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Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


User Rating
1 total rating

 

Pro


Visivamente spettacolare, belle scene d'azione, buon ritmo.

Contro


Risaputo, poco originale, troppo semplice per un pubblico di adulti.


In breve

I Boov sono una razza aliena pacifica, ma inetta e paurosa. Quando si trovano sotto minaccia d’invasione da parte di un pianeta vicino, abitato da una feroce specie guerriera, non riescono a trovare altra soluzione che scappare. In cerca di una nuova casa, credono di averla individuata nella Terra: danno così inizio alla migrazione di massa e alle operazioni di occupazione del pianeta, convinti di fare un favore agli umani, reputati una specie semplice e inferiore. Forti della loro superiore tecnologia, i Boov riescono in un attimo ad impadronirsi del pianeta, segregando gli umani in poche aree e occupando le principali città terrestri. Una volta stabilitosi nella sua nuova casa, il giovane Oh, un Boov maldestro e senza amici, invia per errore nell’universo le coordinate della sua abitazione; l’errore di Oh mette di nuovo in pericolo la sua specie nei confronti dei nemici, dando a questi ultimi la possibilità di individuare l’ubicazione del pianeta. Nei confronti di Oh viene così emessa una sentenza di condanna, e l’alieno è costretto a fuggire dai suoi stessi simili; nella sua fuga incontra Lucy, una ragazzina di 11 anni che vive nascosta nel suo appartamento insieme al suo gatto, dopo essersi separata da sua madre durante l’occupazione. Inizialmente sospettosa verso il piccolo alieno, Lucy accetta in seguito di farsi aiutare da lui nel ritrovare sua madre; tra i due nascerà così un’amicizia, mentre lo stesso Oh cercherà di riparare al suo errore e di essere riammesso nella sua comunità.

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Posted 18 marzo 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Forte di una macchina produttiva funzionante a pieni giri, la Dreamworks continua, negli ultimi anni, ad alternare prodotti raffinati e in grado di essere fruiti, a diversi livelli, da pubblici di tutte le età (I Croods, i due Dragon Trainer) ad altri dalla struttura più semplice e destinati al contrario, principalmente, ad un pubblico infantile (Turbo, Mr. Peabody e Sherman). Proprio a questa seconda categoria appartiene questo Home, storia di amicizia interplanetaria tratta da un romanzo per bambini di Adam Rex, intitolato The True Meaning of Smekday. Al timone di regia di questo nuovo lavoro, l’esperto Tim Johnson, già regista nel 1998 di un piccolo classico dello studio, l’apprezzato Z La formica. Basta uno sguardo alle prime sequenze di questo Home per capire di trovarsi di fronte ad un’opera che non fa mistero del suo target: la società aliena è descritta in termini semplici e facilmente fruibili dagli spettatori più giovani, i meccanismi di dialettica/opposizione tra i diversi personaggi sono tutti facilmente leggibili (il meschino sovrano Boov verso l’invasore, lo stesso Oh ingenuo ed emarginato dai suoi compagni). Molto semplice, e abbastanza prevedibile nel suo sviluppo, è anche l’amicizia tra Oh e la piccola terrestre Lucy, di cui vengono messe in luce le affinità: entrambi i personaggi sono emarginati nelle rispettive comunità, entrambi hanno una missione da compiere per sentirsi utili e accettati (il ritrovamento della madre per la ragazzina, la riparazione all’errore per il piccolo alieno), entrambi dovranno imparare a superare le diffidenze e fidarsi dell’altro. La sceneggiatura opta per la fruibilità e l’immediata leggibilità della morale, puntando su un motivo forte (l’affinità tra diversi) ampiamente collaudato. Il livello tecnico del film resta comunque molto alto, con un gustoso design degli alieni (chiaramente ispirati ai classici della science fiction anni ’50), riferimenti e ammiccamenti alla cultura pop degli ultimi decenni (le bolle su cui fluttuano i piccoli Boov sembrano usciti dal classico videoludico Bubble Bobble) e sequenze d’azione mozzafiato; su un teatro planetario (e non solo) che spazia tra la New York dove vive la piccola protagonista, una Parigi divenuta quartier generale alieno, e il deserto australiano del finale.

PRO

La maggior parte dei prodotti Dreamworks mostrano un comparto tecnico di tutto rispetto, e questo nuovo film non fa eccezione. Scene d’azione movimentate e perfettamente costruite si sommano a cromatismi accattivanti, tra scenari di metropoli trasfigurate dalla presenza aliena e paesaggi naturali incontaminati, lasciati illesi dall’invasione, perfetto teatro per l’amicizia tra i due protagonisti; tra la singolare “riserva” in cui gli uomini vengono relegati, luogo all’insegna dell’ordine e della funzionalità che riassume, in piccolo, vizi e virtù della gestione moderna degli spazi, e l’immensità dello spazio e(s)terno, teatro in cui il piccolo alieno troverà il suo riscatto. La semplicità del messaggio veicolato dal film ne rende immediata la fruibilità per il suo pubblico naturale, ma la vivacità del suo ritmo fa sì che la visione sia, tutto sommato, piacevole per tutte le fasce di età. Convincono, anche, le già citate strizzate d’occhio del film ai prodotti della cultura di massa, cinematografica e non; altro motivo di interesse per porzioni di pubblico più ampie di quella a cui il film resta, comunque, primariamente destinato. La morale edificante non impedisce una piccola, gradita e (a suo modo) toccante sorpresa nel finale, che comunque non fa che ribadire gli assunti di base dell’intera opera.

CONTRO

Lo schema di base (l’amicizia tra due personaggi emarginati dai rispettivi ambiti) è stato già abbondantemente sperimentato in prodotti analoghi, e il film non vi aggiunge, in sé, granché. La leggibilità e semplicità della storia rischiano di sfociare, a tratti, nello schematismo, mentre la morale, in fondo, risulta risaputa. Il film soffre, insomma, dei limiti “naturali” di un prodotto destinato principalmente a un pubblico infantile: non c’è spazio per esperimenti visivi o narrativi di una qualche rilevanza, né per un racconto più stratificato o profondo. Lo scopo del film, in fondo, è solo quello di intrattenere un pubblico di giovanissimi, e questo viene raggiunto col minimo sforzo; chi cercasse prodotti d’animazione più profondi e “trasversali” nel target, farebbe bene a guardare altrove, sia nella proposta della stessa Dreamworks, sia in quella dei suoi concorrenti (statunitensi e non).

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Marco Minniti

 
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