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GRIMSBY – ATTENTI A QUELL’ALTRO

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
2.5/ 5


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Pro


A tratti, l’umorismo di Baron Cohen continua a rivelarsi corrosivo ed efficace; il film rivela inoltre il pregio della stringatezza.

Contro


Lo script è un collante troppo esile per una serie di gag slegate, spesso a esprimere provocazioni adolescenziali. La componente action è mal integrata con quella comica.


In breve

Lontani da 28 anni, Nobby e Sebastian sono due fratelli che non potrebbero essere più diversi tra loro: il primo, abitante del quartiere proletario di Grimsby, disoccupato cronico e pazzo per il calcio, con un’attitudine sanamente irriverente nei confronti della vita; il secondo, agente segreto efficiente e letale, che opera in incognito ed ha appena ricevuto una delicata missione. Quando Nobby, che non aveva mai smesso di sperare in un suo ricongiungimento con suo fratello, riesce infine a localizzare Sebastian, il risultato è disastroso: la missione della spia è compromessa, gli stessi servizi segreti britannici pensano che Sebastian li abbia traditi, e i due fratelli si ritrovano entrambi in pericolo. Sarà l’occasione, per Nobby, per recuperare il tempo perduto con quel fratello che non aveva mai dato per scomparso; ma anche di contribuire al salvataggio del mondo da un folle piano criminale.

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Posted 7 aprile 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Dopo il controverso Il dittatore, e la partecipazione al kolossal Les Misérables, Sacha Baron Cohen ripropone sullo schermo il suo umorismo provocatorio, sboccato e politically incorrect. Per questo progetto, che rientra tra quelli concepiti e prodotti dal comico britannico, all’usuale presenza in cabina di regia di Larry Charles si è sostituita quella di Louis Leterrier: un regista più adatto, il francese, a trattare la materia del cinema action-spionistico, esplicitamente occhieggiato e parodiato dalla trama. Grimsby – Attenti a quell’altro si propone infatti di innestare le gag, la fisicità dirompente e la comicità surreale e sgarbata di Baron Cohen su una matrice di spionaggio virata al fantastico: chiaramente debitrice al bondismo, ma anche alle più recenti evoluzioni della figura della spia (dalla saga di Mission: Impossible a quella del Jason Bourne di Matt Damon).

L’intreccio spionistico, e il tema melò del ricongiungimento familiare, sono qui occasione per Baron Cohen per scatenarsi in una sequela di gag che sfidano apertamente il cattivo gusto: tra simulati rapporti incestuosi, sberleffi alla retorica pietista verso terzo mondo e malati di AIDS, assortiti viaggi allucinanti (nonché ributtanti) tra viscere e fluidi corporei di animali, attacchi ben poco sottili contro l’industria hollywoodiana e quella della politica, colpevoli di consegnarci rispettivamente un ennesimo episodio di Fast & Furious e un personaggio come Donald Trump. Su tutto, un impeto proletario e vitale tipicamente da working class inglese, sullo scenario dei futuri campionati europei di calcio, teatro per un’annunciata minaccia di dimensioni planetarie.

Trailer:

 

PRO

Chi ama l’umorismo che continuamente sfidi (e ridefinisca) i limiti del cattivo gusto, avrà pane per i suoi denti da questa nuova prova di Baron Cohen. L’attore inglese continua ad essere una garanzia in quanto a fisicità, ad irriverenza senza filtri, a irrisione “bassa” e trash di tutte le forme organizzate della cultura di massa. Molti dei suoi sberleffi, divisi tra Donald Trump, Daniel Radcliffe, e i lacrimosi bagni di coscienza della società occidentale nei confronti del terzo mondo, arrivano ancora efficaci e salutari. Alcuni momenti più smaccatamente melò, tra cui i flashback che raccontano l’infanzia dei due protagonisti, funzionano molto bene a livello di impatto filmico, in una narrazione che complessivamente ha il pregio della stringatezza (la durata del film è di 82 minuti complessivi).

CONTRO

A differenza di quanto visto in passato, l’intreccio del film sembra qui un pretesto (anche piuttosto esile) per mettere in scena una serie di gag che si rivelano presto stanche e fini a se stesse. La componente action, chiaro frutto dell’esperienza nel genere di Leterrier, sembra integrata molto male con quella comica, per un film che a tratti si rivela slegato e procedente a singulti. La dichiarata volgarità del film, le sue sequenze apertamente e fieramente ributtanti, assumono qui (spesso) la valenza di meri sfoghi adolescenziali; decontestualizzate come sono, restano a livello epidermico, molto meno mirate rispetto a quanto Baron Cohen ci aveva fatto vedere nei film precedenti. Questo Grimsby – Attenti a quei due perde così, presto, consistenza e carica irriverente, riducendosi a un giochino provocatorio che non ha (quasi) mai il coraggio di affondare davvero i suoi bersagli.

GALLERY

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Marco Minniti

 
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