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HOTEL TRANSYLVANIA 2

 
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Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


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Pro


Tecnicamente ben realizzato, con un efficace 3D, singole gag riuscite e un divertente quarto d'ora finale.

Contro


Esaurito l'elemento di curiosità dell'originale, questo sequel si rivela abbastanza stanco e risaputo. Lo script procede per singulti, e per accumulo di gag episodiche quanto estemporanee.


In breve

Dopo che il Conte Dracula ha “benedetto” il loro amore, superando la sua diffidenza per gli uomini, le cose sembrano andare nel migliore dei modi per la vampira Mavis e il suo compagno umano Jonathan: i due, infatti, si sono sposati con una grande festa di nozze (con invitati umani e mostruosi) e sono in attesa del primogenito Dennis. Ma, una volta nato il piccolo, i problemi e i conflitti tornano a farsi sentire nell’Hotel Transylvania: Mavis, infatti, vuole crescere il suo bambino come un umano, ma il padre della ragazza è convinto che prima o poi la sua natura vampiresca prevarrà. Entro il suo quinto compleanno, come da tradizione, al bambino dovrebbero spuntare gli inconfondibili canini da vampiro. Temendo che Mavis, col suo atteggiamento protettivo, stia soffocando la vera natura di Dennis, Dracula architetta un complicato piano per restare da solo col nipote; il suo scopo, quello di far emergere una volta per tutte il lato vampiresco del bambino…

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Posted 6 ottobre 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Il successo di Hotel Transylvania, nel 2012, aveva reso prevedibile, per non dire scontata, la messa in cantiere di un sequel. Il soggetto, d’altronde, presentava varie possibilità di sviluppo (tutte legate alla nuova convivenza uomini-mostri con cui l’originale si concludeva); inoltre, il riutilizzo in chiave comica (e specificamente legata ai più piccoli) dei personaggi “classici” dell’horror, non è certo una novità. Da anni, parodie e rielaborazioni (più o meno fedeli) dei mostri cinematografici più stagionati dominano il mondo del cinema e dell’animazione: vengono in mente, a solo titolo esemplificativo, il disneyiano Conte Dacula e il manga Don Dracula di Osamu Tezuka, ma anche il crossover nipponico de Carletto il principe dei mostri, molto popolare nel nostro paese. Lo scopo, generalmente condiviso, è quello di sfruttare (declinandolo nel modo più innocuo possibile) il potenziale di questi personaggi per il pubblico più giovane.

Proprio in questo solco si poneva il film di animazione di Genndy Tartakovsky, che i mostri dell’horror classico li comprendeva praticamente tutti: dallo stesso Conte al mostro di Frankenstein, passando per l’Uomo Lupo, l’Uomo invisibile, figure “collaterali” quali il gobbo Quasimodo, e varianti più moderne come lo zombie. In un approccio a suo modo “enciclopedico”, il film innestava inoltre una love story uomo-vampiro dal taglio teen, debitrice della rielaborazione del genere portata dai vari Twilight: il tutto, ovviamente, con uno stile (estetico e narrativo) molto semplice, tipicamente pensato per i più piccoli. Ora, in questo Hotel Transylvania 2, il Conte è diventato nonno, e i problemi si sono trasferiti alla successiva generazione: la figura protettiva è quella della giovane Mavis, non più adolescente e appena toccata da gioie e angosce della maternità. In mezzo, due imprevedibili e opposti viaggi (nelle foreste della Transilvania, e tra i villini della California), le immancabili gags portate da una convivenza tra le due specie ormai acquisita, e l’enigma sulla natura (umana o vampirica) del piccolo Dennis. Enigma che porterà con sé l’inevitabile dilemma: meglio crescerlo nella tetra Transilvania o nell’assolata California?

Trailer:

PRO

Come già il suo predecessore, Hotel Transylvania 2 può vantare una buona realizzazione tecnica, un character design semplice (e concepito evidentemente per i più piccoli) ma efficace, e un buon uso del 3D: quella della stereoscopia, nel sequel di Tartakovsky, non è una caratteristica strettamente necessaria per la fruizione, ma si rivela una gradevole e funzionale aggiunta. Gli interni del castello, e le lunari foreste che lo circondano, guadagnano (come già nel primo film) profondità e spessore grazie all’uso della terza dimensione. La sceneggiatura di Adam Sandler e Robert Smigel (comico americano, qui al suo primo script cinematografico) sceglie di puntare sul sicuro, riproponendo le gags che già avevano funzionato nell’originale, dando un maggior peso al carattere “conservatore” del Conte, e sfruttando maggiormente il potenziale comico del suo confronto con la tecnologia (più volte ripetuti sono i suoi esilaranti tentativi di usare uno smartphone). Curiosa la parodia, esplicita, della versione che di Dracula diede il regista Francis Ford Coppola nel suo film del 1993 (riproposta da un travestimento del giovane protagonista); molto movimentati, e godibili, sono inoltre gli ultimi 15 minuti, nel corso dei quali l’enigma al centro del film verrà infine svelato.

CONTRO

Scegliendo di riproporre lo humour (e le gags) che avano caratterizzato il primo film, senza aggiungervi molto di nuovo, Hotel Transylvania 2 si rivela inevitabilmente meno fresco ed efficace del suo predecessore. Esaurito il potenziale “generazionale” dello script dell’originale (con la sua love story e i conflitti che ne derivavano) ed esaurito il suo, pur semplificato, carattere di apologo interraziale, resta poca sostanza in questo sequel: l’umorismo presentato non è, qui, sorretto da una sceneggiatura di uguale consistenza, procedendo per singulti e per accumulo di situazioni comiche episodiche, quanto estemporanee. Tutta la narrazione si sviluppa su un conflitto risaputo (il “tradizionalismo” del Conte contro la volontà di apertura verso l’esterno di sua figlia) e su un dilemma, afferente alla vera natura del piccolo Dennis, di prevedibile soluzione: prima dell’ultimo quarto d’ora, in cui il vegliardo padre di Dracula (il vecchio Vlad) e il suo servo, arrivano a movimentare un minimo la narrazione, la noia derivata dalla reiterazione finisce per dominare su tutto. Privo di quel pur minimo elemento dinamico (la love story teen) che aveva in parte salvato il soggetto del primo film, questo sequel finisce presto per annoiare, principalmente per l’assenza di una gestione armonica del racconto, e di un reale spessore in quest’ultimo.

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Marco Minniti

 
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