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IL GIUSTIZIERE DELLA NOTTE

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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Pro


Remake che riesce ad aggiornare bene il soggetto originale alla luce della sensibilità moderna, aggiungendo ironia e alcune interessanti soluzioni di regia.

Contro


Il diverso approccio al protagonista poteva essere portato avanti con ancor maggiore convinzione. La prova di Bruce Willis funziona solo a tratti.


In breve

Paul Kersey è un mite medico di Chicago, da sempre dedito a salvare vite. Sposato e con una figlia adolescente, Paul si vede la vita sconvolta quando un gruppo di balordi penetra in casa sua e uccide sua moglie, riducendo sua figlia in coma. Devastato dall’evento, incapace di accettare la perdita, Paul perde presto fiducia nell’opera della polizia, che sembra incapace di assicurare i colpevoli alla giustizia. Così, procuratosi fortuitamente un’arma, l’uomo decide di improvvisarsi giustiziere, iniziando a eliminare sommariamente tutti quelli che si macchiano di crimini violenti. Le azioni di Paul iniziano a scuotere l’opinione pubblica, che si divide subito in sostenitori e contrari, mettendo in crisi la polizia. Ma il suo vero obiettivo è l’individuazione ed eliminazione degli assassini di sua moglie…

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Posted 9 marzo 2018 by

 
Recensione completa
 
 

Remake discusso da molto tempo prima della sua uscita, rilettura di un film che è stato il capostipite del filone che può essere definito quello dei vigilante movies, Il giustiziere della notte versione 2018 non ha incontrato (affatto) i favori della critica d’oltreoceano. Al di là di un impianto etico e contenutistico che, mutuato dal suo predecessore del 1974 (a sua volta ispirato ad un romanzo di Brian Garfield) non può che suscitare discussioni, il film di Eli Roth è stato contrassegnato soprattutto da un timing sfortunato: la sua uscita negli USA, il 2 marzo 2018, è arrivata infatti solo sedici giorni dopo il massacro del liceo Stoneman Douglas di Parkland, che ha visto un ex studente uccidere diciassette persone, in quello che viene già ricordato come uno dei peggiori massacri scolastici della storia degli USA. Un evento che ha contribuito a rinfocolare il dibattito sulla facile disponibilità di armi negli Stati Uniti, dibattito a cui il film di Roth è stato, inevitabilmente, associato.

In realtà, questa nuova versione della storia di Paul Kersey (ingegnere nel film originale, qui medico) non rifugge affatto dal dibattito in corso, mostrando ed evidenziando anzi, a più riprese, l’atteggiamento “facile” e lassista con cui i media, la pubblicità e l’opinione pubblica trattano la detenzione di armi da fuoco, contribuendo a favorire l’emergere di figure come quella del protagonista. Uno sguardo, quello di Roth e dello sceneggiatore Joe Carnahan, invero non privo di ironia, a cui si aggiunge un diverso approccio alla figura del personaggio qui interpretato da Bruce Willis: non più folle fuori controllo, come il suo omologo col volto di Charles Bronson, ma borghese dalla mente sconvolta, che tuttavia non ha ancora perso (del tutto) i legami con le norme etiche della civiltà. Willis, a differenza di Bronson, dà l’impressione di poter tornare, da un momento all’altro, a fare il padre di famiglia.

Una scelta, quest’ultima, che favorisce maggiormente l’empatia del pubblico con la figura di Kersey, insieme a una rilettura della storia che, a differenza del film originale, si incentra principalmente sul tema della vendetta personale (più che su quello di una sanguinaria “missione” di cui il protagonista si sente insignito): un cambiamento di ottica che in qualche modo avvicina il film ai più moderni epigoni del revenge movie, con la lunga saga introdotta dal francese Io vi troverò come principale esempio (non a caso, proprio Liam Neeson fu una delle prime scelte per vestire i panni del protagonista).

Trailer:

PRO

Contrariamente a quanto gli è stato rimproverato dalla critica d’oltreoceano, questo nuovo Il giustiziere della notte ci sembra riuscire ad aggiornare bene il soggetto originale alla sensibilità moderna, rileggendo la storia alla luce dell’evoluzione attraversata dal genere nell’ultimo quarantennio. Il cambiamento di ottica, con lo spostamento del focus della storia sul tema della vendetta personale, oltre al diverso approccio alla figura del protagonista, si sommano a un atteggiamento non privo di ironia nei confronti del tema delle armi (molto significativi gli spot pubblicitari a cui il protagonista assiste, e le sue visite nel negozio di armi), e a una maggiore attenzione sull’impatto mediatico delle sanguinarie imprese del giustiziere. Uno sforzo di aggiornamento e svecchiamento del soggetto che, in epoca di remake privi di fantasia, è senz’altro un punto a favore del film di Eli Roth. Va inoltre sottolineata una messa in scena solida, non priva di soluzioni visive accattivanti (il lungo prologo, lo split screen che giustappone le due attività principali del protagonista, la secca resa dei conti finale), oltre a una cattiveria (espressa in singole, crude sequenze) che taglia alla radice qualsiasi possibile sospetto di approccio “buonista” ed edulcorato al soggetto originale.

CONTRO

La sceneggiatura non ha forse il coraggio di portare fino in fondo la trasformazione del protagonista da “angelo della morte” a problematico, umano vendicatore, mostrando la sua evoluzione (e il suo “addestramento” all’uso delle armi) in modo un po’ troppo rapido, e a tratti poco credibile. La figura interpretata da Willis sembra, per certi versi, prigioniera della sua stessa fama, e del peso ingombrante della sua precedente incarnazione. Proprio riguardo alla prova dell’attore americano, va detto che, a prescindere dalla scarsa credibilità “anagrafica” della sua figura, questa si rivela efficace laddove è richiesto un registro più statuario e granitico, mentre la sua resa funziona meno quando la storia, e il suo ruolo, si spostano su un più problematico (e difficoltoso) versante emotivo.

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Marco Minniti

 
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