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GIOTTO, L’AMICO DEI PINGUINI

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


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Pro


Ben confezionato, esteticamente curato, dall'ottima fotografia. Buona la resa dei vari animali presenti nel film.

Contro


A tratti semplicistica, la sceneggiatura avrebbe potuto dare una maggiore dinamicità all'ultima parte della vicenda, regalando anche agli adulti un divertimento più sostanzioso.


In breve

Nella località australiana di Middle Island esiste da anni una colonia di pinguini minori, i più piccoli del mondo, che rendono il luogo praticamente unico. Da qualche tempo, però, i pinguini stanno lentamente scomparendo, decimati dall’irrompere nell’isola delle volpi. Emily, figlia della defunta fondatrice della colonia, sta disperatamente tentando di arginare la minaccia delle volpi e di salvare i pinguini, ma la lotta sembra impari; l’amministrazione comunale, inoltre, pensa di trasferire altrove i pinguini rimasti, e di installare nel luogo un più remunerativo osservatorio di balene. La possibile soluzione del problema viene trovata inaspettatamente in Giotto, pastore maremmano di proprietà del padre di Emily, Swampy: il cane, infatti, che sembrava aver perso il suo istinto da guardiano, mette in fuga una volpe che aveva tentato di aggredire un pinguino ferito. Swampy, d’accordo con la nipotina Olivia (figlia di Emily) piazza così Giotto sull’isola, a guardia dei pinguini rimasti. Ma gli interessi economici dietro al progetto dell’osservatorio renderanno la vita difficile a Giotto e ai suoi padroni, mentre i pinguini si ritroveranno minacciati anche dagli esseri umani…

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Posted 24 ottobre 2015 by

 
Recensione completa
 
 

L’ispirazione per questo Giotto, l’amico dei pinguini, sta nella reale storia della località di Middle Island, e nel rivoluzionario progetto che ha visto il salvataggio della locale colonia di pinguini ad opera dei cani maremmani. Il film di Stuart McDonald, infatti (al suo attivo un pugno di lavori televisivi, oltre all’inedito dramma Stranded) fictionalizza la vicenda dell’allevatore Swampy Marsh (che vediamo comparire nei titoli di coda) e del suo cane: effettivi iniziatori di un lavoro di recupero, salvaguardia e valorizzazione di un patrimonio naturale che rende, a tutt’oggi, la colonia un luogo unico al mondo. Dalla vicenda, McDonald ha tratto un film tipicamente indirizzato ai più piccoli, dall’evidente impostazione pedagogica, che tuttavia si segnala per l’attenta e curata confezione: la co-produzione della National Geographic Society garantisce un occhio attento e una valorizzazione sempre presente agli splendidi paesaggi marittimi, uniti a uno sguardo curioso e partecipe per le specie animali che si muovono nel film. Al centro della scena, ovviamente, lo splendido esemplare di pastore maremmano che dà il titolo alla pellicola, oltre ai pinguini minori con cui a più riprese si troverà ad interagire. L’uso del green screen nelle sequenze più pericolose (quelle con le volpi in scena) si rivela fluido e trasparente, mentre lo script, da par suo, segue i classici canoni di un’opera per ragazzi dall’impronta ecologica; aggiungendovi un insolito, stralunato humour, oltre a un piccolo tocco di suspence.

Trailer:

PRO

Quella di McDonald è un’opera dall’impronta pedagogica, indirizzata al pubblico più giovane, che si rivela sostanzialmente coerente con i suoi intenti. Il target, e il formato del film, non impediscono che la confezione estetica sia decisamente curata: il regista, in particolare, sembra particolarmente interessato agli ambienti e al paesaggio, facendone, se non i protagonisti, quantomeno degli elementi dinamici e co-partecipi della storia. Il problema della compresenza di varie specie animali (quattro in tutto) sullo stesso set, viene sbrogliato al meglio dall’uso del montaggio e del green screen, garantendo comunque fluidità e credibilità al tutto. Gli animali stessi (in primis i pinguini e il pastore maremmano protagonista) reggono al meglio, da par loro, alla prova dello schermo. Lo humour profuso a piene mani nella sceneggiatura si carica a volte di un elemento sopra le righe, abbastanza insolito per un film con queste premesse, addirittura cinefilo nei suoi riferimenti (i primissimi piani e dettagli sugli occhi nel confronto tra la piccola protagonista e un suo antagonista, che rimandano allo spaghetti western). I rapporti tra i vari personaggi, e il modo in cui sono messi in scena, arrivano in modo chiaro e diretto al pubblico a cui il film è indirizzato.

CONTRO

Il film (anche, e soprattutto, a causa della sua impostazione e del suo target) soffre di una semplicità che a tratti sconfina nel semplicismo. La sceneggiatura, comunque correttamente congegnata, avrebbe potuto forse dare una maggiore dinamicità all’ultima parte della vicenda, e premere un po’ di più sul pericolo (che mai si percepisce realmente come tale) corso dal cane protagonista. Questa specifica fase del racconto si rivela eccessivamente contratta (e affrettata) mentre il film sceglie di concentrarsi, per la maggior parte della sua durata, sui rapporti tra i personaggi, e su quelli tra questi ultimi e i vari animali. Senza stravolgere la sua natura di film per ragazzi, insomma, questo divertente Giotto (Oddball in originale) avrebbe potuto accentuare ancor più la sua natura trasversale, regalando (anche) ai genitori presenti in sala un divertimento più sostanzioso.

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Marco Minniti

 
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