente) sulle rovine di una civiltà occidentale che ha generato, ed eliminato, i suoi tanti Abe Lucas.

CONTRO

Ogni episodio della filmografia di Allen è diverso dagli altri, seppur legato a doppio filo a un percorso autoriale coerente e dai temi ricorrenti. In questo senso, alcuni degli spettatori “storici” del suo cinema potrebbero non apprezzare il tono lieve del film, l’approccio ludico col quale il regista tratta i suoi temi, l’apparente gratuità di una costruzione narrativa che trova nella progettazione di un omicidio l’esilarante spunto per il ritratto di un esponente della borghesia in crisi. Siamo lontani dai toni esplicitamente cupi di Match Point (opera con cui comunque viene mantenuto un filo conduttore, anche per un significativo dettaglio del finale); ma siamo ugualmente distanti dallo sguardo divertito sulle evoluzioni sentimentali e i mascheramenti del cuore di opere come Magic in the Moonlight. Quella di questo Irrational Man è insomma una sintesi che potrebbe risultare indigesta a parte degli ammiratori del regista americano: ma il modo in cui viene portata avanti, a nostro avviso, è segno di un autore vivo e capace di innestare varianti e diverse tipologie di narrazione su un collaudato nucleo tematico.

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Marco Minniti

 
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