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IL FIDANZATO DI MIA SORELLA

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
2.5/ 5


User Rating
3 total ratings

 

Pro


Commedia romantica piacevole, con qualche elemento originale, con buoni protagonisti e un carismatico Malcolm McDowell.

Contro


Regia abbastanza convenzionale, vicenda nel complesso risaputa, qualche stereotipo nella descrizione d'ambiente.


In breve

Richard Haig è professore di poesia romantica al Trinity College di Cambrige, appassionato, innamorato del suo lavoro, ma soprattutto col vizio inappagabile per le belle donne. Un vizio che ha ereditato da suo padre Gordon, suo predecessore nell’insegnamento e inconsapevole modello. Un giorno, la sua ultima fiamma, la studentessa americana Kate, gli comunica di essere incinta. Poco prima, tuttavia, Richard aveva incontrato, restandone attratto, la bella Olivia, eccentrica scrittrice di romanzi rosa che, come l’uomo scopre presto, è in realtà la sorella di Kate. Con l’ombra dello sguardo di Olivia a seguirlo, Richard si trasferisce con Kate a Malibù, dove i due potranno crescere al meglio il loro bambino. Ma, dopo i primi anni soddisfacenti, qualcosa si incrina; Kate rivela a Richard di essere innamorata di un altro uomo, e gli confessa che la scelta di sposarlo fu frutto di avventatezza e dell’imminente gravidanza. Richard acconsente a che il fidanzato di Kate, Brian, si trasferisca a casa loro, e accetta di andare a vivere nella dependance per gli ospiti pur di restare vicino a suo figlio Jake. Ma, successivamente, l’arrivo nella casa prima di Olivia, appena lasciata da suo marito, e in seguito del padre di Richard, Gordon, complicano ancora di più gli eventi; nel frattempo, la condotta di vita sregolata di Richard, e soprattutto una sua denuncia per guida in stato di ebbrezza, rischiano di fargli perdere il temporaneo permesso di soggiorno negli USA…

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Posted 13 luglio 2015 by

 
Recensione completa
 
 

In questa commedia romantica che si muove tra l’Inghilterra e l’America, tra le austere guglie di Cambridge e il sole della California, Tom Vaughan (Notte brava a Las Vegas, Misure straordinarie) mette in scena un curioso quadrilatero amoroso. Parliamo di quadrilatero in quanto, alla struttura classica di due donne (sorellastre, interpretate rispettivamente da Jessica Alba e Salma Hayek) innamorate dello stesso uomo, si aggiunge nella seconda parte un quarto terminale; questo, nella persona del fidanzato di Kate, Brian, fungerà da insospettabile elemento di stabilità ed equilibrio. Uno degli elementi più insoliti di questo Il fidanzato di mia sorella, in effetti (che comunque, nel suo complesso, segue abbastanza fedelmente le regole del genere) è proprio la messa in evidenza, come elemento dinamico, di un modello di famiglia “allargata” piacevolmente fuori dal tempo: persino il vecchio rivale d’amore diventa, in questo contesto, un alleato, un elemento fondamentale per la costruzione, da parte del protagonista (un sempre efficace Pierce Brosnan) di un’esistenza che guardi a un futuro possibile, facendo i conti coi legami esistenti. Così come diventa elemento fondamentale il recupero del rapporto, da parte del protagonista, con un padre (il carismatico Malcolm McDowell) mai realmente compreso, a sua volta colpevole di scarsa capacità di comunicazione. Una commedia, quella di Vaughan, il cui tema si sposata presto, quindi, dal motivo dei rapporti di coppia a quello degli affetti più in generale (in primis quelli familiari) mostrando anche il processo (tardivo) di crescita e assunzione di responsabilità di uno stagionato Peter Pan.

Trailer:

PRO

In una commedia dalla messa in scena piuttosto piana, e convenzionale, e dalle tematiche in fondo risapute, è lodevole che la sceneggiatura non si sia lasciata andare agli stereotipi: il personaggio di Brosnan, in fondo, non è il dongiovanni rozzo e superficiale che sarebbe stato facile dipingere, e mostra fin dall’inizio una complessità (e uno spessore) maggiori di quelli di tanti suoi omologhi. E’ interessante, inoltre, l’assenza (per gran parte del film) di sentimentalismi d’accatto o ricattatori, nonché la scelta di tenere le logiche del rapporto di coppia ferme in un contesto improntato (per quanto possibile) alla credibilità. E’ da rimarcare, inoltre, la già ricordata natura del film di Vaughan di “commedia sugli affetti”, più che di commedia sentimentale; infine, colpisce, e a tratti emoziona, la descrizione semplice, ma non priva di acume e profondità, del rapporto del protagonista con suo padre, e il peso che quest’ultimo ha sull’evoluzione della sua personalità.

CONTRO

Il fidanzato di mia sorella mostra comunque i suoi limiti nella schematicità di alcune dinamiche, nella frettolosità con cui vengono delineate alcune sottotrame (principalmente, quella del rapporto tra le due sorelle), in una descrizione del contesto in cui i protagonisti si muovono, che non va oltre il bozzetto estemporaneo. Gli stereotipi, tenuti in gran parte fuori dalle logiche del rapporto di coppia, fanno comunque capolino nella descrizione d’ambiente: in special modo, nella resa del contrasto tra i due contesti in cui il protagonista si muove: quello inglese, geloso delle proprie tradizioni letterarie (ma anche libertino, e vulnerabile al fascino di una pinta – o più – vuotata dopo il lavoro in un pub) e quello americano, tanto composto da giovani svogliati e attratti più dal narcisismo (dei selfie) che dal romanticismo, quanto caratterizzato da un fondo fortemente puritano. L’assenza di particolari guizzi registici, o di innovazioni tematiche degne di nota (al dei già ricordati elementi, comunque innestati su un canovaccio abbastanza tradizionale) fanno del film di Vaughan un prodotto piacevole quanto convenzionale, intrattenimento usa e getta realizzato comunque con buona professionalità.

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Marco Minniti

 
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