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GUARDIANI DELLA GALASSIA VOL. 2

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4.5/ 5


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Pro


Sequel praticamente perfetto, ancor più felice del suo predecessore nel suo mix di azione, autoironia, gusto citazionistico e tematiche familiari: con in più una inattesa, forte componente melò.

Contro


Nessun vero difetto. I fans del Marvel Cinematic Universe potrebbero forse storcere il naso per la quasi totale assenza di riferimenti agli altri film del franchise.


In breve

Dopo aver recuperato una potente fonte di energia per conto di una regina aliena, i Guardiani della Galassia vengono inseguiti dalle stesse truppe della monarca, quando questa si accorge che Rocket ha tenuto con sé parte della refurtiva. Costretti al salto iperspaziale per sfuggire alle astronavi da guerra inviate loro contro, Peter Quill e i suoi vengono aiutati nella fuga da un uomo singolare. Questi, che vive da solo con la sua assistente su un pianeta per il resto disabitato, si presenta come il padre dello stesso Peter, che aveva lasciato la Terra durante l’infanzia di quest’ultimo, prima della morte di sua madre. Nel frattempo Nebula, tenuta prigioniera sulla nave dei Guardiani, giura vendetta contro sua sorella Gamora, mentre i Ravangers si rivoltano contro il loro leader, Yondu, per aver permesso a Quill di sottrarre loro la sfera dell’Orb…

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Posted 27 aprile 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Tre anni dopo il primo Guardiani della Galassia, opera leggermente decentrata e sui generis nel grande quadro del Marvel Cinematic Universe, James Gunn torna a dirigere le avventure della ciurma spaziale capitanata da Chris Pratt. Prototipo di un sottofranchise meno strombazzato rispetto ai “pezzi da novanta” di casa Marvel (Avengers su tutti), dalla forte componente autoironica e citazionistica, il film di Gunn del 2014 ottenne un sorprendente successo di pubblico, con un mix di azione e risate che guardava con occhio nostalgico ai classici della fantascienza cinematografica anni ‘70 e ‘80, alle (poche) trasposizioni fumettistiche prodotte all’epoca (Flash Gordon su tutte), e in particolare a una versione più scanzonata e freak della saga di Guerre Stellari.

Proprio la componente più giocosamente freak, che si colora di una patina ludica ancor più scoperta e consapevole, è la prima caratteristica che salta all’occhio di questo Guardiani della Galassia vol. 2; un sequel in cui ritroviamo praticamente tutti i membri del team originario, accanto ad alcune importanti new entry. Di nuovo una banda di eroi mal assortiti e reietti (con una versione “baby” dell’uomo-pianta Groot che farà innamorare i più piccoli), di nuovo il rifiuto e il rovesciamento dell’epica supereroistica, da sempre alla base della poetica Marvel (qui portata al livello di una consapevole smitizzazione), di nuovo un’assenza di manicheismo nelle opposizioni e nell’evoluzione del racconto, componente che qui riserverà più di una sorpresa.

Tra i nuovi membri del cast, un carismatico Kurt Russell nei panni del misterioso genitore di Peter Quill, un Sylvester Stallone che illumina le poche sequenze in cui il suo personaggio è presente (ma siamo pronti a scommettere che lo vedremo di nuovo, nei prossimi episodi della saga), oltre all’attrice canadese Pom Klementieff nel ruolo dell’aliena Mantis, enigmatica assistente del personaggio interpretato da Russell. Per il resto, il clima da nucleo familiare sui generis (con relative schermaglie) che già aveva caratterizzato il prototipo torna qui in modo ancor più marcato, forte di un’interazione (tra i personaggi e tra gli stessi attori) ormai forte e collaudata. E sono proprio le tematiche familiari (con coloriture addirittura melò) a rivelarsi alla base delle vicende narrate in questo sequel, con sviluppi (specie nel rapporto tra le sorelle Gamora e Nebula, interpretate rispettivamente da Zoe Saldana e Karen Gillan) ancora tutti da scoprire.

Trailer:

PRO

Forte di una formula sperimentata e collaudata nel precedente episodio, ma attento a non adagiarsi meramente su di essa, James Gunn dirige un sequel praticamente perfetto, capace di cogliere al meglio la filosofia Marvel (quella di un supereroismo imperfetto e “umano”, anche quando si colloca su un palcoscenico intergalattico) e di replicare ancor meglio il mix di componenti che già avevano caratterizzato il prototipo. Autoironia, citazionismo spinto (tutta la cultura pop degli anni ‘70 e ‘80, da Kevin Bacon a Pacman fino a Supercar, finisce qui nel calderone), patina consapevolmente ingenua e vintage, azione rutilante e tematiche familiari sempre in primo piano: a questo insieme di ingredienti, dosati dalla sceneggiatura con raro senso di equilibrio, si aggiunge qui una inattesa e felice componente melò, che letteralmente esplode nella frazione finale del film. Proprio questa carica fortemente emotiva, integrata con intelligenza e senso della misura nella sceneggiatura del film, rappresenta la più importante novità di questo secondo episodio rispetto al suo predecessore. Uno script equilibrato, ben sviluppato e compatto (malgrado i 137 minuti di durata), una regia di grande spessore e senso dello spettacolo (impreziosita da un uso mai gratuito del 3D), e la felice gestione delle new entry (Russell e Stallone su tutti: i “vecchi” del cinema action, ancora una volta, lasciano il segno), compongono un blockbuster che si è rivelato finora tra le sorprese più positive della stagione: la dimostrazione che, quando messo nelle mani giuste, il filone del cinecomic (pur restando fedele a quelli che ormai si configurano come i suoi stilemi) può esprimere una personalità propria e un suo preciso, consapevole senso di autorialità.

CONTRO

Il film di Gunn non presenta (ed è forse la prima volta che siamo portati a dirlo, per un’opera del suo filone) difetti sostanziali. I fan del Marvel Cinematic Universe potrebbero forse restare delusi dalla quasi totale assenza di riferimenti (almeno diretti) agli altri tasselli del franchise. Il prossimo Avengers: Infinity War, nuovo episodio (previsto per la primavera 2018) della saga portante di casa Marvel, si incaricherà tuttavia di far incrociare in modo diretto il gruppo dei Guardiani con quello dei Vendicatori. L’auspicio, da parte nostra, è che questo frammento leggermente decentrato (ma così attentamente concepito) dell’universo cinematografico Marvel, possa mantenere quelle caratteristiche di freschezza e giocosità (ma anche di autentico gusto cinefilo) che l’hanno finora caratterizzato.

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Marco Minniti

 
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