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IL VIAGGIO DI NORM

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
2/ 5


User Rating
4 total ratings

 

Pro


Ritmo discreto, può essere apprezzato dagli spettatori più giovani, purché digiuni di animazione digitale.

Contro


Tecnicamente e narrativamente deludente, approssimativo, dalla narrazione poco compatta e per niente coinvolgente.


In breve

Norm è un orso polare incapace di andare a caccia, ma dotato di un rarissimo dono: come il nonno, vecchio re dell’Artico e da anni scomparso misteriosamente, è capace di parlare la lingua degli umani. Quando un gruppo di uomini sbarca nella regione polare, installandovi il prototipo di un complesso residenziale destinato a stravolgerne i connotati, Norm si mette in allarme: l’orso, in compagnia dei suoi piccoli aiutanti lemming, decide di imbarcarsi in un viaggio verso New York, nel tentativo di fermare le mire dell’avido immobiliarista Mr. Greene. Sfruttando la campagna pubblicitaria ideata da Greene, Norm si fa passare per un attore mascherato da orso, ottenendo in breve una grande notorietà presso il pubblico televisivo; stringendo inoltre amicizia con Vera (direttrice di marketing dell’azienda immobiliare) e con la sua intelligente figlia Olympia. Norm è pronto a sventare i malvagi piani di Greene, rivelando a tutti la sua corruzione; ma l’immobiliarista ha già intuito la sua identità e le sue vere intenzioni…

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Posted 1 febbraio 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Se l’animazione occidentale, nell’ultimo anno, ci ha regalato un gioiello dal target trasversale come il pixariano Inside Out, il meno riuscito ma godibile Il viaggio di Arlo, oltre a più convenzionali prodotti seriali quali I Minion e Hotel Transylvania 2 (pensati comunque per non annoiare una fetta di pubblico più adulta, tradizionalmente partecipe della visione) un prodotto come questo Il viaggio di Norm è al contrario esplicitamente, e quasi rigidamente, rivolto agli spettatori più giovani. L’approccio del film di Trevor Wall (già animatore televisivo, qui al suo esordio in un lungometraggio) può ricordare l’impostazione universal-ecologistica dei vari L’era glaciale, il racconto di formazione e presa di coscienza della diversità del classico Alla ricerca di Nemo, uniti alla valorizzazione di numeri musicali e coreografie dei due episodi di Happy Feet. Tutte componenti presenti, nel film di Wall (co-produzione statunitense-indiana, tra i primi progetti del nuovo studio di Mumbai Assemblage Entertainment) che tuttavia vengono qui semplificate e trattate alla stregua di orpelli di sceneggiatura. Elementi tematici, dunque, puramente accessori, atti unicamente a delineare la “cornice”: la sostanza, quella che il film vuole far arrivare agli spettatori più giovani, è l’impresa di un giovane orso antropomorfo e il suo smascheramento dei piani di un perfido umano, a delineare un convenzionale e generico messaggio ecologista. I temi genericamente sottesi all’intreccio, e la stessa gestione psicologica dei personaggi, restano subordinati all’impatto del film e alla sua ricercata fruibilità per il pubblico di riferimento.

Trailer:

PRO

Il discreto ritmo del film, la simpatia immediata del protagonista, e il suo rifarsi a uno schema collaudato (quello del viaggio, della crescita e presa di coscienza, e della valorizzazione della diversità) lo rendono un prodotto particolarmente adatto agli spettatori più giovani; in particolare a quelli che non abbiano ancora potuto vedere gli analoghi, più elaborati film targati Pixar, Dreamworks e Blue Sky. Una semplicità, narrativa e tematica, che può rendere il film un discreto “canale di ingresso” per i piccoli spettatori nell’attuale panorama dell’animazione 3D.

CONTRO

Anche nel ristretto ambito (e nell’ottica) di un prodotto destinato esclusivamente ai più giovani, questo Il viaggio di Norm fallisce sotto quasi tutti gli aspetti, rivelando un risultato approssimativo sia dal punto di vista tecnico che da quello narrativo. Realizzato con un budget evidentemente più limitato rispetto ai modelli a cui si rifà, il film di Trevor Wall denuncia evidenti limiti tecnici, in una piatta e poco soddisfacente resa dell’espressività dei personaggi, nella scarsa fantasia nel design dei fondali, e nel frequente, evidente carattere posticcio di questi ultimi. La sceneggiatura, non preoccupandosi di delineare in modo coerente i personaggi e i loro reciproci rapporti, esclude ogni meccanismo empatico per quella fetta di spettatori (adulti, ma non solo) che siano in grado di decodificare correttamente l’intreccio; quest’ultimo, da par suo, subisce inoltre un’indebita e poco comprensibile accelerazione nella seconda parte, che addirittura glissa su quello che doveva essere uno dei suoi motivi principali (l’amicizia tra il protagonista e la piccola Olympia). I poco fantasiosi e ancor meno integrati numeri musicali, e la scarsa attenzione agli elementi della coerenza e della “credibilità” (nel contesto dell’universo che la storia delinea) rendono il film un’operazione sostanzialmente fallimentare; che finirà probabilmente per annoiare (anche) gran parte del suo target di riferimento, almeno laddove questo abbia già potuto vedere ed apprezzare i prodotti qui evidentemente occhieggiati.

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Marco Minniti

 
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