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I PRIMITIVI

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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Pro


Film di animazione tecnicamente pregevole, con ottime trovate visive, e una sceneggiatura che unisce semplicità, umorismo e tenuta drammaturgica.

Contro


Il film non è paragonabile, per complessità, a opere come quelle della Pixar, e questo va ricordato. Qualche passaggio narrativo appare affrettato e un po’ forzato.


In breve

La vita del primitivo Dag e della sua tribù scorre tranquilla e sempre uguale a se stessa; almeno fin quando, durante una battuta di caccia, gli uomini non vengono sopraffatti da un nuovo e misterioso nemico. Una tribù sconosciuta, alla guida di avveniristici macchinari, scaccia con violenza Dag e gli altri dal proprio villaggio: sono i bellicosi rappresentanti dell’Età del Bronzo, venuti a trasformare la zona in un’enorme miniera. Costretto con la sua gente a ripiegare nelle Badlands, alla mercé di pericolosi animali, Dag capisce che c’è un solo modo per riprendersi il controllo del villaggio: sfidare gli uomini dell’Età del Bronzo in un misterioso gioco, in cui questi sembrano eccellere, che vede due squadre contendersi con i piedi un oggetto sferico. Un gioco in cui, stando alle antichissime incisioni ritrovate tra le caverne, gli stessi antenati di Dag eccellevano: così, nonostante il parere negativo del vecchio capovillaggio Barbo, Dag decide di insegnare il gioco del calcio a Grullo, Gordo, e agli altri suoi compagni cavernicoli. La posta in gioco è la vita così come la tribù l’ha sempre conosciuta…

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Posted 9 febbraio 2018 by

 
Recensione completa
 
 

Dalla classica serie Gli antenati di Hanna & Barbera, passando per l’anime Ryu, il ragazzo delle caverne, per arrivare al franchise de L’era glaciale e al recente I Croods, la preistoria non cessa di esercitare il suo fascino sul mondo dell’animazione. A ricostruire la vita di un gruppo di cavernicoli, introducendovi il tema della dialettica tra un “vecchio” e un “nuovo” mondo in arrivo, è stavolta il regista inglese Nick Park, apprezzato autore di film quali Galline in fuga e Wallace e Gromit – La maledizione del coniglio mannaro. È un maestro dell’animazione a passo uno, Park, e anche in questo I primitivi è proprio questa la tecnica utilizzata per ricostruire un mondo (e dei personaggi) sospesi tra due epoche, che si confronteranno attraverso una singolare competizione sportiva.

Il film di Park, doppiato nella sua versione originale da Eddie Redmayne, Tom Hiddlestone e Maisie Williams (sostituiti, nell’edizione nostrana, rispettivamente da Riccardo Scamarcio, Salvatore Esposito e Paola Cortellesi) recupera l’umorismo sui generis della classica serie di Hanna & Barbera, introducendo fantasticamente nell’universo preistorico una serie di elementi moderni, e facendo del confronto sportivo il momento-cardine dell’intera narrazione. L’animazione destinata al pubblico più giovane si contamina quindi col genere sportivo, recuperato e parodiato in una serie di situazioni rocambolesche, ma soprattutto rispettato nel suo carattere edificante e capace di esaltare il valore della competizione leale e del gioco di squadra. La sceneggiatura, così, non offre solo il tema della dialettica tra vecchio e nuovo (con la messa in discussione dei rispettivi concetti) ma anche un elogio del confronto sportivo e della convivenza, offerti in un contesto fantastico che richiama in più punti il mondo contemporaneo.

Trailer:

PRO

Fa piacere che registi come Nick Park tengano ancora alta la bandiera dell’animazione a passo uno e dei personaggi in plastilina: in un’era di digitale imperante (non sempre tecnicamente pregevole), film come I primitivi sono la dimostrazione che le due tecnologie possono convivere e influenzarsi (felicemente) a vicenda. Facendo un’ardita interpretazione critica, che invitiamo comunque il lettore a non prendere troppo sul serio, potremmo persino accostare questa considerazione al tema del film, con la sua esaltazione della convivenza e dell’accettazione reciproca tra vecchio e nuovo. Resta, il film di Park, un prodotto tecnicamente pregevolissimo, pieno di ritmo e trovate visive (la ricostruzione della città di bronzo è davvero notevole), scritto con gusto e con una semplicità che non toglie nulla alla sua efficacia drammaturgica, e alla simpatia dei suoi personaggi. I riferimenti alla modernità, pur schematici, colgono nel segno, e riescono a fungere sia in chiave pedagogica per il pubblico più giovane, sia come gustoso elemento di riconoscimento (e parodia) per gli spettatori adulti.

CONTRO

I primitivi non è Coco, non ha e non vuole avere (ed è bene ricordarselo) la complessità delle opere Pixar e affini. Quello di Park è un film che vola più basso, presentando una storia più semplice e lineare rispetto a quelle della casa di John Lasseter, e rivolgendosi principalmente, ma non solo, al pubblico più giovane (senza tuttavia “barare” con inutili citazioni a uso e consumo di genitori annoiati). Si può forse obiettare su qualche passaggio narrativo affrettato (l’amicizia tra il protagonista Dag e la “bronzea” Ginna, l’evoluzione del match); ma si tratta di peccati veniali, in parte probabilmente dovuti all’esigenza di restare in un formato (quello dell’ora e mezza di durata) adeguato al genere e ai suoi intenti.

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Marco Minniti

 
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