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INSIDE OUT

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
5/ 5


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1 total rating

 

Pro


Idea semplice ma potente, capace di arrivare a un pubblico trasversale; emozionante, commovente, tecnicamente perfetto.

Contro


Nessun vero difetto. Forse i più piccoli non ne coglieranno tutte le sfumature, ma certo non gli mancherà il divertimento.


In breve

La piccola Riley è cresciuta in una famiglia giovane, felice, amorevole. Vivace e curiosa, protetta ma anche stimolata dall’affetto dei suoi genitori, la bambina è stata finora guidata dalle emozioni che convivono, armonicamente, nella sua mente: Gioia, Rabbia, Disgusto, Tristezza e Paura. Ma i cambiamenti sono dietro l’angolo, e per l’undicenne Riley saranno particolarmente traumatici: la sua famiglia, a causa del nuovo lavoro di suo padre, è costretta infatti a trasferirsi dalla cittadina del Midwest in cui abitava, alla grande metropoli di San Francisco. Per la ragazzina il trasloco è un trauma: il mondo che conosceva non c’è più, la nuova casa le sembra un ambiente alieno, a scuola non riesce ad integrarsi. Tra le emozioni di Riley, finora così in equilibrio, Rabbia sta prendendo il sopravvento, spingendo la ragazzina a una decisione drastica: scappare di casa e tornare, da sola, nella sua città natale. Nel frattempo, un incidente nel “quartier cerebrale” della mente di Riley provoca l’allontanamento di Gioia e Tristezza: lo squilibrio emozionale è così completo. Riuscirà Riley a recuperare le due emozioni ora mute, incapaci di guidarla, e a tornare così dalla sua famiglia?

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Posted 13 settembre 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Dopo i nuovi, recenti episodi dei suoi fortunati franchise (Toy Story 3, Cars 2, Monsters University) e un prodotto dalla genesi tormentata (e solo parzialmente riuscito) come Ribelle – The Brave, la Pixar torna con Inside Out a un progetto totalmente originale. Presentato fuori concorso nell’ultimo Festival di Cannes (perché negargli la vetrina della competizione?) il film di Pete Docter arriva in Italia forte dell’ottima accoglienza ricevuta sulla Croisette, e di giudizi che hanno parlato, per lo studio fondato da Steve Jobs, di una rinnovata freschezza creativa. Inside Out, in effetti, riassume un po’ tutte le caratteristiche che hanno fatto la fortuna della Pixar, traducendole in un soggetto che colpisce per vitalità, forza immaginifica, semplicità dell’idea e capacità di stratificazione: buoni sentimenti (che non si traducono in semplicismo), descrizione acuta della crescita e delle sue problematiche, attenzione alle psicologie e alla verosimiglianza dei caratteri, celebrazione del nucleo familiare come centro motore della società. Una linea che pare distanziarsi sempre più da quella seguita dagli studi concorrenti (principalmente Dreamworks e Blue Sky), disinteressandosi di inserire ammiccamenti, strizzate d’occhio a genitori annoiati, gags e citazioni forzate di blockbuster recenti: l’unico rimando, qui, è nientemeno che a Chinatown di Roman Polanski, e già il carattere “colto” di una simile citazione dà tutta la misura della raffinatezza dell’operazione. Inside Out è un film che parla (più che mai) a un pubblico trasversale, ma lo fa senza cercare scorciatoie: il film di Docter si affida piuttosto alla forza della sua narrazione, nonché a immagini capaci di generare, grazie a una tecnica sempre al servizio dell’emozione, un’inesausta meraviglia.

Trailer:

PRO

La freschezza dell’idea, e la particolare felicità della vena creativa di Docter (e dei co-sceneggiatori Meg LeFauve e Josh Cooley) traspaiono tutte dalla visione del film. L’aver voluto dare un carattere antropomorfo alle emozioni primarie, con l’idea di porle in una fantasiosa cabina di comando “cerebrale”, rappresenta una scelta insieme semplice e geniale: le caratteristiche dei cinque personaggi, il loro accurato design, nonché la scelta dei colori, rendono facile la loro “lettura” per un pubblico più giovane; senza nulla togliere, tuttavia, alla loro profondità e al loro potenziale simbolico. Per i più piccoli, sarà facile affezionarsi a queste emozioni oggettivate, dalle caratteristiche, anche fisiche, che facilitano l’empatia: il resto del pubblico, nondimeno, riuscirà a cogliere le sfumature di una storia che descrive (con divertimento e acume) le contrastanti pulsioni della mente umana, in una rappresentazione insieme fantasiosa e potente. Unitamente a questo, e a una tecnica che resta ai massimi livelli, Inside Out è anche (e soprattutto) un film che emoziona e commuove: e lo fa rappresentando senza mediazioni la vita, la gioia e il dolore della crescita di una ragazzina, gli affetti e le perdite, le vittorie e le sconfitte. Una rappresentazione straordinariamente forte, da cui non si può non restare coinvolti, a tratti travolti: la morale, che parla della necessità della compresenza di tutte le emozioni, potrà forse apparire scontata, e sulla carta sicuramente lo è. Ma è l’averla esplicitata al termine di una storia così coinvolgente, intrisa di meraviglia, sense of wonder e credibilità, a fare per il film di Docter la differenza: ci si commuove, senza la sensazione di essere stati ricattati. Un risultato assolutamente prezioso.

CONTRO

Difficile trovare veri difetti, per un film che rappresenta probabilmente (insieme al già citato Toy Story 3) il più alto conseguimento raggiunto dalla Pixar negli ultimi anni; e forse, in assoluto, uno dei suoi migliori prodotti. Si può forse sottolineare soltanto che la fascia di età più bassa (che pure il film punta, fortemente, a coinvolgere) non potrà probabilmente coglierne tutte le sfumature, le implicazioni psicologiche, i simbolismi disseminati, con sapienza e gusto, all’interno della sua storia. I più piccoli si divertiranno, cogliendo (com’è ovvio) solo il livello superficiale della storia di Riley e delle cinque componenti della sua personalità. Eventuali (ed auspicabili) visioni successive, ne potranno svelare gli altri livelli: segno ulteriore della trasversalità, e della capacità di rivolgersi a un pubblico più vasto possibile, di un’opera da non perdere.

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Marco Minniti

 
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