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INSIDIOUS 3

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
5/ 5


User Rating
1 total rating

 

Pro


Regia efficace, spaventi profusi con generosità, interessante sguardo sul passato dei protagonisti.

Contro


Sceneggiatura esile e convenzionale, più un pretesto che altro, finale posticcio e forzato.


In breve

Quinn Brenner, adolescente che ha da poco subito la perdita della madre, è convinta che la genitrice sia in realtà ancora con lei. Nella casa in cui vive con suo padre, infatti, Quinn è testimone di piccoli, strani eventi: oggetti fuori posto, rumori e sussurri incomprensibili, la generale sensazione di una presenza impalpabile che non la abbandona. Persuasa che sua madre, incapace di trovare pace, stia cercando di comunicarle qualcosa, la ragazza si rivolge così ad Eloise Rainer, medium di fama che si è però, da tempo, ritirata dall’attività. L’anziana donna, dopo molte titubanze, accetta di utilizzare un’ultima volta le sue facoltà per aiutare Quinn: ma, una volta stabilito il contatto con l’entità che è in casa della ragazza, Eloise si rende conto che non si tratta affatto di sua madre. Al contrario, a tormentare Quinn è uno spirito ingannevole e malvagio, che vuole utilizzare il corpo della ragazza per tornare nel mondo dei vivi. Una volta smascherata, l’entità si fa più aggressiva, e sia Quinn che Eloise si scoprono in grave pericolo…

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Posted 3 giugno 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Giunta al suo terzo capitolo, la saga horror di Insidious sceglie di guardare indietro, optando per il prequel anziché per una prosecuzione della storia originale. Una scelta che chiude apparentemente la vicenda della famiglia Lambert, dei “viaggi astrali” di Dalton e di suo padre Josh, evidentemente liberatisi (per sempre?) delle presenze che li opprimevano. Questo Insidious 3: L’inizio, facendo un salto indietro nel tempo, recupera così una Eloise Rainer (che qui ha di nuovo il volto di Lin Shaye) in carne ed ossa, non ancora trasformata in fantasma; di lei, esploriamo il passato prossimo, quello di poco precedente al (nuovo) incontro coi Lambert, ma successivo allo scontro con la minacciosa, inquietante presenza velata che l’aveva spinta a lasciare il mondo del sovrannaturale; nel corso di questa avventura, scopriamo inoltre come la donna ha fatto la conoscenza dei suoi stravaganti aiutanti, i due acchiappafantasmi nerd Specs e Tucker.

Un prequel che vede un cambio in cabina di regia, con l’abbandono di James Wan (impegnato sul set di Fast & Furious 7) e il subentro dietro la macchina da presa (per il suo esordio come regista) dello sceneggiatore dell’intera saga, Leigh Whannell. Quello che non cambia, in questo terzo episodio del franchise targato Blumhouse, è la formula di partenza, il mix di suggestioni che creano l’”impasto” della paura proprio della serie: un protagonista di giovane età minacciato da un’entità sovrannaturale, un segreto sepolto nel passato a scatenare l’orrore, la lotta con un personaggio votato al bene (e investito da una missione a cui, suo malgrado, non può sottrarsi) come quello di Eloise. Il tutto, tramutato in un’estetica cupa ed efficace, fatta del continuo gioco tra ciò che viene e non viene mostrato, di una costruzione attenta e funzionale della sequenza di spavento, di un gusto figurativo che stravolge ambienti e corpi in funzione onirica.

Trailer:

PRO

Il cambio di regista non modifica, nella sostanza, le caratteristiche della messa in scena, cupa e magnetica come nei due precedenti episodi, tutta tesa ad una costruzione consapevole ed efficace della singola sequenza-shock. La saga di Insidious (e con lei molte altre produzioni targate Blumhouse) è sempre stata, principalmente, una perfetta macchina da brividi: questo prequel non fa eccezione, con la sua dose di spaventi profusi con generosità, sempre sospesi tra il mondo concreto e quello, trasfigurato e onirico, delle tormentate presenze viste da Eloise. In questa dialettica (tipica del genere e della sua tendenza alla serialità) tra il gusto dello spavento e la rassicurazione di un orrore che si ripete, nella sostanza, sempre uguale a sé stesso (quindi prevedibile e gestibile) trova posto anche la curiosità di scoprire un po’ di più sul passato dei personaggi che avevamo conosciuto, e a cui un po’ ci eravamo affezionati, nei film precedenti: la stessa Eloise, ma anche i due simpatici ghostbuster Specs e Turner (il primo dei quali ha il volto dello stesso regista). Per tutti questi motivi, chiunque cerchi, in un prodotto come questo, principalmente una buona dose di brividi, capaci di avvinghiare e ammaliare lo spettatore per un’ora e mezza (senza tuttavia lasciare segni dopo la visione) non resterà probabilmente deluso.

 

CONTRO

Il subentro, in cabina di regia, di Leigh Whannell, si avverte paradossalmente di più nel peso e nella fattura dello script che nelle caratteristiche della messa in scena. Nonostante, infatti, il neo-regista sia accreditato come sceneggiatore dell’intera saga, è abbastanza evidente la maggiore semplicità (diremmo persino l’elementarità) della scrittura di questo Insidious 3 rispetto ai due film precedenti: laddove questi ultimi utilizzavano infatti un tema come quello dei viaggi astrali per soluzioni narrative non banali, con collegamenti inattesi e originali tra le rispettive storie, qui il tutto viene normalizzato e ricondotto ai più classici binari del genere. Mentre, insomma, nei precedenti capitoli si aveva l’impressione che, oltre a spaventare, ci fosse anche il gusto (e la capacità) di raccontare una storia interessante, qui la sceneggiatura sembra più una traccia atta a legare tra loro le singole sequenze-shock. Il film dice infatti poco (e non è un bene) sulla natura dell’orrore che tormenta la protagonista, mentre la storia di incomprensioni familiari da questa vissuta appare stereotipata e poco efficace; la stessa risoluzione della vicenda, che prova a introdurre (maldestramente) un elemento melò nel racconto, lascia più perplessi che stupiti. Rilevando il minor peso dato al racconto da questo prequel, rispetto agli altri due episodi della saga, viene da chiedersi quanto (al di là dei credits) James Wan abbia di fatto contribuito alle sceneggiature di questi ultimi. Tutte caratteristiche, queste, che rendono questo prequel, pur nella sua efficacia come puro prodotto di genere, l’episodio più debole dell’intero franchise.

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Marco Minniti

 
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