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IL DVD DI SENZA LASCIARE TRACCIA

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
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3.5/ 5


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In breve

Dopo la presentazione, a suo tempo al Bif&st 2016, seguita da una fugace apparizione in sala, l’esordio nel lungometraggio di Gianclaudio Cappai approda in home video, in un DVD edito dall’indipendente Penny Video. Un’occasione per riscoprire un interessante noir, tra suggestioni avatiane e un approccio moderno e personale.

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Posted 20 luglio 2018 by

 
Recensione completa
 
 

Bruno è un insegnante in congedo, in lotta contro un tumore che gli ha già lasciato, sul corpo, una visibile cicatrice. Ma un’altra cicatrice, tanto sul corpo quanto nell’anima, Bruno l’ha avuta molti anni prima, in un trauma risalente alla sua infanzia che l’uomo ha cercato, invano, di rimuovere. L’occasione per fare i conti una volta per tutte col suo passato, arriva per Bruno quando l’uomo decide di seguire la sua compagna Elena, restauratrice, che deve svolgere un lavoro proprio presso il paesino in cui Bruno ha trascorso la sua infanzia. Sarà l’occasione, per Bruno, per tornare in quella fornace in cui, tanti anni prima, il trauma ebbe inizio. Una fornace spenta, ma simbolicamente ancora accesa, alimentata dall’orrore di quell’evento, e da un desiderio di vendetta mai sopito…

Sono tante le vie per cui è passato, negli ultimi anni, il cosiddetto “ritorno” (virgolette d’obbligo, visto che una vera dipartita di fatto non c’è mai stata) del cinema di genere. Se il 2016, anno di uscita di questo Senza lasciare traccia, aveva già visto un nutrito elenco di titoli (da Lo chiamano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti a Veloce come il vento di Matteo Rovere) affacciarsi sulle scene dell’italico mainstream, un’operazione come quella dell’esordio di Gianclaudio Cappai tenta invero altre strade. Strade che contemplano la contaminazione, di filoni e di atmosfere, l’omaggio al passato (Pupi Avati in primis) e la proiezione verso la modernità, lo sguardo autoriale, con l’approccio in sottrazione, unito alla visceralità dei temi. Le etichette, per il film di Cappai, sono difficili da affibbiare e in fondo superflue. Ciò che conta, ancora una volta, è la sostanza: quel fuoco che brucia inesausto (con una metafora trasparente) che, come la ferita e il desiderio di vendetta del protagonista, tiene in vita un modo di fare cinema tutt’altro che tramontato.

L’equilibrio tra passato e presente che caratterizza il film di Cappai, con una voglia di sperimentare ben consapevole delle sue radici, inizia dai mezzi tecnici scelti dal regista; da quel 16mm dalla consistenza tanto spessa e fisica, più che adeguata per mettere in scena un dramma che si dipana tra passato e presente, tra un gioco di bambini che ha visto il più crudele dei risvegli, e una vita adulta mozzata, menomata. Basta il nome di un paese, una voce, un colore da cui si viene investiti durante un viaggio in autostrada, per riattivare quel dolore che già i segni sul corpo si sono incaricati di tener vivo. Con l’approccio insinuante, ma capace di colpire quando necessario, che fu del primo Garrone, arricchito da una regia più dinamica e avvolgente, il regista approccia il suo materiale umano e narrativo dal suo punto di vista, senza tema di mescolare dramma psicologico, noir e revenge movie. L’omaggio all’Avati de La casa dalle finestre che ridono si ritrova non solo nel lavoro della compagna del protagonista (col volto di Valentina Cervi) ma anche nel tema in primo piano della memoria; oltre che nella giustapposizione di un contesto urbano illusoriamente conciliato, con uno rurale in cui si annidano (pur sopiti) orrori fin troppo umani. Orrori che verranno fronteggiati dal personaggio dolente, via via sempre più consapevole, efficacemente interpretato da Michele Riondino.

Dopo la presentazione, a suo tempo al Bif&st 2016, seguita da una fugace apparizione in sala, Senza lasciare traccia approda ora in home video, in un apprezzabile DVD edito dall’indipendente Penny Video. Un’edizione che si segnala per lo sforzo di offrire al pubblico un prodotto curato, a partire dalla confezione (un cartonato sottile ma funzionale, con all’interno un ricco booklet sul film) per proseguire con una qualità audio/video più che adeguata all’estetica del film (e alla bella colonna sonora firmata da Teo Tehardo). Tra i contenuti speciali, oltre alla visione con commento audio del regista e del critico Roberto Silvestri, si segnala la presenza delle due precedenti opere del regista, il corto Purché lo senta sepolto (2006) e il mediometraggio So che c’è un uomo (2009).


Video: 7,5
Audio: 7
Extra: 7

Gallery:


DVD

Marco Minniti

 
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