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HARDCORE!

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
1.5/ 5


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Pro


Interessante per chi sia interessato alle contaminazioni tra i linguaggi, e in particolare per chi sia affascinato dall’estetica dei videogiochi.

Contro


Narrativamente nullo, visivamente confuso, con uno script che è un mero collante tra le sequenze d’azione. Manca, per gran parte del film, una vera (auto)ironia.


In breve

Un uomo si risveglia in laboratorio, in stato confusionale e completamente privo di memoria. Accanto a lui, una donna che sostiene di essere sua moglie, gli rivela che il suo nome è Henry e che è appena sopravvissuto a un terribile incidente. L’uomo scopre di essere mutilato a un braccio e a una gamba; ma nel laboratorio sono pronti due arti artificiali, che la donna gli impianta a conclusione di quello che si rivela essere un massiccio intervento di bio-cibernetica. Poco dopo, una banda armata fa improvvisamente irruzione nel laboratorio, aggredendo i due e rapendo la donna: Henry inizia così una lunga fuga per le strade di una città sconosciuta, alla ricerca di sua moglie e di indizi sulla sua identità. Nella sua ricerca, si renderà conto di avere di fronte un nemico che sta mettendo a repentaglio la stessa sopravvivenza dell’umanità…

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Posted 10 aprile 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Sono state tante, nel corso degli ultimi anni, le contaminazioni reciproche tra cinema e videogioco. A partire dalle trasposizioni dirette dall’uno all’altro medium, passando per esempi come il recente Edge of Tomorrow – Senza domani (in cui la logica iterativa delle avventure videoludiche veniva trasposta sullo schermo) e per cineasti quali Zack Snyder, che del videogioco hanno assorbito molta dell’estetica, il confine tra i due linguaggi è stato spesso terreno fecondo di idee e intuizioni. Nessuno, però, aveva finora trasposto le modalità rappresentative dell’universo videoludico (e, nello specifico, di un suo particolare genere) con tanta, smaccata fedeltà: questo Hardcore!, infatti, è un prodotto girato interamente in prima persona, attraverso gli occhi del protagonista, nella stessa logica di un First Person Shooter (sparatutto in prima persona).

Diretto dall’esordiente Ilya Naishuller (frontman del gruppo indie-rock Biting Elbows) e prodotto dall’alfiere del cinema di genere russo Timur Bekmambetov, il film è stato realizzato in gran parte tramite una piattaforma di crowdfunding, generando in breve tempo una notevole curiosità tra gli appassionati. L’ispirazione diretta sono due cortometraggi diretti dallo stesso Naishuller, il genere è quello della fantascienza distopica, posta sull’inedita ambientazione di una metropoli russa. Nonostante il carattere indie del progetto, il cast si avvale di alcuni nomi di peso per il pubblico internazionale: tra questi, quello del co-produttore esecutivo Sharlto Cooper (che interpreta il partner del protagonista, di cui non vediamo praticamente mai il volto), quello di Haley Bennett nel ruolo della moglie di Henry, e infine quello di Tim Roth, presente in due brevi sequenze nei panni del padre del protagonista.

Trailer:

PRO

Per chiunque sia interessato alle contaminazioni tra media e linguaggi, e per chi sia affascinato in particolare dall’estetica dei videogiochi, Hardcore! è un prodotto da guardare con interesse. Il regista prova a portare sul grande schermo, senza filtri né mediazioni, l’ottica di uno sparatutto in prima persona, adottandone la logica di saturazione visiva, l’accumulazione di dettagli nel quadro, il ricercato stordimento percettivo. Un’operazione mai tentata prima, in una logica di “cannibalizzazione” del linguaggio cinematografico da parte di un altro medium, che (indipendentemente dalla sua riuscita) ha indubbiamente una sua originalità.

CONTRO

Valutato con gli strumenti della critica cinematografica, Hardcore! è un film quasi nullo, narrativamente inconsistente e privo di una sua qualsiasi forza drammaturgica. La sceneggiatura si rivela niente più che un mero, ed esilissimo, collante tra le varie sequenze d’azione; mentre le deboli suggestioni messe sul campo (il futuro distopico, l’abbozzata riflessione sul corpo e sulla sua manipolazione, e riproduzione) si rivelano nient’altro che pretesti. Lo stesso mutismo del protagonista, che narrativamente poteva rivelarsi una trovata suggestiva, resta funzionale solo a ribadire l’aderenza del film ai suoi modelli videoludici. Modelli dai paletti fin troppo stretti (assenza, o quasi, di trama, interattività ovviamente non riproducibile al cinema) per funzionare così come sono sul grande schermo: lo script non si preoccupa di dare una vera coerenza e coesione agli eventi che vediamo succedersi davanti ai nostri occhi (che sono anche quelli del protagonista). Debolissima si rivela anche, nel finale, la giustificazione diegetica alla sovrapposizione tra la nostra ottica e quella del protagonista, mentre i pur presenti stacchi di montaggio non vengono minimamente giustificati. Confuso e ridondante visivamente, Hardcore! ha anche il limite di prendersi, per gran parte della sua durata, fin troppo sul serio: l’ironia, quella vera, arriva solo nella mezz’ora finale, con un iperrealistico balletto splatter che comunque avrebbe funzionato (molto) meglio se ripreso in modo classico.

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Marco Minniti

 
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