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HOSTILES

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


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Pro


Western dalla struttura classica, efficace nella confezione e nella regia, dalle buone potenzialità nella scelta dei temi.

Contro


Narrativamente carente, poco efficace nella delineazione dei personaggi e della loro evoluzione, affrettato nella gestione dei principali snodi narrativi.


In breve

1982: dopo decenni di sanguinose guerre con le tribù native, il capitano Joseph Blocker riceve l’incarico di scortare un vecchio capo Cheyenne, prigioniero e gravemente malato, nella sua terra natìa. Il militare è inizialmente riottoso a guidare la spedizione, in quanto il vecchio capo si è reso responsabile della morte di molti suoi amici. Costretto dai suoi doveri di militare, alla fine Blocker decide comunque di eseguire gli ordini, radunando una squadra che dovrà accompagnare il vecchio Falco Giallo e la sua famiglia fino in Montana. Inizialmente freddo e disumano verso la famiglia di nativi, il capitano dovrà presto accettare di collaborare con loro, quando la spedizione sarà fatta oggetto di un attacco da parte delle spietate tribù Comanche…

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Posted 16 novembre 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Con questo suo nuovo lavoro, che apre ufficialmente la dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, Scott Cooper prosegue nella sua esplorazione dei generi classici hollywoodiani. Dopo il biopic musicale (Crazy Heart) e il gangster movie (Il fuoco della vendetta – Out of The Furnace e Black Mass – L’ultimo gangster), il regista statunitense si misura in Hostiles col western: lo fa sovrapponendo in gran parte il suo punto di vista (sull’esempio di quasi tutte le rivisitazioni recenti del genere) con l’ottica, la realtà storica e le istanze dei nativi americani. Quello del film di Cooper è un esempio di western che segue una tradizione che va da Soldato Blu a Balla coi Lupi, e che cerca uno sguardo inclusivo e progressista (anche se non manicheo) su un pezzo di storia che impatta direttamente con le basi della nazione americana.

In primo piano è qui il tema del conflitto (personale, prima che militare) e del suo perpetuarsi nel corso dei decenni, unito a quello (seppur più sfumato, presente tra le pieghe del racconto) del lutto e della perdita. L’approccio di Cooper al soggetto è “autunnale”, costellato da una galleria di personaggi segnati da anni di guerra, che presto si rivelano, seppur in modo diverso, stanchi di spargimenti di sangue: a partire dal combattuto capitano col volto di Christian Bale, proseguendo col suo antagonista interpretato da Wes Studi, passando, tra gli altri, per i comprimari Rosamund Pike (nei panni di una donna che si vede sterminare la famiglia dai Comanche) e Ben Foster (ex militare macchiatosi di omicidio).

Le distese di un territorio che hanno visto già il tramonto del mito della Frontiera, e che presto vedranno drammaticamente modificate le loro sembianze, fanno da teatro a un dramma che si fa via via più intimo, nel tentativo di cogliere nelle biografie dei suoi personaggi i diversi aspetti di una complessa e contraddittoria pagina di storia.

Trailer:

PRO

A Cooper basta la ricostruzione certosina del West di fine ‘800, l’immersione estetica e narrativa nel Mito, il rovesciamento (ormai fattosi anch’esso stereotipo, ma pur sempre funzionale) delle prospettive storiche sul tema dei nativi americani, per innescare l’interesse in un racconto che ha tutti i crismi della classicità. La tensione che il film propone, tutta incarnata nelle figure dei due protagonisti, è semplice, basilare quanto efficace: il tema del lutto si mescola a quello della vendetta, l’amicizia si sovrappone al motivo dei rimorsi di coscienza, la valenza “autunnale” del contesto sociale rappresentato si estende in quella insita nei due protagonisti. Il film propone un interessante approccio al soggetto, che si vuole intendere scevro da manicheismi, delineando tutti i personaggi (non solo i due protagonisti) come portatori di varie sfumature di grigio: ognuno di loro diversamente intento a fare i conti con i misfatti compiuti, in un conflitto in cui ragioni e torti sfumano e si confondono. Quella di Cooper è una regia solida e di buon mestiere, che sfrutta in modo oculato i suoi interpreti e la fattura della produzione, donando al film una confezione complessivamente buona.

CONTRO

Il grosso problema di Hostiles, invero di un certo peso nella riuscita complessiva dell’operazione, sta nella sceneggiatura: puntando tutto sui personaggi e sull’evoluzione dei loro rapporti, ponendo forte (sin dal titolo) il tema delle linee di tensione che oppongono le varie figure rappresentate (non solo quelle dei due protagonisti), lo script fallisce poi nel dar loro una concretezza, nel delinearne l’evoluzione in modo convincente e credibile. Troppo subitanea e meccanica appare la trasformazione del protagonista interpretato da Bale, insieme all’accantonamento della sua ostilità verso il capo apache col volto di Wes Studi; quest’ultimo, da par suo, resta indebitamente nell’ombra, portatore di un carisma più presunto che reale, laddove lo script si preoccupa di delinearne i tratti (con un minimo di accuratezza) solo negli ultimi venti minuti. Si resta perplessi dalla meccanicità delle svolte narrative, dallo scarso approfondimento di un’altra figura potenzialmente interessante (la donna interpretata da Rosamund Pike, tra l’altro protagonista di un velleitario accenno di love story col personaggio di Bale), dalla carente gestione degli accenni di melò disseminati nella trama. Ben confezionato, ma affetto da una certa trascuratezza sul piano del racconto, Hostiles si rivela così (in gran parte) un’ulteriore occasione sprecata, per un cineasta che ancora deve compiutamente dimostrare il suo talento e la sua personalità.

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Marco Minniti

 
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