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GIMME DANGER

 
LOS ANGELES - MAY 23:  Iggy  the Stooges (L-R Dave Alexander, Iggy Pop in front, Scott Asheton in back and Ron Asheton) pose for a portrait at Elektra Sound Recorders while making their second album 'Fun House' on May 23, 1970 in Los Angeles, California. (Photo by Ed Caraeff/Getty Images)
LOS ANGELES - MAY 23:  Iggy  the Stooges (L-R Dave Alexander, Iggy Pop in front, Scott Asheton in back and Ron Asheton) pose for a portrait at Elektra Sound Recorders while making their second album 'Fun House' on May 23, 1970 in Los Angeles, California. (Photo by Ed Caraeff/Getty Images)
LOS ANGELES - MAY 23:  Iggy  the Stooges (L-R Dave Alexander, Iggy Pop in front, Scott Asheton in back and Ron Asheton) pose for a portrait at Elektra Sound Recorders while making their second album 'Fun House' on May 23, 1970 in Los Angeles, California. (Photo by Ed Caraeff/Getty Images)

 
Scheda
 

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Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


User Rating
2 total ratings

 

Pro


Documentario semplice nella struttura quanto efficace nella resa, capace di riassumere una straordinaria vicenda artistica, ma anche di illuminare l’essenza di un intero periodo.

Contro


Da un regista come Jim Jarmusch era lecito attendersi un lavoro più personale; il regista sceglie invece di non rischiare, risultando efficace ma un po’ anonimo.


In breve

Fine anni ‘60: mentre il linguaggio del rock inizia a farsi più complesso ed elaborato, si affaccia sulla scena statunitense un gruppo che propone un suono sporco, istintivo, dai testi e dal fare oltraggiosi. Il punk, quel movimento di rottura che si affermerà solo un decennio più tardi, è già tutto lì, anche se ancora nessuno lo sa. Il gruppo si chiama inizialmente The Psychedelic Stooges, nome che poi verrà abbreviato in The Stooges; il cantante e leader, Iggy Pop (al secolo James Newell Osterberg Jr.) è un vero e proprio animale da palcoscenico, le cui movenze e pose provocatorie resteranno scolpite nella storia del rock. Dopo una carriera breve e fulminante, una trionfale reunion risalente a un trentennio dopo, e il decesso di due membri storici della band, il gruppo è oggetto del documentario-tributo ad opera del regista Jim Jarmusch, storico amico e sodale del cantante.

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Posted 21 febbraio 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Nello stesso anno di Paterson, Jim Jarmusch porta sullo schermo con questo Gimme Danger il suo personale tributo ad uno dei più influenti gruppi della storia del rock. Titolo significativo e rivelatore, quello del documentario diretto dal regista americano, visto che il pericolo, spinto spesso fino alle sue estreme conseguenze, è stata cifra costante della carriera (e della vita) dei membri degli Stooges. Una caratteristica incarnata al meglio (nell’immaginario, ma anche nella concretezza della sua figura) dal loro leader, quell’Iggy Pop (l’iguana, dal nome di una delle prime band in cui militò) legato a Jarmusch da un lungo rapporto di amicizia, oltre che dalla collaborazione in due opere fondamentali quali Dead Man e Coffee and Cigarettes.

Già presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Cannes, dove ha avuto l’effetto di una vera e propria bomba (in un contesto tradizionalmente ben poco punk come quello della Croisette) il documentario di Jarmusch è pensato come racconto e omaggio alla carriera degli Stooges, attraverso le parole del cantante leader (e, in misura minore, quelle degli altri membri della band) alternate alle immagini delle loro esplosive esibizioni live. L’effetto, innervato dai suoni ruvidi, graffianti e sporchi delle canzoni del gruppo, è quello della fotografia di una precisa fase della musica americana, quella in cui la summer of love iniziava a cedere il passo all’urlo primordiale del punk, e in cui il movimento hippie si svegliava dalla sua utopia nel modo più traumatico, col sangue versato da Charles Manson.

Un’opera, quella di Jarmusch, che riassume circa un quarantennio di vita artistica e personale dei membri del gruppo (ma la figura del leader è nettamente – e forse inevitabilmente – in primo piano) preoccupandosi in primis di rendersi accessibile per quegli spettatori che degli Stooges abbiano sentito parlare poco o niente; e che magari non siano consapevoli appieno del contributo fondamentale, e decisivo, dato dalla band all’evoluzione del linguaggio del rock and roll, e soprattutto ai suoi sviluppi successivi.

Trailer:

PRO

Il documentario di Jarmusch ha il suo principale pregio nell’”accessibilità” per un vasto pubblico, anche (e forse soprattutto) per i totali neofiti della musica del gruppo americano. La struttura semplice, “guidata” dalle parole del leader a riassumere, complessivamente, circa un quarantennio di carriera, è l’ideale porta d’ingresso in una vicenda artistica travagliata, emblematica di un intero filone musicale quanto entusiasmante. La selezione di episodi ed esibizioni live da parte del regista riesce a rendere efficacemente il clima non solo di un percorso artistico unico, ma anche dell’evoluzione della musica e della cultura statunitense più in generale, in un periodo (e parliamo, qui, soprattutto della finestra temporale tra la fine degli anni ‘60 e il decennio successivo) fatto di impetuose e rapide trasformazioni. La semplicità della scrittura e della “messa in scena”, unita ad alcune gustose (anche se un po’ estemporanee) soluzioni visive (gli inserti animati, le sequenze di celebri film inserite in chiave di commento visivo alle parole del cantante), rendono il film estremamente godibile, capace di arrivare a un pubblico vasto e variegato; fatto salvo, ovviamente, il suo naturale potenziale per i fans del gruppo.

CONTRO

Da un regista come Jarmusch, memori (anche) del suo recente, straordinario Paterson, era forse lecito attendersi un lavoro più personale, che fosse capace di rileggere la storia del gruppo da un punto di vista meno convenzionale. È tutto corretto ed efficace, in Gimme Danger, ma anche, spiace dirlo, un po’ anonimo: al di là di alcune cifre caratteristiche (le didascalie in sovraimpressione, i gustosi, già citati inserti cinefili) si fa molta fatica a rintracciare il tocco di Jarmusch in questo documentario. Paradossalmente, laddove il titolo riassume bene la storia e l’essenza degli Stooges, questo si rivela clamorosamente bugiardo per il film stesso: il regista americano, qui, sembra proprio aver scelto di non rischiare, narrando nel modo più convenzionale un oggetto che fu anticonvenzionale, e sovversivo, per definizione. Rendendolo accessibile e facilmente fruibile, ma in qualche modo tradendone, inevitabilmente, l’essenza.

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Marco Minniti

 
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